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martedì, febbraio 03, 2009

Il disagio sociale: non nasce dalla famiglia.

E mi spiace, oltre che stupire. Qua si parla sempre più spesso di politica della famiglia per risolvere il disagio sociale, quando in realtà il disagio sociale è sociale, mica familiare (per definizione; dico).

E allora perché da più parti si invocano leggi e azioni per la famiglia? per la tutela, per... ma qualunque cosa tranne una: i giovani vivono un disagio sociale molto forte, uno spiazzamento completo tra il modello di realtà disegnata (non sognata, da badare, ma disegnata) e la realtà vissuta.
Poniamo il caso di voler tracciare un cerchio. Si ha un'idea molto precisa di quel che sia. Poi lo tracci e ti rendi conto che... cioè, non sei mica Giotto. E mica è un problema. Non sei Giotto, sei Francesco, Luigi, Antonella, Alberto, Giovanna, Luca, e allora? Niente, chisenefrega.
Però la distonia tra il cerchio percepito e quello realizzato è la stessa distonia che hanno in mente i giovani tra quel che gli viene propinato come divertimento, stile di vita e fine della vita e quello che in realtà poi alla fine vivono.

Ecco. Se le istituzioni vogliono far qualcosa inizino a dare ai giovani la vita che meritano, sognano e desiderano; e che sopratutto vedono come possibile.

Per far un cerchio come quello di Giotto uso il computer o un compasso, per migliorare la qualità della vita ci saranno pur tanti begli artefatti; ecco, loro hanno scoperto la droga; e non solo. Noi cosa gli proponiamo?

Leggi! Scuola, educazione ecc. ma vah, che soluzione del piffero.

Chiuderei con un piccolo video; un brano di Brassen tradotto da De Andrè.

lunedì, febbraio 02, 2009

Il messaggio è il medium

Se da qualche parte ci si chiede cosa succederà ai mezzi di comunicazione col passare del tempo e se i capelli bianchi li porteranno a disintegrarsi o a modificarsi poche sono le certezze di fatto.Il mezzo cede sempre di più il passo al messaggio diventando egli stesso il medium (il messaggio è il medium, non più il contrario oserei dire); e i localismi diventano sempre più importanti.Guardare facebook per credere.

Quanti sono i gruppi del tuo piccolo centro abitato ad esser presenti su Facebook? quanti, li hai contati bene? sì, del mio sì, e tra diciture variabili e sfotto di contesa, ne risultano una quantità non più contabile (più di 500 dice facebook stesso)...

Ed è così che acquisisce importanza il locale anche per gli editori, che si concentrano sempre di più nella creazione di una proposta molto localizzata di informazioni, news, intrattenimento.

Forze che da un lato cercano di aggregare. Dall'altro c'è la necessità degli utenti di apparire, esistere, parlare, discutere; forze che tendono a esplodere e disaggregare.

Se da una parte spingono quindi ad esser più localizzati i contributi, più intrisi di comunità e di piacersi all'interno di una comunità dei pari, dall'altro la stessa forza spinge all'individualismo, all'isolamento, a quello che già mi ero proposto di definire co-individualismo, ovvero una forma di individualismo nuovo e diverso: io esisto insieme agli altri io; e navigo da io e non da noi.

La stessa tensione spinge il messaggio a fregarsene del medium; egli stesso, il messaggio, acquisisce uno statuto corporale; una forza egocentrica che lo costringe ad esistere indipendentemente dal mezzo che lo trasporta; non più televisione, radio, carta, ma il messaggio. Non gli interessa come lo volete trasportare, lui si modificherà e prenderà forma mutevole, ora in podcast, e ora in forma video, e ora sulla carta anzi no, sull'internet.

Eccoci, siamo nella fase dell'entropia da un lato, e dell'ordine, della categorizzazione e delle comunioni dall'altro.

:)

venerdì, giugno 27, 2008

basta con la comunicazione.

un errore nella comunicazione, anzi, un'assenza di comunicazione.
http://elogiodellalentezza.blogspot.com/2008/06/ustica.html
ecco: Ustica, la Strage. ustica, la mancanza di registrazioni.

Il mistero italiano.
e mi stupisce.
mi stupisce.

mi stupisce che la mancanza di comunicazioni, o meglio, di registrazioni delle comunicazioni non venga capita, intrappolata, annullata.

28 anni dopo, la mancanza della comunicazione (o meglio, delle registrazioni delle comunicazioni) torna in voga. si fermeranno le intercettazioni telefoniche.

Mi stupisce.

Mi stupiesce che non sia stato scelto il 26 giugno 2008 per promulgare la legge: ormai sarebbe stato anche più palese che il silenzio, all'interno della società della comunicazione è voluto, dovuto, cercato...

A me che di Ustica non si sappia niente non solo stupisce, ma secca, terribilmente. 77 persone non hanno ancora avuto giustizia. tutto per colpa di mancate registrazioni.

Mi fa pensare, e tanto; alla giustizia; alle leggi; al governo; ma anche alle imprese che decidono di tagliare le spese in pubblicità.
Sarà cinico il collegamento, sarà spietato, ma questo è un blog fatto per stupirsi, mica per i buonisti.

martedì, maggio 13, 2008

A elezioni passate

Da qualche tempo ho aperto un nuovo blog, si chiama: elogio della lentezza.
Ne parleremo spero.

Ma ora voglio parlare delle elezioni passate, ancora una volta.

Mi stupisco a risentire la canzone di Giorgio Gaber Qualcuno era comunista, forse perché mio padre lo era; o forse perché lo sono stato anche io.

Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Gaber, scherzi? davvero? chi era contro era comunista?
e oggi?
no, oggi no, chi è contro non è comunista. Leghista.
ma perché mai?

Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Emm... Gaber, ma la democrazie è una cosa giusta, seria, dovuta; o forse no? quella che abbiamo noi è meglio dimenticarla?

Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Beh, una buona spiegazione anche questa.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Sì, sopratutto del concetto di democrazia americano.
Oddio, Gaber, avevi ragione allora?

Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Beh, bel principio, finito nel cesso mi sa. Ma mi piace stupirmi anche di questo.
E ora Gaber?

E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

Liquidi e soli nel gruppo dei soli; autistici sociali e asocialmente insieme. Gabbiani che non hanno più nenache *l'intenzione* del volo.

Squallido presagio o la nostra costruzione sociale della realtà?
A voi la parola.

martedì, gennaio 29, 2008

e fiorello risveglia la tv

Quando la tv fa buone cose batte tutti i media. Questa è la mia idea, ovviamente.

Fiorello arriva in tv con il suo nuovo show da dodici minuti "viva radio due minuti" e... i dati di ascolto salgono.

Mentre la tv dunque sembra spingere verso il "pagate se volete vedere qualcosa di interessante", ma nessuno lo dice, finalmente arriva qualcuno in grado di raccogliere gli spettatori.
Più Fiorello farà bene, più ci verrà voglia di accendere la tv, e poi rispegnerla ovviamente subito dopo...

quindi l'internet non batte la tv, la tv abbatte se stessa con una pessima qualità: endemol è di mediaset, mediaset vuole vendere la paytv, nessuna novità, è dai tempi di teledue di Berlusconi che ci provano...

Fiorello: tv di intrattenimento intelligente, fa ascolto.
gli altri fanno il buco del vuoto.

emm... la tv non sta male, solo non sappiamo farla. Ovvero gli autori non sono in grado di farla bene, quindi muore di solitudine.

Tempo fa dicevo che... la pubblicità non è morta, semmai lo sarà di solitudine.

O ho problemi coll'individuare la solitudine, o ho ragione.

Il mio modesto parere è che la tv è viva ma vegeta; come la pubblicità. Vegetano perché c'è poca gente in grado di farla bene. in Italia ovviamente.

Per la tv ci sono dei toccasana immediati: riscopriamo la qualità, togliamo endemol dalla rai, e cerchiamo dei guarinei giovannini, in grado di fare tv vera. Un programma tv è un brand, difatti ha un logo; non cerca mai di costruire una propria identità, ma solo di imitare gli altri brand, e nell'imitazione coatta ma sciatta, nascono solo esseri informi.
Tale e quale alla pubblicità.

Ma se la tv e la pubblicità fossero lo specchio della società attuale?

sabato, gennaio 26, 2008

tra restringementi e dilatazioni, ci sono anche le dissoluzioni

La società che ha conosciuto la conquista della velocità con i motori a scoppio, dell'allungamento della giornata lavorativa per mezzo della lampadina di Thompson, e della nuova prospettiva visiva per mezzo degli aerei, oggi scopre che è possibile dilatare il tempo e restringere lo spazio.

Dilatare il tempo perché i mezzi informatici consentono di mantenere comunicazioni tipicamente sincrone in modo asincrono per esempio; o anche di restringere i tempi di ricezione/invio di una comunicazione scritta; e ancora di più, per mezzo dei telefonini fare in movimento, sempre per esempio, quello che prima si sarebbe dovuto fare "non appena arrivati a casa": prendere appuntamenti per strada, spostarli, anticiparli.
Una dilatazione (intesa come maggiore disponibilità di usufrizione del tempo: il tempo diventa sempre più molecolare e scindibile) ma anche un tempo che può essere esteso fino all'impossibile: grazie a skype potete rispondere in chat (strumento tipicamente sincrono) in modo asincrono anche a distanza di alcune settimane... E quindi il tempo si dissolve per trasformarsi nel tuo personale, unico, individuale LIVE, ma che diventa anche il live dell'altra: condivisione e individualismo: co-individuale.

Restringere lo spazio: esser presenti in diversi luoghi contemporaneamente per mezzo delle telecomunicazioni a basso costo, per esempio ancora; o dialogare contemporaneamente con persone disperse in luoghi diversi del planisfero. E per questo luoghi personali, individuali, che diventano però teatri della condivisione: quando, prima delle tecnologie del 900 si sarebbe potuto immaginare di condividere uno spazio fisico in Italia con chi vive negli USA?
Uno spazio che si riproduce quindi nel LIVE con-diviso, ma personale del ricevente e personale del mittente, che si cambiano i ruoli nel tipico caso di comunicazione bidirezionale.

Dopo aver vissuto questa evoluzione per dieci anni, adesso gli adattori precoci sono pronti non solo per raccontarla agli altri, a fargliela vivere, a spingerli in questa direzione, ma sono anche molto più coscienti delle possibilità e delle potenzialità di questi nuovi strumenti.

Divulgaono il loro verbo, invitano gli amici ad assaggiarne i sapori, gli odori e i colori.

Questi due elementi consentono un nuovo agire sociale e un nuovo agire comunicativo.

Questo nuovo agire comunicativo e sociale, che consente una nuova interazione con gli altri e con il circostante, agendo come protesi sensoriale estrema, nel tempo e nello spazio, consente una ripresa di un marciare nuovo, inedito per alcuni versi. Dall'amore per il marketing, i comunicatori, dovranno passare al marketing dell'amore; per riscoprire poi che l'abuso dell'emozione si ritorce solo contro chi fa marketing della finzione. E il marketing dell'amore ragionato, futuro prossimo, è quello che accade già in alcune parti del mondo e che sta per accadere anche in Italia.

Saremo aziende e (sopratutto agenzie) in grado di amare i nostri clienti, che diventano amici/amanti con i quali dovremo vibrare all'unisono nel loro e nella nostra individualità. Personalizzare i servizi e personificazione del brand; amare il singolo per fargli vivere delle interessanti avventure con-divisibili.

giovedì, gennaio 17, 2008

In Italia suona una nuova marcia: più andante.

Tanti inni nazionali sono delle marcie. Quello nostro anche lo è. Quello francese. Marcie che scandivano il ritmo dei passi e del tempo dunque, all'interno di uno spazio fisico, di soldati, ma anche di chi, credendo e sentendo uno spirito nazionalista, si alza in piedi e con la mano destra sul petto, intonava le note del proprio inno.
Per anni i nostri calciatori non cantavano l'inno. Anche nelle scuole si è perso l'uso di insegnare, non solo le parole, ma anche le note del nostro inno nazionale (le ricordo a memoria: per pianoforte, per tromba, per flicorno, per sopranino, per sax in si bemolle).
Ora i nostri calciatori tornano a cantarlo. Anche nelle scuole, almeno in quelle ad indirizzo musicale, torna ad esser un brano eseguito.
E abbiamo avuto il Presidente Ciampi che ci ha tenuto molto, così il nostro attuale Napolitano.
Due persone che hanno spinto per uno spirito nazionalista e per l'importanza della bandiera, dell'inno e del ritmo italiano.
Già, del ritmo, perché la bandiera, così come l'inno, sono due ritmi che la nostra nazione non deve dimenticare.

Fuori dai romanticismi: quando nel 1999 alcuni di noi hanno iniziato a teorizzare un periodo di stagnazione, di crisi e di "tempi bui" avevamo previsto che nel 2007/2008 ci sarebbe stata una ripresa che avrebbe dato i suoi frutti tra il 2010 e il 2012.
In Italia le cose stanno migliorando, non dobbiamo negarlo: il potere d'acquisto dei salari è ancora molto basso, ma presto anche a questo problema si troverà una soluzione, dopo di che ricominceremo a correre come i ghepardi che siamo spesso stati.
Non è stata colpa dell'euro, neppure dell'11 settembre. Così come non è merito dell'internet, e neppure di un singolo Governo.
Sono davvero tanti gli elementi congiunturali della storia economica, politica, territoriale che si dovrebbero prendere in considerazione, ma continuo a credere, anche avendola vissuta finalmente per intero una fase simile, che gli elementi congiunturali siano soprattutto sociali.
Mi spiego: se anziché Prodi al governo ci fosse stato Berlusconi i risultati non sarebbero stati dissimili: ne in peggio, tanto meno in meglio.
Le sorti di una nazione non dipendono esclusivamente dai politici: loro possono rallentare ma non arrestare un'evoluzione o una involuzione; possono più o meno sapientemente guidarla, corteggiarla e ostacolarla, ma è la società per intero che spinge e soffia in una direzione o in una diversa.

Quella che ci attraverseremo a vivere sarà una nuova e interessante evoluzione della società, e di conseguenza dell'economia e della politica.
La gerontocrazia, per esempio, mai ben accetta... adesso viene odiata e ostacolata, non dai politici che della gerontocrazia ne fanno un must, ma direttamente dalla società. Piccoli esempi: nelle aziende ci sono giovani che prendono molto di più degli anziani. Ovvio direte voi; un indicatore importante dico io.
Ad allargar lo sguardo e analizzando attentamente una serie di dati, numeri, cifre e sopratutto direzioni del vento ci si rende conto della ripresa, e dei cambiamenti in corso.

Se qualcuno (Fabbris) parla ancora di postmoderno (Vattimo lo faceva sul finire degli anni settanta) e Morace parla di una sorta di ritorno alla modernità (nel 2004) e Mafesoli continua a parlare di neotribalismo (è dal 1999, se non ricordo male), penso seriamente che siamo in una nuova era, ancora difficile da definire, non certamente 2.0 (anche se in molti spingono verso una tale definizione) che potrei forse definire del co-individualismo, dove per "co"- si può leggere: vibrare all'unisono, ma individuale, incentrato fortemente sui valori bakuniani dell'individuo unico, indispensabile e, cosa che mi fa un po' paura, privo di colpe.
La matrice co, di Co-municare, co-munità (appunto, mettere in comune, coabitare, condividere, coesistere) e individualmente, indiviso o indivisibile, unico, raro, irripetibile, che vuole, chiede e desidera personalizzazione, singolarità, univocità e unicità appunto.

Questo periodo così fortemente incentrato sull'individualismo, ma così fortemente comunitario, che vede singole persone stare in gruppo ma pur sempre sole, ha delle richieste e spinge l'economia e la politica (guidate entrambe e prontamente dal marketing e delle sue cinque/sei/quattro P) verso una direzione originale; è sempre di più una società incentrata sull'amore, sulla passione e sull'emozione; una società che da un lato riscopre quindi l'importanza di stare insieme, e dall'altro la necessaria esigenza di isolarsi per poter sopravvivere nella propria solitudine, nella quale lo stato di cose, spingono la maggioranza delle persone.

Una singolarità che si ritrova in momenti comuni per vibrare all'unisono (Gambardella Piromallo), interessarsi per gli altri per la sola ragione di stare insieme e poterne parlare del proprio interessamento, e intorno a quel centro focale fare una nuova comunità dei pari.
Ma la direzione originale, non è del tutto nuova, come al solito è una riscoperta di valori, entità, emozioni pre-esistenti.

A me fa venire in mente le tre età o stati del Profeta Gioacchino da Fiore (Dante Alighieri: E lucemi da lato / il calabrese abate Gioacchino / di spirito profetico dotato" (Par. XII)). Vedo un leggero avvicinamento verso quella che lui definisce terza età,
che purtroppo siamo ancora lontani da raggiungere, e probabilmente faremo un leggero ritorno alla prima, per rincanalarci nella seconda ma sicuramente questa esperienza potrà farci raggiungere il terzo stato.
(forse questa "divagazione" sul da Fiore, vi potrà distrarre... mene scuso, ma è un mio tick, il da Fiore, visto che orgogliosamente da Fiore, vengo anche io)

martedì, dicembre 18, 2007

Cruciverba. uno orizzontale: non scrivete l'internet.

L'internet viene definito orizzontale e democratico.
Ho cercato in alcuni post di spiegare come questa definizione potesse essere fuorviante.
Nessuno vuole negare che l'internet permetta in teoria una nuova democrazia e una nuova orizzontalità dei messaggi e alle persone (e merci); ma non dibbiamo farci trarre in inganno dalle teorie neppure. Infatti definire l'internet come orizzontale e democratico è fuorviante perché potrebbe convincere alcune persone di cose non propriamente vere. Non sarebbe per caso più interessante parlare di uno strumento che consente di creare relazioni e che su queste relazioni quindi ci dovremmo concentrare più che sul numero di utenti che ci leggono?


Ora provo a dirlo in altre parole.

Uno strumento e un media per esser definiti orizzontali devono avere dei requisiti:
a) accessibilità economica;
b) accessibilità nello spazio;
c) accessibilità nel tempo;
d) accessibilità in termini cognitivi.

(la tv li rispetta tutti. il telefonino usato come telefonia pure...)

a) un martello è accessibile (economicamente) a tutti, tutti lo possediamo o potremmo permettercelo; magari non dei migliori, ma uno "discreto" costa poco. Chi non ha un martello in casa? un paio di forbici? un rotolo di nastro adesivo?

b) il martello se vuoi lo porti in giro, il paio di forbici ancora più semplicemente; ma sopratutto avendolo tutti in casa, ecco che non è difficile reperirli.

c) emm... si deteriorano difficilmente, e la loro funzionalità è sempre la stessa. Conservano i "tratti" del tempo che passa, ma non per questo si abituano a tagliar storto o a mandar giù i chiodi di traverso, con l'esperienza impariamo a tagliare e a martellare, e così loro sono uguali a prima grosso modo e nel limite della loro materia (la vite delle forbici molto spesso si scassa, ma basta una sistematina).

d) a livello cognitivo chi non sa usare un martello o un paio di forbici?

E vogliamo parlare di un foglio di carta?
beh, è un mezzo di comunicazione, o no? Una penna a sfera è una buona interfaccia. Accessibili in termini cognitivi ed economici, trasportabili nello spazio, ma anche nel tempo.

L'internet cosa ha in comune con questi strumenti?

Si, l'accessibilità nello spazio potremmo raggiungerla, nel tempo presenta qualche problema perché i dati aumentano vertiginosamente e controllarti è sempre di più un problema, ma sorvoliamo (per ora... è importante l'oblio invece).

A livello economico è un investimento il pc; un investimento la rete. non tutti possono permetterselo e difatti ci son famiglie che sono sprovviste. A livello cognitivo accedervi è ancora complicato. Reperire le informazioni cercate ancora di più, perché google da delle buone risposte, ma non le migliori in assoluto.

Ok, problemi sorvolabili.

Orizzontale?
Che da a tutti le stesse possibilità. L'internet? Avete le migliori scarpe del mondo, avete le stesse possibilità della nike di farle conoscere? non credo.
E' orizzontale quanto il mio foglio di carta e la mia penna a sfera (bic, la adoro).
Scrivo, ripongo nel cassetto e lo faccio leggere ai miei amici. Che sono già miei clienti possibilmente.

E' orizzontale perché potenzialmente mi permette di far conoscere il mio pensiero a chiunque? beh, anche la classica lettera nella bottiglia di vetro. Ma quante sono le bottiglie di vetro che nessuno ha mai letto?

Ok, allora perché dovremmo convincere un imprenditore ad investire in un mezzo sul quale potenzialmente il suo messaggio andrà alla deriva, o ancora peggio, il suo messaggio non sarà mai letto da nessuno?

Un motivo c'è, anzi più di uno. Uno sono le relazioni. L'internet permette di creare delle relazioni. Il valore di queste relazioni è incommensurabile, o ancora meglio, al momento non comprensibile. Io scrivo su questo blog, poi mi contattano alcuni di voi lettori dicendomi che il giorno dopo il loro prof. all'università ha detto le stesse cose.
Io non so se il prof. abbia letto questo post. A volte è coincidenza. A volte no.

Quindi (due), sono la creatività e tre la condivisione.

Direi che l'internet permette una nuova creatività e condivisione, un insight continuum di potenziale creativo e relazioni.

A me interessano un po' troppo questi aspetti forse, ma credo che iniziando a dire le cose come stanno, si creano meno falsi miti e meno scottature.

il quarto punto potrebbe essere la facilità di ricerca delle informazioni: se questa fosse effettivamente semplice. Uso l'internet spessissimo, non sempre mi da le risposte giuste e non sempre le migliori. Anche qui si dovrà lavorare parecchio ancora, e sopratutto oggi che le informazioni aumentano ad un ritmo enorme... (un consiglio: se avete una buona soluzione, ci sono tutti gli spazi per superare google).

giovedì, dicembre 13, 2007

Apoteosi lurker: la ricerca.

TechnoSoc
tartarugatecnologica
speculummaius
giulia diario
makinmyway
Opera bouffe
Succede a catepol
UniFerpi blog
CtaBlog

son alcuni blog che hanno aderito alla ricerca sull'APOTEOSI dei Lurker.
Qualcuno si cheide perché la ricerca? altri perché Apoteosi.

Partiamo dalla seconda questione: apoteosi perché finalmente i nostri lettori diventano Protagonisti veri.
La ricerca è fenomenologica, non è di natura quantitativa o qualitativa. Si cerca di osservare e monitorare un fenomeno, analizzandolo e chiedendosi perché.

E parte da alcune tesi, da verificare, ovviamente. E la ricerca è uno dei metodi per verificarle.
Ovviamente si aspettano le risposte. Che stanno arrivando, e continueranno ad arrivare.

La tesi di fondo da verificare è che non esistano dei veri e propri lurker, ma persone in carne ed ossa (infatti lurker è usato appositamente in modo provocatorio come termine), che non interagiscono con gli autori per pigrizia, per modestia, perché in realtà non tutti leggono ma molti sfogliano; e l'internet è un mezzo per niente democratico, e ancora poco orizzontale; e che ci sia una gran voglia di rap-presentare se stessi nuotando tra diversi se disgregati e inappagati. E, sopratutto, che il commento venga usato come metodo per farsi ri-conoscere?

Questa è la mia tesi. Pronto a rivederla se fosse sbagliata. Per ora l'analizzo. Insieme al gruppo di Comunitàzione.it e a quanti altri volessero farlo.

sabato, settembre 08, 2007

Sociologia della contemporaneità: troppo presuntuoso, scusatemi

Ho fatto ormai un po' di convegni.

a volte ho portato in giro il mio pensiero.
a volte ho sbagliato a presentarlo, perché troppo proteso, forse, a raccogliere l'attenzione del pubblico, ad accattivarmelo...

in ogni convegno ho cercato però di trasmettere i miei pensieri da due punti di vista:
il pubblicitario;
il webber (che se il termine non esiste melo conio pure).

Oggi voglio parlarne due secondi, di ciò che dicevo, del webber mene frego per ora.

Io credo che ci siano due movimenti che rappresentino molto la società attuale: la molecolarità e la democratizzazione.

- molecolarità nel senso che ovunque tu sia fai comunque parte di tutte le tue comunità, e in questo caso, quelle locali; molecolarità nel senso che oggi il qui e ora non ha senso, perché vissuto nel live è un ora, senza qui, se nonché il qui si possa intendere: la rete... insomma, un nuovo mondo in pratica.

- democratizzazione (e non orizzontalità) che la tecnologia ti consente.

due secondi sul secondo termine (perché non orizzontalità?)

Prendo da Demauroparavia... il mio mito quando mi servon definizioni:
rendere democratico, convertire alla democrazia e ai suoi sistemi di governo: d. un paese, le sue istituzioni

quindi: democratico:
della democrazia; di metodo di governo o tendenza politica che si ispira o è conforme ai principi della democrazia: regime, stato d., leggi democratiche, partito d., forze, schieramenti democratici

quindi: democrazia:
1 dottrina politico–sociale che si fonda sul principio della sovranità popolare

fondamentalmente un mezzo controllato (google in cina docet), che però si fonda sulla sovranità popolare...
quindi: popolare:
del popolo, che proviene dal popolo inteso come insieme dei cittadini: consenso p.

che proviene dal popolo.

e non orrizontale:
di entità che è allo stesso livello di un’altra, che non ha rapporti di subordinazione con un’altra: ufficio organizzato in unità orizzontali, sezioni lavorative orizzontali, associazioni orizzontali

perché sulla rete, c'è sempre un'entità di controllo: sia economica (non tutti posson accedere all'internet... putroppo ancora); sia giuridica (non nuove le "necessità" dichiarate da alcuni (nuovamente il governo cinese per eccesso... ma anche alcuni esponenti dei nostri passati e futuri governi).... sia di altri tipi.

Quindi questa nuova società che propende per la molecolarità, e per la democratizzazione da una spinta propulsiva. Verso nuovi campi e nuovi ambiti.
Non sono i blog e non sono i social qualcosa.

sono verso nuovi modi di intendere e interpretare non solo l'internet, ma la società e il mondo in generale.
Sono verso un nuovo modo di intendere la vita.
Ormai tutti sappiamo di far parte di infinite comunità. ormai tutti sappiamo di poter essere qui (su questo blog... quindi con me a San Giovanni in Fiore? in Sila? per esempio) e ovunque noi volessimo: in america, in inghilterra, in canada e abitare un nuovo luogo, definibile con alcuni filosofi... il live.

dove stiamo andando? perché?

alla ricerca di noi stessi e delle nostre radici, nel tempo e nello spazio, per trovare la felicità.

Ecco dove. Portatemici.

Mi stupisce davvero molto che in tanti ancora oggi non ci pensino abbastanza a questo fine, che poi è il fine comune di tutti noi, comuni mortali, appunto, comuni!

Aggiornamenti da Comunitàzione.it