mercoledì, marzo 07, 2007

La Calabria si ribella a Toscani


Continuano le azioni di controcampagna sulla scia creata da Toscani. In molti si stanno divertendo a creare delle nuove foto, delle nuove headline, dei nuovi spot.


La campagna più straordinaria è quella dei ragazzi di Locri, di www.ammazzatecitutti.org che mi scrivono:

'NDRANGHETA: MESSAGGIO “MINATORIO” A CINQUEFRONDI (RC): “ABBASSO LA MAFIA”.E' LA PRIMA VOLTA NELLA STORIAREGGIO CALABRIA, 06/03/2007 – “Abbasso la mafia”. E' la scritta comparsa su un muro del centro abitato di Cinquefrondi (Rc), comune tra i primi per incidenza mafiosa della Piana di Gioia Tauro. Ad immortalare la scritta, ferma sul muro di via delle Rimembranze da diversi mesi, ed ergerla come testimonial della campagna “Qui Calabria, Anno Uno – la Calabria che è già cominciata” ci ha pensato il giovane ventunenne Aldo Pecora, ideatore dello slogan “E adesso ammazzateci tutti” che fece diventare famosi i “ragazzi di Locri” in tutta Italia. La “campagna di comunicazione alternativa ed a costo zero” come la definiscono i ragazzi del movimento antimafia “Ammazzateci tutti”, nasce in risposta “ma né pro né contro nessuno”, precisano, alla nuova campagna di comunicazione istituzionale “sì, siamo calabresi - gli ultimi saranno i primi” realizzata dal noto fotoreporter Oliviero Toscani per la Regione Calabria. Sul sito internet http://www.ammazzatecitutti.org/ è stato aperto un dibattito ed un sondaggio per votare tutte le altre proposte che i ragazzi calabresi hanno realizzato.


Bene... adesso mi auguro che il Presidente Loiero, l'Assessore Adamo e l'Amministrazione calabrese diano uno sguardo alla creatività prodotta dai loro conreggionali, stimolati bene e anche nell'orgoglio da parte di Oliviero Toscani, e ne prendano atto... e soprattutto utilizzino queste campagne (non tutte, alcune sono delle vere boiate) ma le migliori per continuare e dare un senso alla provocazione iniziale di Oliviero Toscani.
Vista così, come provocazione iniziale che ha un seguito, la campagna di Toscani forse potrebbe iniziare a dare i suoi frutti.
Questa almeno la mia ipotesi.

lunedì, marzo 05, 2007

Come non fare la pubblicità

I maestri insegnano, a volte male.

Interrompo temporaneamente la mia discussione sul web per parlare di una cosa che mi ha stupito poco in se, ma molto alcune dichiarazioni politiche sull'argomento.

Che Oliviero Toscani fosse un brand, nessuno può e vuole negarlo. E che con quel brand egli ci campi non deve negarlo neppure lui. Ma è un fotografo! e dovrebbe ricordarsene.
La Regione Calabria ha affidato al brand Oliviero Tosani la creazione di una campagna di comunicazione con l'obiettivo di... cioè, l'intento della regione Calabria era quello di... come dire, non trovo le parole per esprimere l'idea di fondo di questa campagna, chi vuole aiutarmi?
Chi è in grado di rintracciare il brief sul quale ha lavorato Toscani per realizzare questa campagnia di comunicazione?

"Gli ultimi saranno i primi", cosa più banale non potevano dirla dei calabresi che poi non sono neppure così ultimi da poter dire: siamo gli ultimissimi, no... siamo in mezzo all'arretratezza, mica alla fine... quindi? non saremo mai i primi?

Che poi andare in giro con una maglietta con su scritto "sono un secchione" per un ragazzino del liceo è eccezionalmente producente, vero?
Oppure una bella figliola che va in giro con la frase "sono un'oca senza cervello" sul berrettino certamente avrà un ottimo successo soprattutto sul posto di lavoro...

Forse loro no, ma chi ha coniato questi slogan e posti sulla maglietta e il berrettino un po' sì. Come dire: chisenefrega di far pubblicità alla Calabria, io sono Toscani e faccio pubblicità a me stesso.

Come calabrese, intendiamoci, non sono assolutamente indignato dalle frasi che usa Toscani, ma indignato del fatto che ancora una volta la Regione abbia investito un mucchio di soldi in una campagna pubblicitaria che porterà come risultato... cioè l'obiettivo finale di questa comunicazione è... oddio, devo trovare il senso... ecco! Dopo questa campagna pubblicitaria aumenteranno i turisti, perché hanno scoperto che a San Giovanni in Fiore esiste l'abbazia Florense di Gioacchino da Fiore, un profeta studiatissimo all'esterno (Germania e USA soprattutto) e sulle quali teorie Dante ha scritto la Divina Commedia, San Francesco d'Assisi ne ha preso praticamente tutto e un'infinità di Sociologi poggiano le loro teorie. Certo, da oggi in poi non saremo più "gli ultimi" a non saperlo, perché ci ha pensato Toscani a farlo sapere in giro che quesat'anno è il quinto centenario della morte di San Francesco da Paola, uno dei Santi più amati in Italia.

Così come non saremo più gli ultimi a sapere che ad Isola di Capo Rizzuto esiste il Parco Nazionale marino, tra i più spettacolari d'europa per le meraviglie che custodisce sotto il mare e visibili anche ad occhio nudo poiché l'acqua è cristallina.

Evviva Oliviero Toscani che è riuscito a far conoscere la Calabria, perla del meditarreneo!

web 2.0: continuiamo a parlarne

Continuiamo a discutere del web 2.0 e, come nei predenti post, cercherò di approfondire il mio raggionamento sragionato a tratti magari, sull'importanza di scoprire che la comunicazione nel web 2.0 si trasfroma soprattutto nel fatto che il server diventi mittente del messaggio.

In un blog, ho trovato un interessante riproposizione dei modelli comunicativi on line
http://italovignoli.wordpress.com/2005/02/15/i-modelli-di-comunicazione-e-la-rete/

Come tutti sanno la tv è un media uno a molti, così come il libro o la radio. La lettera privata, così come la comunicazione faccia a faccia è una comunicazione "uno a uno" e non "uno a molti" o "molti a molti".
Dei siti web tutti ne parlano ma in pochi siamo riusciti a capire se sia da definire come una comunicazione uno a uno, o uno a molti. Alcuni (tra cui il post nel blog di Italo Vignoli) si spingo a parlare di comunicazione uno-a-uno-molti-a-molti...
un ibrido insomma.

Ma il web 2.0 poggia fortemente sul fattore che il browser, il tuo browser, inteso come quello di ogni singolo utente, può comunicare con il server e richiedere risposte specifiche. Ciò richiedere una rielaborazione del messaggio solo per me.

Se allora concepiamo il server come emittente del messaggio potremmo spiegare facilmente il modello di comunicazione che si instaura con il web 2.0 ovvero il tuo browser comunica in modo diretto, sincrono, unico e bidirezionale con il server (non con l'autore del messaggio) e il server risponde in modo specifico e "singolare" ad ogni browser.

Per intenderci ancora meglio: abbiamo visto prima come il web nasca dall'esistenza di URL fisici (indirri web appunto) che i browser interrogano per ottenere come risposta il messaggio inizialmente scritto da un mittente. Tu ti colleghi su www.google.it e ricevi in risposta quello che l'autore del messaggio hanno pensato per te e lo ricevi uguale a tutti gli altri che si collegano ad un url fisicamente presente su un server.

Cioè quella è comunicazione uno-a-molti: un messaggio scritto, questo post per esempio con un url fisico, scritto da me (che sono il mittente) e che arriva tale e quale a tutti i lettori.

Quando è il server invece a diventare il mittente del messaggio, tu chiedi l'url fisico news.google.com ma il server di google elabora, a seconda delle tue ricerche precedenti, delle risposte specifiche per te, che saranno diverse a quelle i tanti (potenzialmente tutti) gli altri.

Quindi non l'autore non è più la coppia formata da Sergey Brin e Larry Page ma direttamente il server.

Provate a loggarvi su google, effettuare alcune ricerche, poi telefonate un vostro amico e chiedete quali sono i suoi risultati nelle prime posizioni di google e ripetete l'operazione con altri amici che siano anch'essi loggati e che abbiamo effettuato ricerche diverse dalle vostre per diversi giorni.

Per risparmiarvi tempo vi dico che con Alessandro Mirri spesso ci siamo divertiti a constatare le differenti risposte che google forniva alle mie ricerche e alle sue...

Per esempio: a me in questo momento google news mi fornisce in home page e senza fare ricerche, risultati che riguardino notizie della Calabria, di una cittadina, San Giovanni in Fiore e varie notizie sulla tecnologia e la comunicazione. A voi? non credo che a tutti voi fornisca notizie sulla mia città d'origine, appunto San Giovanni in Fiore...

quindi chi è l'autore del messaggio? Sergey Brin e Larry Page o il server?

Bene, assodato che sia il server cosa comporta ciò per noi che ci occupiamo di comunicazione?

Sapere per esempio che con il web 2.0 (ma chiamiamolo semplicemente web) possiamo instaurare con i nostri lettori una comunicazione uno-a-uno utilizzando la capacità di dialogo tra il nostro server e il browser di ogni singolo destinatario del messaggio...
Per esempio su www.comunitazione.it facemmo un esperimento dove il server rielaborava, a secondo della stringa di partenza sui motori di ricerca dei nostri utenti, per ognuno di loro risposte diverse come suggerimento di approfondimento per le proprie ricerche di testi sulla comunicazione.

Questo è un primo passo. Ma ci sono tanti altri tipi di applicazione possibile, l'importante è scoprire che adesso il server e il browser instaurano il dialogo uno-a-uno e potrebbero non interromperlo mai, se solo noi imparassimo a farlo instaurare.

Parlerò ancora di questo tema, magari anche continuando a ricevere le vostre sollecitazione, e subito dopo inizierò a fare degli esempi pratici di applicazione di questa concezione nuova del server, soprattutto da un punto di vista comunicativo prima, ed economico subito dopo.

a presto.

giovedì, marzo 01, 2007

web 2.0: quando il server diventa il mittente

Nel precedente post cercavo di spiegare perché nel web 2.0 il server potremmo considerarlo un vero e proprio emittente di segnale, al pari dell'autore di un libro.

Rimando al precedente, o alla spiegazione un po' più tecnica che ho dato su www.comunitazione.it per chi volesse leggerlo.

Per gli altri, mi preme evindenziare l'importanza di una tale considerazione.

Cosa succede quando il server diventa un mittente del messaggio?
Perché è importante, a mio parere, considerarlo?
e quali stravolgimenti nel modo di pensare al web potrebbe apportare?

Se il server diventa un emittente di messaggio, e quindi lo si può in qualche modo considerare un autore della comunicazione non abbiamo più a che fare con il mittente classico, con l'autore dei messaggio, che è solitamente l'uomo, ma il nuovo mittente è un processore, in grado in modo automatico e autonomo di generare messaggi di senso compiuto.

Non sono un amante della teoria, ma sono un pragmatico, e di questa osservazione non mi interessa tanto lo stravolgimento alle teorie di Shanno e Weaver che potrebbe apportare, ma le conseguenze pratiche.

Se iniziamo a pensare al server come un autore, allora sappiamo che:
a) non dobbiamo essere solo noi autori del messaggio, ma il server, per esempio, potrebbe elaborare ogni giorno dei contenuti nuovi per il nostro blog;
b) il server potrebbe contattare autonomamente i lettori del nostro blog;
c) il server potrebbe creare da solo una chat, una conferenza o come la vogliamo chiamare, una comunicazione sincrona con i *suoi* lettori in un determinato momento, e arricchire la propria comunicazione proprio dal feedback degli utenti.

Non sono visioni o pronostici ne da grande fratello, ne da Matrix o da Nirvana, sono semplicemente invece dei punti interessanti su cui ragionare e prenderne atto per comprendere quali strade si aprano davanti ai programmatori e agli esperti di comunicazione.

Avremo nuove strade da tracciare, ma dobbiamo capire che l'autore del messaggio non sono più solo "io" ma anche il server...

Ci ragioniamo isieme e ne riparliamo meglio?

se volete, son qui.

martedì, febbraio 13, 2007

La confusione e il web 2.0

Che confusione. Tutti parlano del web 2.0, pochi lo conoscono e forse in ancora meno lo hanno compreso.

Ma prima, un breve inciso: odio le diversificazioni eccessive e stupide e le definizioni. Web 2.0 è una definizione stupida che però può servire ad indicare un nuovo passo verso una nuova versione (finalmente) del web. Allora usiamola con parsimonia, e per quanto mi riguarda parlerò del web che finalmente si sveglia e scopre l'interazione vera: il client e il server finalmente dialogano.

Quando si ha a che fare con la comunicazione, ci è stato insegnato alle scuole elementari, si ha un mittente, un ricevente e un canale attraverso il quale far scorrere la comunicazione.

Giochiamo un po' ad individuare questo schema:
chi è il mittente sulla rete?
chi è il destinatario?
cosa rappresenta il canale?

Pariamo da ciò che conosciamo.
Chi è il mittente del libro?
chi è il destinatario?
cosa rappresenta il canale?

Autore-Lettore-Libro (rimescoliamoli nell'ordine giusto)
Autore - Libro - Lettore

Ok, pubblico un testo su questo blog, ergo sono il mittente. E il mio destinatario è un lettore. Il mezzo la rete.
mmmh, ho qualche dubbio, perché se così fosse non ci sarebbe interattività e ipermedialità.
Ok, riproviamoci.
Autore-Rete-Server-rete-Lettore
L'autore scrive, quindi è il mittente, la rete il canale, il dato viene memorizzato sul server. Lì ha la possibilità, per mezzo di una serie di agenti intelligenti, o altri operatori di essere elaborato, quindi viene rinviato per mezzo della rete ad un lettore, il destinatario.

Allora personalmente ho rintracciato un modello diverso di comunicazione (già prima che si parlasse di web 2.0) che prevede che il vero destinatario del mio messaggio sia il server, e che successivamente sia il server a diventare emittente nei confronti del prossimo destinatario.

Mi si potrebbe obiettare che l'analogia del libro non funziona più, ed è proprio questa rispondo io, la diversità che esiste tra un libro (una tv, un giornale ecc.) e l'internet. Per mezzo dell'internet il testo enunciato può subire delle modifiche, delle aggiunte una volta inviato al server, permettendo al server stesso di diventare il mittente del messaggio.

Tutto questo però rimaneva abbastanza statico e all'ombra del calderone del signor Internet (leggete Livraghi al proposito) e invece, l'internet che è una cosa, stava aspettando che qualcuno cogliesse la sua peculiarità: l'interattività. Già, perché l'interattività che abbiamo avuto fin ora era illusoria. Tu chiedevi, lui si informava, caricava nuovamente tutta la pagina e restituiva dei dati. Adesso invece, grazie a tecnologie tipo l'Ajax, tu chiedi, la pagina non cambia e inizi ad interagire con l'artefatto in quanto chiede al server di far da mittente dei messaggi a seconda della tue domande.

Per ora lascio qui questo argomento, sperando di aver suscitato un po' di curiosità (magari anche perplessità) e che si inizi a discuterne con voi...

Le mie sono solo illazioni? stravolgimenti della teoria perchè non la conosco? oppure una discreta osservazione?

Nei prossimi giorni vorrei essere più chiaro, ma prima vorrei leggervi.

venerdì, gennaio 19, 2007

il meme della pubblicità, taratata tatà

Maurizio Goetz, come dicevo nel post precedente lancia il meme (seme divulgativo) della pubblicità ponendo tre domande semplici che però, come fa giustamente notare Maurizio, generarano risposte assai diverse nel gruppo dei comunicatori, ma anche tra agenzie/clienti/utenti.

le tre domande sono:

Che cos'è la pubblicità oggi?
Quale ruolo dovrebbe avere?
Cosa dovrebbe offrire per tornare a creare valore per l'utente?

Provo a "striplarmi" e rispondere in tre:
  • a, l'agenzia risponde): la pubblicità è il mio business, ciò che mi fa guadagnare e quindi ciò che devo vendere.
  • c, il cliente): la pubblicità è quella spesa che non capisco perché affrontare, in quanto uno spreco eccessivo di denaro, ma so anche che ne devo fare, senno non guadagno. Insomma, come diceva il buon Henry Ford, metà dei soldi che spendo in pubblicità sono sprecati, ma non so quale metà.
  • u, l'utente): quella cosa che viene interrotta dai film e soprattutto dalla tv spazzatura in alcuni cosi, quella cosa che potrebbe allestire e abbellire l'arredo urbano

Che ruolo doverbbe avere?

  • a: per l'agenzia il ruolo dovrebbe esser quello di fargli incassare più soldi possibile; ma in realtà per le agenzie fare pubblicità dovrebbe essere la propria mission, dovrebbe esser inquadrata in piani strategici a medio e lungo periodo senza dimenticare il breve e il brevissimo.
  • c: idem per lui, ma anche quello di "farla senno non esisto"... Come amo dire: un bimbo quando nasce deve vagire, altrimenti è tecnicamente morto; e vale per le aziende, e ancor di più anche il prosieguo, può e deve essere metaforizzato con la vita dell'uomo...
  • u: quella cosa che mi informa dell'esistenza dei prodotti e mene fa pregustare (pregodere, o se preferite esperire) le potenzialità e i vantaggi che ne trarrò.

Cosa dovrebbe offrire per tornare a creare valore per l'utente?

  • a: non lo sanno
  • c: non lo sanno
    u: non lo hanno mai sperimentato.

Bene adesso proviamo a rispondere a queste tre domande, non in modo scientifico, ma a mio personalissimo parere:

  1. Che cos'è la pubblicità oggi?
    La pubblicità è mettere in comune, tra un mittente ed un ricevente un messaggio di comunicazione al fine di coinvolgere il ricevente nel flusso comunicativo prima di tutto e quindi conquistarlo e:
    a) fargli provare il prodotto;
    b) farglielo vendere ai suoi amici;
    c) soddisfarre i suoi desideri, quindi d) ripetere l'acquisto.
    Purtroppo però viene praticata da non comunicatori troppo spesso, e quindi la pubblicità perde la sua funzione comunicativa per diventare inutile;
  2. Quale ruolo dovrebbe avere?
    Sempre lo stesso: coinvolgere l'utente durante tutte le fasi per poter funzionare e rispondere ai tre punti di cui ho parlato sopra.
  3. Cosa dovrebbe offrire per tornare a creare valore per l'utente?
    Dovrebbe fornire due cose fondamentali:
    a) appagare il desiderio del bello e dell'emozionalità. L'uomo, come dice Norman nel suo Emotional Design ama il bello, ne è attratto, soprattutto quando il bello riesce a restituire delle emozioni;
    b) informare e convogliare le richieste e le aspettative dell'utente verso l'aziende produttrice e l'agenzia di comunicazione.
    Insomma, perché la pubblicità torni a crear valore deve tornare ad ascoltare i suoi consumatori, osservarli e scoprirne le loro necessità di co-municare, di mettersi in comune, di sentirsi parte integrante dei progetti e della società.

Oggi deve essere questo il valore della pubblicità: mettere in comune le persone, soddisfacendo anche questo desiderio di appartenza ai gruppi e alla società, oltre che includerlo nel processo di decisione e creazione dei nuovi e vecchi prodotti.

La pubblicità deve riscoprirsi come comunicazione, nel senso di mettere in comune, ecco cosa è la pubblicità secondo me.

La pubblicità: ragioniamoci sopra

Ringrazio Marco Fossati per l'invito al tema del momento, il meme della pubblicità avviati dal grande Maurizio Goetz, che ha creato un bel sharing slide.

In tanti ci stiamo provando a dire la nostra, per condividere e creare una discussione intorno al tema forse più discusso e mal trattato degli ultimi 6/7 anni almeno.
Personalmente vorrei invitare Fabrizio Ballabeni, Gianfranco Virardi, Gianni Lombardi a partecipare al tema, certamente potrebbero dircene di belle...

Qui vorrei provare a raggionare in modo veloce della pubblicità ed è questa la strategia che solitamente uso per spiegarla, quando mi vien chiesto anche il mio mestiere: quando un bimbo nasce, se non urla gli vien dato uno schiaffetto. Se non urlasse sarebbe morto. Quella è la prima forma di pubblicità: ci sono, esisto, eccomi, son vivo e pronto a ciucciare, che è la seconda fase della pubblicità, il feedback. Crescendo il bimbo deve farsi pubblicità se vuole guadagnarsi la fiducia dei genitori ed iniziare ad uscire da solo, andare in vacanza da solo, dimostrare di aver una vita propria. Poi il ciclo ricomincia un po' da capo, bisogna pubblicizzarsi con l'altro sesso, comunicargli i propri valori forza, le proprie idee, la propria personalità. In seguito, per il resto della propria vita, il bambino ormai adulto deve continuamente passare attraverso questi processi, presentazione-dimostrazione-puntiDiForza, integrati fase per fase da un grande feedback. Ovviamente il tutto inserito in un mix di strumenti, so ballare, sciare, parlare, ascoltare, suonare, giocare a calcio ecc...
Tutto questo, se riesci a non esser banale, diventa un vero valore (come amava fare Enzo Baldoni), aggiungendoci una strategie può stregare l'utente, convincerlo ma soprattutto coinvolgerlo.
Credo che il nuovo consumatore post-moderno voglia essere coinvolto, anche nella costruzione della pubblicità, e durante la fase di ricezione anche, lo stesso.Coinvolgiamoli, rendiamoli partecipi del nostro messaggio, ma ciò solo quando abbiamo un grande prodotto... non dimentichiamo mai il prodotto quando parliamo di pubblicità; ok al marchio, ok alle star (in ambo i sensi: star-startegy e testimonial), ma la prima cosa che vende la pubblicità deve essere un prodotto: se no, il bimbo cresciuto non ciulla.
In realtà la pubblicità è sempre stata comunicazione, solo molti che non sono comunicatori hanno iniziato a fare i pubblicitari.

Cercherò nei prossimi giorni di sviluppare il tema proposto da bravo direttore cReattivo.

venerdì, dicembre 15, 2006

parliamo dell'aggregazione dei feed

Sul blog http://marketingusabile.blogspot.com/, Maurizio Goetz, come al solito pubblica post stimolanti da ogni punto di vista.

In un suo nuovo post chiedeva come poter tener traccia dei tanti blog presenti sulla rete, e in effetti ormai il tema del controllo delle informazioni e della gestione dell'intelligenza collettiva sull'internet è diventato un tema di primo piano.

Già molti anni fa era stto discusso e sopratutto ce ne mettevano in guardia gente come Nicholas Negroponte e tanti suoi colleghi del Mit di Boston.

Al post di Maurizio ho voluto aggiungere questo mio commento:

In effetti quello dell'aggregazione dei feed è un bel problema. Negroponte suggeriva, anni fa, l'uso di "maggiordomi", o meglio di agenti intelligenti in grado di selezionare per noi il materiale da leggere.
Per farlo però gli aggregatori non devono funzionare come motori di ricerca (adesso lo fanno) ma devono imparare:a) dall'uso del singolo utente;b) lavorare con alberi semantici per cui "design dell'interazione" sarà uguale a "interaction design" o ancora "presidente della provincia di roma" sarà uguale a "nome del presidente".
un aggregatore del gnere lavora con successo da un po' di tempo su http://www.comunitazione.it/ anche se per migliorarlo ed estenderlo al di fuori degli articoli scritti su comunitàzione avremmo bisogno di fondi maggiori a disposizione.
Per ora credo che questo sia il miglior modo di aggregare le informazioni. Per farvi un esempio: sul motore di ricerca di comunitàzione, già ora, se cercate ad esempio "design dell'interazione", l'agente intelligente vi suggerisce di controllare anche i risultati per "interaction design", ma non solo... leggendo un articolo su comunitàzione, l'agente vi suggerisce una serie di altri articoli pertinenti, estratti con le chiavi semantiche e non solo con riferimenti di parole chiave usate dai motori di ricerca...
quindi motori come google desktop se non diventano intelligenti ed iniziano a sfruttare gli almeri semantici sono fuori dai giochi...
Ovviamente, Maurizio, mi permetto di invitare chiunque volesse discutere questo argomento a farlo anche tramite te. Comunitàzione è ormai ad un ottimo punto nello sviluppo di questi agenti (un esempio lo abbiamo montato anche su un portale di una comunità locale, si chiama http://www.ebeteinfiore.it/, e anche quel motore di ricerca vi stupirà certamente... provatelo con "presidente della provincia" ad esempio, non solo saprà dirvi che si tratta del presidente della provincia di cosenza, ma anche il suo nome e cognome...

Ovviamente questo aggregatore funzionerà anche con i blog che già ora comunitàzione sta aggregando, e l'aggregazione diventerà presto intelligente...
per poterla realizzare, al momento, ci mancano solo le risorse economiche, perché di quelle tecniche e tecnologiche ne disponiamo già, e tutto il lavoro messo in piedi sull'aggregazione dei contenuti interni di comunitàzione può facilmente essere messa in piedi per i blog esterni al dominio di www.comunitazione.it

Una sfida aperta, e soprattutto una discussione che porto avanti da anni con i miei amici della rete, il mio maestro in questo settore Leandro Agrò primo fra tutti, che ha contribuito non poco alla formazione in me di queste idee.

ok, se qualcuno volesse approfondire questo tema di ricerca a me molto caro, sono qui.
grazie...

domenica, dicembre 03, 2006

Te lo leggo in faccia, - e non solo

Dal blog dell'amico Nicola Ferrari ho recuperato questo video.

Non so ancora cosa dirne, però mi è piaciuta quacosa...

inizia a sfottere e anche a sfiammare un po' il viral marketing fatto da alcune aziende.

Non c'è l'ho mai avuta con il viral marketing in se, ma con tutti coloro i quali usano più l'etichetta che la pratica del marketing cosidetto virale.

Magari ne parleremo dopo, lasciatemi stupire un po' in tranquillità con questo video, poi lo commentiamo... intanto se qualcuno di voi volesse iniziare...

Ah! una sola cosa, il video è un po' lungo... una decina di minuti, è un cortometraggio, che ha vinto il "vaffancorto". Il titolo è Te lo leggo in faccia, di Andrea Castoldi, riporto dal loro sito: "Un interessante riflessione sulla comunicazione che oggi la società ci propone. Siamo pronti a compromessi? Qual'è il limite? A cosa siamo disposti pur di..."

mercoledì, novembre 29, 2006

Cosa ne penso dell'Università e della comunicazione?

In questi giorni Roberto Bonin, giornalista e titolare di www.piccoligiornalisti.it , nonché (tra le tantissime altre cose) curatore di una rubrica sul giornalismo su www.comunitazione.it mi ha fatto un paio di domande che vorrei riproporre sul questo spazio perché in breve racconta un po' di cose che mi stupiscono seriamente...

INTERVISTA A LUCA OLIVERIO, COORDINATORE REDAZIONE "COMUNITÀZIONE.IT"
(a cura della redazione di piccolgiornalisti - 28/11/2006)

- In che modo ha deciso di dedicarsi alla comunicazione? E perché?
"Nella comunicazione ci sono nato, nel senso che sono stato cullato nella tipografia dei miei zii, e così ho conosciuto e scoperto i clienti, il difficile mondo della vendita e del marketing. Le regole che reggono il mercato. Crescendo poi invece mi sono spostato a lavorare presso una tv locale, per la quale ho fatto riprese, montaggi e regie. Ho capito lì che il mio vero amore fosse la comunicazione, ma non davanti la macchina da presa come sognano molti, a me piaceva stare dietro. Così ho deciso di studiare per bene tutti i meccanismi di pianificazione e strategia che stanno dietro i processi di comunicazione".

- Cosa crede che manchi attualmente nel mondo della comunicazione italiana?
"Niente. Nella comunicazione manca solo la serietà; troppe agenzie prendono in giro i clienti, troppi editori prendono in giro le agenzie e i clienti. Si vende troppa immagine e poca concretezza. Come dice Giancarlo Livraghi, si tratta solo di riscoprire i valori della comunicazione, che vuol dire "mettere in comune".

- Come nasce il portale Comunitàzione? E quali obiettivi e finalità ha?
"MacLuhan dice: "il medium è il messaggio", parafrasando: gli utenti creano i contenuti. Ecco come nasce comunitàzione, da questa semplice osservazione.Comunitàzione è nata per dare un luogo di approdo a chi si occupa di comunicazione, dove possono condividere ricerche, articoli, notizie e approfondimenti. L'intento è quello di dare il nostro apporto alla costruzione dell'intelligenza collettiva e connettiva. Un modo per non far perdere tempo ai professionisti per trovare quello che gli serve: comunitàzione deve raccoglierli, selezionarli, distribuirli. I siti che sapranno fare questo, saranno i siti vincenti. Comunitàzione lo è stato e spero continuerà ad esserlo per sempre".

- Quali sono i progetti a breve e lungo termine?
" Comunitàzione deve coinvolegere molto di più gli utenti, e gli utenti si devono sentire maggiormente parte integrante di comunitàzione. Nel frattempo tra breve comunitàzione perfezionerà i suoi piccoli agenti intelligenti che semplificano la navigazione e l'interazione con il sito...".

- Quali consigli darebbe a un giovane che si affaccia per la prima volta nel mondo della comunicazione?
"La comunicazione, quella vera sana e buona viene praticata ogni giorno per le strade, nelle piazze, tra la gente comune. Quella va osservata, perché da lì si possono trarre gli insegnamenti migliori. Poi un po' di teoria non guasta. E poi, tanto tanto "sangue" dal gomito".

- Quali doti deve avere un buon comunicatore?
"L'ascolto. La migliore arma del comunicatore è saper ascoltare: i clienti, la società, il cuore, lo stomaco e il cervello. Poi vengono gli occhi e il cuore ovviamente".

- Quali gli errori più frequenti?
"Manca progettazione, pianificazione e strategia. I clienti si rivolgono ai comunicatori quando stanno per soffocare e vorrebbero che l'agenzia sappia immediatamente come intervenire. Le agenzie dal loro canto troppo spesso sottovalutano la necessità di pianificare nel medio periodo le loro attività, lasciando che altri clienti prendano il sopravvento sul mercato dei loro clienti. Oggi il mercato è molto più agguerrito, distrarsi due minuti può essere pericoloso e si rischia di finire nel burrone. Ma nello stesso tempo prendersi due minuti in più per progettare potrà far risparmiare tanto altro tempo in futuro... insomma, manca un po' di buon senso".

- Crede che il mondo universitario prepari in modo adeguato al mondo del lavoro?
"Non posso parlare in modo assoluto, ma solo della mia esperienza personale: quando presentai a qualche docente il progetto di Comunitàzione i più mi guardarono come se fossi un bambino intento a giocare. Non sapevano cosa fosse il web e lo sottovalutano ancora oggi. Pensi che gente del genere possa preparare i futuri dirigenti/comunicatori/operai? Non credo. Per fortuna ci sono delle ottime eccezioni, io ne ho incontrato alcune e da quelle ho spremuto il massimo e le ringrazierò per sempre, ma mi sembra che il mondo universitario sia non solo arretrato, anche stanco e ormai vecchio, da rinnovare completamente. I docenti invece, i più anziani oltretutto, hanno saggezza, esperienza e tanta umiltà, doti che i giovani docenti/ricercatori/borsisti possono solo sognarsi, mi pare".

giovedì, novembre 02, 2006

you tube meglio del super bowl?

E' questo video della dove, ideato dalla Ogilvy & Mather di Toronto a sbancare youtube con oltre un milione di visitatori e soprattutto tante tante chiacchiere e tanto passaparola intorno al video.

Se ne è parlato, negli States, nei talk shows televisivi Ellen e The View oltre a Entertainment Tonight, ed ha incrementato enormemente il traffico verso il sito www.CampaignForRealBeauty.com.

Un successo tre volte superiore al lancio dell'anno precedente della dove. E l'anno precedente per il lancio al posto di yutube è stato utilizzato il costosissimo Super Bowl
Ecco, questo è un video virale, che si aggira sulla rete, sui blog, sui siti, e di cui tutti ne parlano, e non solo nell'ambiente pubblicitario, come troppo spesso invece avviene per altri video pseudo-virali.

consiglio di dare uno sguardo anche a http://www.shaveeverywhere.com/ che ha riscosso notevole successo in termini di "passa parola".

Tra tutti i video di successo sotto il punto di vista virale ci sono elementi comuni che potremmo tentare di rintracciare al volo:
a) incuriosiscono lo spettatore e fanno scoprire un mondo nuovo, svelano il più delle volte un semplice dietro le quinte. Il situazionismo di Goffman dice qualcosa?
b) sono simpatici ed euforici, e soprattutto chiedono un interazione "creativa" nel senso primordiale del termine, ovvero il ricorso alla fantasia dello spettatore per completare il senso.
c) sono un po' come le poesie, le riusi, le citi e le divulghi allo stesso tempo.

Magari ci saranno altri elementi fondamentali, ma ad un primo approccio veloce questi potrebbero bastare, per il momento.

Ma cosa succede in effetti al prodotto? Si venderà di più?

Il marketing virale viene usato per aumentare il numero di spettatori... riuscirà anche a far aumentare le vendite? oppure si ferma alla vendita del brand?
E che durata ha la sedimetazione del brand?

questioni aperte e attendo con ansia le prossime ricerche che diano degli indicatori attendibili.

lunedì, ottobre 23, 2006

l'idea di bloccare gli IP è la cosa più stupida che si possa fare.

Sono un appassionato degli scambi epistolari.Nel corso della mia vita ho inviato e ricevuto centinaia di lettere, quando da adolescente non esisteva ancora la rete dell'internet e soprattutto avevo una dimora fissa.
Adesso che lavoro la mia casella email ha sostituito il mio indirizzo civico, permettendo a chiunque di raggiungermi in brevissimo tempo e ovunque io mi trovi. Grazie al servizio di webmail che mi offre il mio provider web, posso per giunta non avere il mio computer con me, ma un collegamento all'internet qualsiasi.
Insomma, un bel tredici per tutti noi.La nuova e diversa velocità impressa dalle reti informatiche ha potuto così semplificare le contrattazioni commerciali, gli scambi di idee, pareri e sentimenti.
Fattura, lettere d'amore, richieste e offerte commerciali, tutto oggi fortunatamente viaggia alla velocità della rete. Meglio, viaggiava.
Si usava la mail anche perché rispetto alle poste, oltre la velocità permetteva una cosa molto più importante: la certezza della consegna. Certezza che non c'è più.
Con l'email è nato subito dopo lo SPAM. E da quando è nato lo spam, non esiste più la certezza della consegna.
Vedremo dopo ipotesi ardite sul motivo della nascita dello spam, adesso interessiamoci un attimo a quanto ho detto: la mancanza di certezza della consegna.
Da un po' di tempo infatti non ricevo tutte le email ed ho notato che a volte ho difficoltà a raggiungere i miei contatti. Questo perché molte case si stanno attrezzando con delle liste di indirizzi IP che invierebbero SPAM, bloccando così l'ip in ingresso e in uscita.
Ma se in questa lista ci sono dei miei contatti è anche perché la lista è aleatoria, falsa, fittizia, erronea.
Insomma, adesso invii una email e devi sperare che ne il tuo IP ne quello del ricevente, siano inseriti in un'elenco. Che poi mi hanno anche spiegato che non è l'indirizzo IP del tuo computer, ma quello del server che processa le email (il server SMTP per intenderci).
Quindi se qualcuno ha usato quel server per fare SPAM, molto probabilmente la vostra posta sarà considerata SPAM.
Evviva le complicazioni dell'uomo. Anziché bloccare gli indirizzi IP non sarebbe meglio arrestare gli spammer (visto che lo SPAM è considerato così dannoso)?Non sarebbe forse il caso di escogitare altre soluzioni? Per esempio il server potrebbe inviare una mail al mittente dicendo: "il tuo indirizzo email viene usato per inviare spam da te o da qualcun'altro, quindi blocchiamo questo indirizzo a te conviene cambiarlo".
Ma l'idea di bloccare gli IP è la cosa più stupida che si possa fare.

domenica, agosto 20, 2006

Audi: Escher.

escher, escher, escher.
Se lo conosci tene innamori.

Illusioni e disegni geometrici. La perfezione dell'impossibile.


L'audi è da un po' che gioca con le immagini di Escher, e questo spot è una buona traduzione di tutte le campagne pubblicitarie fin ora viste sul tema...

Anche in Italia se ne son viste alcune: ricordate quella sotto l'arco di trionfo?

ok, questo è lo spot...


sabato, agosto 19, 2006

Immigrazione: il potere della stupidità.

Uno spot sociale interessante...
Il tema trattato è innovativo, con parole semplici, un linguaggio comprensibile e diretto.

per approfondimenti invece sul tema della stupidità
http://stupidita.it/ di Giancarlo Livraghi.



mercoledì, agosto 16, 2006

Metti l'ombra nella scatola

da molto tempo ero a caccia di questo spot. adesso che lo ho recuperato vorrei farvelo vedere. E' un po' lungo, 2 minuti circa, ma li merita.

Una straordinaria sceneggiatura.
Dolcissimo.
La prima volta che lo ho visto mene sono innamorato. Bello, davvero molto bello.

martedì, agosto 15, 2006

Il grande fratello Apple

Per chi è appassionato di pubblicità non può non aver visto questo straordinario spot per la Apple, girato da Ridley Scott.

lunedì, agosto 14, 2006

uno spot classico

Il classico della pubblicità?

Beh, questo è uno di quegli spot che mi ha sorpreso di più.

cosa può far la gente

Cosa può far la gente dentro uno spot pubblicitario?



stesso filone del precedente



oppure... mima che ti passa


o... non esser generoso a metà

venerdì, maggio 12, 2006

la pubblicità può essere interattiva, anche su carta.


Anche sulla carta stampata la pubblicità può essere interattiva... basterebbe un po' di fantasia in più da parte dei "creativi", e un po' di spregiudicatezza in più da parte dei clienti.
Da anni proponiamo ai nostri clienti questo tipo di applicazioni, ora finalmente le ritroviamo applicate nel resto del mondo, prima tra tutte la lontanissima russia.
Questa forma di pubblicità è super interessante, super innovativa, e sopratutto interattiva.

Recupera la carta stampata al proprio ruolo di divulgazione, e gli si aggiunge un "tocco" di... tatto. L'interazione.


Cosa mi stupisce?
Che proposi una tesi di laurea sulla pubblicità interattiva, oltre il web, proponendo soluzioni tipo quelle che vede in foto qui...
e il mio amatissimo professore, molto entusiasta mi ha detto: e chi se ne frega!

Mi stupisce che questo genere di pubblicità arrivi dalla Russia...

lunedì, novembre 14, 2005

Tappeti da guardare

Sono rimasto molto sorpreso di scoprire a San Giovanni in Fiore un'azienda in grado di creare tappeti e arazzi originali e davvero molto particolari.

Vi porto alcuni esempi:
Gioacchino da Fiore, l'abate ispiratore di Dante Alighieri, e le sue opere migliori, quelle che teologi, sociologi, filosofi continuano a studiare (da libro delle tavole)...
e così, anche se per pura curiosità, anziché ammirare e studiare i disegni da un libro di carta, si possono ammirare le stesse opere riproposte su tappeti annodati a mano:
e così ecco l'albero dell'umanità;
l'aquila gigliata;
oppure il misterioso ma straordinario racconto dei cerchi trinitari;
così come il monastero creato da Gioacchino da Fiore, l'abazia florense di San Giovanni in Fiore.

La Scuola tappeti del Maestro Mimmo Caruso, mi ha rapito il cuore fin da subito, anche perchè sono nato vicino la scuola, e di tanto in tanto, furtivo prima, e amicale poi, passavo da lì a guardare l'amico che tesseva, studiava e creava.

Con il passare del tempo ho scoperto sempre di più Mimmo e la sua arte, congedendomi con lui lunghi e piacevoli banchetti. La cena era animata dai nostri discorsi, dai nostri sogni e di tanto in tanto Mimmo mi svelava qualche piccola cosa che stava creando nel suo laboratorio.
Mi hanno fulminato le riproduzioni fedelissime su arazzi pregiati del Maestro Mimmo Rotella, l'opera che ritrae Marilyn (in tiratura naturalmente limitatissima) oppure le riproduzzioni uniche dei quadri di van gogh

Insomma, per farvela breve, di tanto in tanto mi perdo volentieri nello show room della scuola tappeti caruso, che ha saputo rapirmi il cuore e l'anima grazie ad una produzione di qualità incredibile, ma soprattutto per le persone che sono loro, i proprietari di questa straordinario laccio che lega il presente alla memoria storica di un posto straordinario come la Calabria.

Le zone della Sila calabrese erano ricche di tessitori molto abili. Oggi sono rimasti davvero in pochi e tra questi pochi sicuramente vi segnalo la Scuola Tappeti Caruso.
www.scuolatappeti.it

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