mercoledì, settembre 30, 2009
Quanto le Tecnologie influiscono e influenzano. Esempio mini.
Ok, fantastico. Ma se rileggo il precedente scopro di aver usato tante sgrammaticature... Perché rileggere il post sul telefonino sarebbe complicato da un lato. Ma ho notato una certa difficoltà nel concordare generi e numeri nello scrivere, dovuto senso al fatto che le distrazione per strada sono di più... Bon, parliamone...
La libertà di stampa
Ora tu potresti avere due atteggiamenti e dirmi: vero, ha ragione; no si sbaglia. Puoi anche dire: e chi se ne frega.
Vado per un'altra soluzione ancora: è grave che non si percepisca il problema di influenza che un editore, duopolista pone la necessità di un controllo ulteriore da parte della cultra e degli intellettuali, non solo della qualità e veridicità delle informazioni, ma anche alla quantità e all'indipendenza, oltre che alla differenziazione per toni e muscoli che essa deve avere.
Mi stupisco della leggerezza con la quale anche chi dovrebbe esser un intellettuale si pone nei confronti di parole e argomentazioni senza capire esattamente quali sono le poste in palio. Bah.
martedì, settembre 29, 2009
mercoledì, maggio 20, 2009
se il marketing politico non serve a favorire i cittadini...
neanche la destra.
non mene frega nulla da anni.
però una considerazione la voglio fare.
guardate un po' questi dati.
Il pd perde il 10% in un anno.
non governa, litiga e non migliora.
i problemi sono tutti qua?
E' solo perchè Berlusconi è un bravo uno di comunicazione che la sinistra perde sempre più consensi?
C'è stata un'esasperazione, da parte dei politici e dei politologi e da parte dei markettari e comunicatori, nell'assegnazione al valore comunicazionale sempre una maggiore importanza.
E' vero, il marketing politico è importante, ma non nella fase delle 4 p soltanto.
E' importante capire il mercato, scoprirne le necessità, ascoltarlo e dialogare col mercato.
E' importante per le imprese.
Lo è per i politici.
Bene politici.
Impariamo la lezione.
L'esaltazione e l'esasperazione del modello twitterino di Obama potrebbe offuscare ulteriormente le menti. Obama non era un mero emittente di messaggi su twitter, era anche (con le dovute proporzioni) un ricevitore, un destinatario. E ha saputo cogliere i cambiamenti, le richieste e le necessità. Utilizzando certo la comunicazione, ma dialogica.
va beh. mi stupisce che la dialogicità sia sottovalutata ancora.
mercoledì, maggio 06, 2009
Manifesto di "cosamistupisce"
Questo blog ha bisogno di un manifesto.
1. sarà utilizzato a scopo personale; la sua linea editoriale sarà "luca oliverio".
2. presenterò i miei pensieri;
3. lo userò per raccontarvi le cose che mi stupiscono, le aziende, i prodotti; ma...
4. sopratutto per raccontarvi le persone eccezionali che conosco e incontro quotidianamente;
5 per raccontarvi i progetti che mi vengono raccontati e
6. chiedervi di finanziarli, partecipare, collaborare con questi.
7 e più importante: la ricerca costante dell'eccellenza.
Queste sono alcune delle cose che mi redono un uomo libero. E le voglio fare tutte.
:)
un mea culpa e un atto d'accusa
Ho confuso il social networking con la "scambio dei favori" chiudendomi in un cerchio formato da gruppi, persone, amici, conoscenti.
Vi chiedo scusa.
Tornerò a rispettare i miei principi che non sono di circolarità ma di informità; non sono di uniformità ma di caos; non sono di dare-avere ma di comunicare.
Come dire: voglio tornare a fare la puttana sociale che ero, senza guardare in faccia all'opportunismo e al favoritismo, ma voglio tornare a mettere in contatto e relazioni i miei amici con gli altri miei amici anche quando io sono un mero mezzo. In fondo sono un comunicatore.
E ora l'atto di accusa:
Cel'ho con quelli che mi hanno consigliato di trasformarmi in un essere circolare tu-io-noi-tu-io e quindi uniforme.
Vi dico basta. Amavo esser irregolare, sbilanciato e per niente circolare nei miei rapporti, nelle relazioni e sopratutto nelle mie attività di social networking.
:)
col sorriso sulle labbra ovviamente.
Entro stasera vi scriverò il manifesto di questo blog. che poi è il manifesto di un uomo libero.
martedì, aprile 14, 2009
Preghiera contro l'impotenza... verifichiamole tutte le case.
Se il nostro fabricato non è stabile va sistemato.
Con, se possibile, un piccolo contributo statale tutti ci rimettiamo a norma la nostra casa, se è possibile rimetterla in ordine, altrimenti la dovremo rifare, in un massimo di 5 anni.
Le verifiche dovrebbero partire da ieri.
In Abruzzo invece, i soli progettisti, direttori dei lavori e vari appaltatori non basterebbero a sbrogliare la situazione, quindi gli invierei i professori universitari, gli assistenti e tutti gli iscritti all'albo degli ingegneri (almeno a qualche cosa lo facciamo servirà l'albo...) e facciamo stare un po' più tranquille le persone. Giusto un po'.
Periziamo, e garantiamo l'agibilità e la stabilità delle strutture.
Una ad una.
Facciamo una legge.
Se non si può, facciamo un'associazione culturale.
Facciamo un consorzio.
Facciamo una fondazione.
Facciamo qualcosa insomma, con ingegneri e costruttori e diamoci una mossa.
Se vi chidete "a che serve"... andate a Salerno, o a Potenza; incontratevi con chi era lì nell'80. Parlategli del terremoto. Simulate una scossa. Oppure siate presenti ad una scossa e guardategli gli occhi. Li vedete? quella non è paura, è impotenza, e non fa tremare, ma morire di sconforto.
Quando qualcosa non la puoi domare, può succedere. Quando non la puoi dominare, può succedere. Quando qualcosa non la puoi prevedere, può succedere. Quando non ti puoi difendere, può succedere. Ma quando tutto ciò capita contemporaneamente ti senti morire. Sei impotente.
Partiamo dall'Abruzzo. Seguiamo con le strutture pubbliche e di pubblico interesse (prima di tutto ospedali, dormitori e case degli studenti), poi col resto. In quanto tempo avremo periziato tutto?
però cavolo, almeno dormiremo più tranquilli.
Tu, che ne pensi?
mercoledì, marzo 04, 2009
La crisi economica: rischi!
adesso viene il turno di questo: la crisi economica: rischi.
Sì perché ovviamente ci sono tanti, tantissimi rischi dietro una crisi economica, il più terribile è il fallimento, personale, societario; ma anche sociale e collettivo.
Il fallimento è un fardello che però è stato depenalizzato e decolpevolizzato anche a livello personale, quindi una cosa della quale oramai sempre più imprenditori ne vanno abbastanza indifferenti. Ahimè!
ma quali sono i rischi della crisi?
- la ristrettezza economica porta ad avere il braccino corto sopratutto verso:
a) dipendenti;
b) investimenti in R&S;
c) pensare a lungo termine.
La fluidità di cassa da esigenza diventa scopo; da obiettivo diventa unico fine.
Vediamola dal punto di vista del dipendente.
L'imprenditore che teme la crisi procede con più o meno ragione, a una serie di tagli del personale che immettono sul mercato manod'opera di tre livelli:
a) molto giovane e competitiva;
b) relativamente giovane e comunque molto aggiornata e dinamica;
c) anziana e comunque molto ipostatizzata.
Disegnando un grafico immaginate lungo la x da un lato la staticità e dall'altro la dinamicità e sull'asse delle y il fattore della facilità al reinserimento. Ovviamente all'aumentare della dinamicità diventa più facile trovare lavoro.
Questo significa per i dipendenti: che devono rimanere sempre e costantemente aggiornati per spostarsi il meno possibile nella zona degli statici (per staticità si intendeva fissità mentale, non tanto fisica, ovvio, e per età, quella mentale).
visto questo grafico l'imprenditore si ritrova nella terribile situazione di decidere a chi tagliare la testa: dinamici e facilmente assorbibili dal mercato o statici e molto probabilmente disoccupati per lungo periodo?
Qualunque scelta farà cedere all'azienda del know-how interno molto importante, derivato sì dalle competenze, ma anche dalla sintonia e forza di squadra che si è andata a creare all'interno del gruppo di lavoro. Almeno che non si lasci a casa un intero gruppo di lavoro; in quel caso l'importante per il gruppo sarà: rimanere uniti, così da potersi dare forza e essere magari assorbiti interamente da un nuovo gruppo imprenditoriale (questa sarebbe la situazione ideale... ma solo ideale temo).
Dal punto di vista della ricerca e dello sviluppo le aziende sono portate a tagliare quelli che vengon visti come i tempi morti: dedicati solitamente al cazzeggio e alla ricerca di nuovi strumenti, metodi e strategia dai dipendenti più interessati.
Il terzo è il taglio del pensiero a lungo termine, della semina e della costruzione.
3 rischi molto seri.
Mi auguro che nessun imprenditore ci caschi. Ma anche questa è solo una speranza mi sa.
Mi trovavo a parlare di cose simili, e sopratutto della ricerca dell'eccellenza nel gennaio del 2008 in un post che intitolavo:il valore son le persone.
Spero.
Spero in nuove idee, in nuove strade; spero nel coraggio e nell'ottimismo.
E nella ricerca dell'eccellenza.
mercoledì, febbraio 25, 2009
...a latere
Penso che a quindici anni, quando senti di avere le risposte giuste a tutte le domande, di governare il mondo, di averlo capito e compreso appieno; o forse non sono quindi, ma 18, 21; quando a quell'età hai la convinzione di poter e voler lottare contro i venti, i mulino a vento e i lenti, in quel periodo in cui sei certo di aver capito tutto: bene, era vero.
Avevi davvero capito tutto, ma proprio tutto: ritmi, modi e anche priorità della vita.
Poi di colpo arrivano gli "adulti"... e i bambini una volta uomini non giocano piu piano piano perdono il valore di tutte le cose... e ti insegnano il loro modo di vivere il mondo, le loro priorità e di fanno dimenticare tutto ciò che con pazienza tu hai scoperto con le tue forze per 15/18/21 anni di seguito.
Una domanda: da adulto quanto tempo dedichiamo alla scoperta e alla ricerca del nostro "futuro"? certamente meno e con meno possibilità di concentrarci.
E allora...
A te che forse hai meno di 21 anni, non lasciarti ingannare: tu ora hai capito quasi tutto della vita, non farti imbrogliare.
martedì, febbraio 17, 2009
Crisi economica: opportunità.
Ho provato a raccontarvi perché a me piace la crisi economica in
- La Crisi Economica: evviva, evviva.
- La crisi economica: pahuuuura!
Adesso mi sembra giusto approfondire perché nella crisi vedo sopratutto opportunità. Già: opportunità. Di rifondare l'Italia; il mio sud, la mia calabria; la mia agenzia di comunicazione. perchè lo vedo possibile.
Vista nel settore della comunicazione, non è che in Italia si stesse male, però era diventata un po' troppo la terra dei furbetti (il quartierino), dei cuginetti (i maghi del pc anche di quindici anni tutto fare), delle reginette (agenzie di pianificazione) e dei principini (le agenzie di comunicazione ipostatizzate); bene adesso è il momento di ripartire.
Abbiamo bisogno di accendere il cervello e ragionare, pensare, creare, condividere, costruire e sopratutto prendere parte e inventare.
Dobbiamo assolutamente prendere parte alla vita sociale, culturale, economica e sociale: perché per risalire la china avremo bisogno delle nostre forze, di quelle di tutti. Ed è in questi momenti che le persone danno il meglio di se: sotto stress, sotto tensione e costretti ad agire. Lo sappiamo no.
E allora ecco che la crisi economica rappresenta una grande opportunità: mettersi tutti in gioco. finalmente.
La ristrettezza economica poi invita e costringe le aziende a investire al meglio le risorse; vero. Ma dall'altro lato permette a molte più aziende di competere tra loro. Mi spiego: se prima i grandi colossi spendevano 100 volte il mio capitale in R&S adesso ne spenderanno 10volte, perché per loro un taglio da 100'000 euro a 10'000 è un taglio importante, per me da 10'000 anche se fosse a 1'000 non avrebbe la stessa "importanza" come taglio... non so se son riuscito a dirlo nel modo corretto. Con 100'000 euro si pagano gli stipendi di 10 persone; con 10'000 di una. Quindi è impossibile competere contro quella forza, ma tra una persona pagata 10'000 euro, e una pagata 1'000 magari è più facile competere... (è un esempio, ma il ragionamento penso vada da se)
Rappresenta un'opportunità sopratutto per quelle aziende quindi che vogliono investire adesso: pensate a quelle imprese dove è il titolare a fare R&S (anche di new business), avrà certamente la possibilità di conquistare importanti fette di mercato; e se a questo punto, a parità di valori economici messi in campo si potessero valorizzare le vere competenze? e magari migliorare le tue e farle emergere? e magari ancora presentare dei piani low budget e hi performance?
Ecco; questi sono aspetti che vedo come opportunità nella crisi economica.
E poi... aguzzare l'ingegno.
Voglio fare un esempio pratico. Sono dieci anni che realizzo siti web di tutti le tipologie, progettando community, servizi, e vetrine; però in questi dieci anni ho raggiunto una certa maturità nella progettazione di community innovative; bene, se voglio sopravivvere alla crisi economica sarà il caso di stringere i denti, concentrare le mie energie, i miei studi e le mie ricerche verso questa unica direzione; confezionando best practice, case history, e un ricco portfolio dedicato a questo tema e poi farlo vedere ai potenziali clienti.
Certo funzionava così anche prima; ma prima, dico per dire, l'armando testa poteva dedicare 6 stagisti e due senior per x giorni allo studio esclusivo di una gara; io invece, piccolo imprenditore preso per la gola dalla carenza della fluidità di cassa non potevo farlo; e allora vincevano loro.
Adesso che anche i grandi gruppi hanno ristrettezze di questo tipo probabilmetne ci ritroveremo a gareggiare un po' più a armi pari e quello che emergerà sarà l'innovazione, l'invetiva e la qualità delle idee...
Ovviamente tutto ciò AMMA (a mio modesto avviso... lo scrivo AMMA, perché odio la pigrizia della lingua italiana che si è appiattita su uno sterilissimo IMHO).
lunedì, febbraio 16, 2009
La crisi economica: pahuuuura!
Perché quel ministro (compreso il primo) e quell'altro (compresa la Gelmini) continua a parlarci di crisi, crisi, crisi. E anche Veltroni dice che la crisi durerà tre anni (potere di futurologo? bah). E questo fa paura.
La gente, se c'è la crisi economica deve effettuare dei tagli; lo dicevamo anche nel post di prima in fondo; anche se preferisco parlare di razionalizzazione... va bene, si vada anche con i tagli; e tagliamo. Ma cosa? noeh, non ci pensate proprio; ahio! lo sapevo, hanno tagliato un'altra cosa che costa poco e influisce molto poco sul bilancio rispetto ad altre voci che invece...
Esempio: quante aziende avranno deciso di tagliare le spese sul "caffè offerto ai dipendenti"? sì,la macchinetta del caffè... i buoni pasto; i rimborsi spese per trasferte, benzina, ristoranti; le ore di straordinario, i premi di produzione... Ehi, posso dirvelo in modo chiaro: ma siete impazziti? scusate la volgarità.
Ma quelli quanto vi costano in un anno? sì certo, vi costano; ma non sono uno spreco, sono GRATIFICAZIONI!. Cavolo; gratificazioni. I dipendenti sono già bistrattati da più parti; la crisi l'avvertono in paura e tensioni; adesso anche in azienda no dai, vene prego; sarebbe un errore dar loro questo colpo. Psicologicamente farete avvertire di più questa crisi.Dovete far dei tagli fateli in modo razionale. E poi: siete sicuri che dovete farli? non si può per caso migliorare l'offerta; differenziarla; offrire nuovi servizi; dedicarvi con maggiore serietà e serenità a delle nicchie di mercato che già servite ma a cui potreste dedicare maggiori attenzioni massimizzando i profitti?
Eh sì dai, certo che si può.
La crisi economica mi fa paura perché tutti ne parlano in modo "terrorizzante" senza molta cognizione di causa e senza troppe capacità.Non so se sia la metafora migliore, ma ho immaginato il sistema economico come il sistema idrico, che vista nel piccolo potremmo raccontare così: se la damigiana è da duecentro litri posso riempire equamente 200 bottiglie da litro oppure spareggiare le parti. Se però una parte di acqua la lascio nella bottiglia (o peggio nella damigiana)... più bicchieri saranno vuoti o avranno meno acqua nella migliore delle condizioni.I bicchieri devon esser riempiti; questo è l'obiettivo. se però uno evita di versare l'acqua, e
poi anche un altro e così via... beh, ci sarà poca acqua in circolazione e il resto viene da se.
Ora quello che si dovrebbe fare è evitare di far paura alla gente; se non guadagni meno di ieri perché hai paura, di cosa? per giunta stanno diminuendo i prezzi al consumo di alcuni beni (e comunque su questo l'intervento dei Governi sarebbe auspicabile)... allora perché mai aumentare il tuo risparmio? perché diminuire i tuoi investimenti caro imprenditore? a qual fine spingere di meno i tuoi prodotti sul mercato? perché c'è la parola crisi in giro per il mondo? beh, la crisi amico mio la stai creando tu in questo modo, scusa ma dovevo dirtelo.
Certo semplificando, giocando e parlando molto in modo micro forse...
però a me la crisi fa paura per questa ragione: la gente ha paura della crisi perché ne sente parlare tanto, la avverte un pochino e si chiude a riccio, almeno nella quantità che ne sente parlare e crea la crisi vera, anzi, anche peggio di quella preventivata.
Ora non vorrei esagerare, ma AMMA (a mio modesto avviso) la crisi è molto ma molto generata dalla paura; e poco, pochissimo reale. Ci sono imprenditori che si lamentano; altri che hanno visto il fatturato e il ricavo aumentare.
Quelli che si lamentano alcuni hanno ragione: vendono meno. Altri invece non vendono meno, ma si lamentano e si proteggono per paura.
Non vorrei davvero che tra dieci anni riguardandoci indietro ci troveremo a dirci: però, la crisi era di intensità 4/10 e noi l'abbiamo trasformata, per paura, in una di intensità 10/10...
Più è bassa l'intensità della crisi, meno avremo paura di investire sul nostro futuro e più veloce sarà la ripresa; e sarà una ripresa anche del mio sud se la gente saprà sfruttare l'occasione.
(leggete anche "la crisi economica: evviva" però, senno vi fate un'idea errata di come la penso :DD)
domenica, febbraio 15, 2009
La Crisi Economica: evviva, evviva.
Già, così in azienda: dai, compriamo una telecamera nuova, un mac nuovo, un HD nuovo, tanto lo paghiamo a rate. A rate?! E se poi non cela facciamo? beh dai, cosa vuoi che sia pagheremo in ritardo gli stipendi, mica sarebbe la prima volta. No certo che non sarebbe la prima volta; però forse se non mi date lo stipendio e non pago la carne al macellaio lui non può pagarti il calendario delle scrofe che gli abbiamo realizzato; che ne pensi?
Certo. La gente ragiona di più. E non si è neppure vista la rincorsa al sale, allo zucchero e alla farina; segno che la gente ragiona.
E dal punto di vista delle imprese?
Non si possono più permettere errori.
Non si può fare più nessun tipo di investimento sbagliato.
Tanto meno in comunicazione.
Ecco che diventa essenziale scegliere l'agenzia giusta; che abbia all'interno il personale adeguatamente preparato, fresco e frizzante; e che possibilmente mi spinga per attività di comunicazione low budget e hi performance. Già. Low budget e Hi perfomarce.
Ecco cosa vogliono le aziende: alti ritorni dagli investimenti. Sì lo so, dovrebbe essere la loro richiesta di sempre; ma prima il fallimento era tollerabile, la sperimentazione necessaria anche in comunicazione (eri circondato da piccole pseudoagenzie che fanno sviluppo e ricerca sulle tue spalle...) adesso invece devi assolutamente spingere, spingere, spingere sulle leve giuste e nel modo migliore.
Ecco perché mi piace la crisi; rischia di rimettere al posto un po' di situazioni. Giusto avere i free-lance, ma il cuginetto che sa fare il sitino non è paragonabile a un'agenzia di comunicazione; quindi se vuoi far business ora non puoi più permetterti di rischiare: chiama un'agenzia preparata e seria.
Dall'altro lato le agenzie hanno bisogno di veri professionisti; ibridi oltre tutto; perché il mondo è cambiato, ma loro non sene erano accorte; cercavano ancora art e copy quando ormai il copy è un blogger che sa programmare in HTML almeno e sela cavicchia con photoshop; mentre l'art è uno scrittore eccellente per il proprio blog che sa intrattenere rapporti con i clienti e come minimo usa telecamere, macchinefotografiche e programmi di montaggi video meglio degli operatori rai.
Già, il mondo è cambiato; le agenzie non sene sono accorte; le imprese neppure. E' arrivata la crisie tutti ad aver paura e invece... la crisi è una grossa opportunità: i migliori sopravviveranno migliorando i profitti e selezionando le risorse; ma la cosa bella è che il migliore sarà proprio chi saprà fare queste scelte; non chi già oggi è il migliore.
La crisi rimette in discussione i valori in campo e valorizza le competenze personali e aziendali (la black-box dell'impresa). Eccoci allora: diamo forza al valore delle risorse interne, selezioniamo le migliori risorse che sono lì fuori sul mercato e diamo le risposte adeguate alle imprese.
Bhu, non so; voi cosa ne pensate?
La Crisi economica.
Stavolta ci tengo però a dar un minimo di ordine. Lascerò che sia la crisi a stupirmi. Sì lei, la grande crisi economica mondiale.
Di lei parlerò.
Non essendo un economista non avrò pretese di esaustività o rigore scientifico, ma voglio discuterne, chiacchierarne, esprimere il mio parere e raccontarvi cosa:a) mi affascina della crisi;b) cosa mi spaventa della crisi;c) quali prospettive e opportunità vedo nella crisi;d) quali sono le cose che "AMMA" andrebbero evitate.
Ci proverò; con il mio solito non rigore e uno stile canzonatorio :D
Vediamo.
martedì, febbraio 03, 2009
Il disagio sociale: non nasce dalla famiglia.
E allora perché da più parti si invocano leggi e azioni per la famiglia? per la tutela, per... ma qualunque cosa tranne una: i giovani vivono un disagio sociale molto forte, uno spiazzamento completo tra il modello di realtà disegnata (non sognata, da badare, ma disegnata) e la realtà vissuta.
Poniamo il caso di voler tracciare un cerchio. Si ha un'idea molto precisa di quel che sia. Poi lo tracci e ti rendi conto che... cioè, non sei mica Giotto. E mica è un problema. Non sei Giotto, sei Francesco, Luigi, Antonella, Alberto, Giovanna, Luca, e allora? Niente, chisenefrega.
Però la distonia tra il cerchio percepito e quello realizzato è la stessa distonia che hanno in mente i giovani tra quel che gli viene propinato come divertimento, stile di vita e fine della vita e quello che in realtà poi alla fine vivono.
Ecco. Se le istituzioni vogliono far qualcosa inizino a dare ai giovani la vita che meritano, sognano e desiderano; e che sopratutto vedono come possibile.
Per far un cerchio come quello di Giotto uso il computer o un compasso, per migliorare la qualità della vita ci saranno pur tanti begli artefatti; ecco, loro hanno scoperto la droga; e non solo. Noi cosa gli proponiamo?
Leggi! Scuola, educazione ecc. ma vah, che soluzione del piffero.
Chiuderei con un piccolo video; un brano di Brassen tradotto da De Andrè.
lunedì, febbraio 02, 2009
Il messaggio è il medium
Se da qualche parte ci si chiede cosa succederà ai mezzi di comunicazione col passare del tempo e se i capelli bianchi li porteranno a disintegrarsi o a modificarsi poche sono le certezze di fatto.Il mezzo cede sempre di più il passo al messaggio diventando egli stesso il medium (il messaggio è il medium, non più il contrario oserei dire); e i localismi diventano sempre più importanti.Guardare facebook per credere.
Quanti sono i gruppi del tuo piccolo centro abitato ad esser presenti su Facebook? quanti, li hai contati bene? sì, del mio sì, e tra diciture variabili e sfotto di contesa, ne risultano una quantità non più contabile (più di 500 dice facebook stesso)...
Ed è così che acquisisce importanza il locale anche per gli editori, che si concentrano sempre di più nella creazione di una proposta molto localizzata di informazioni, news, intrattenimento.
Forze che da un lato cercano di aggregare. Dall'altro c'è la necessità degli utenti di apparire, esistere, parlare, discutere; forze che tendono a esplodere e disaggregare.
Se da una parte spingono quindi ad esser più localizzati i contributi, più intrisi di comunità e di piacersi all'interno di una comunità dei pari, dall'altro la stessa forza spinge all'individualismo, all'isolamento, a quello che già mi ero proposto di definire co-individualismo, ovvero una forma di individualismo nuovo e diverso: io esisto insieme agli altri io; e navigo da io e non da noi.
La stessa tensione spinge il messaggio a fregarsene del medium; egli stesso, il messaggio, acquisisce uno statuto corporale; una forza egocentrica che lo costringe ad esistere indipendentemente dal mezzo che lo trasporta; non più televisione, radio, carta, ma il messaggio. Non gli interessa come lo volete trasportare, lui si modificherà e prenderà forma mutevole, ora in podcast, e ora in forma video, e ora sulla carta anzi no, sull'internet.
Eccoci, siamo nella fase dell'entropia da un lato, e dell'ordine, della categorizzazione e delle comunioni dall'altro.
:)
giovedì, gennaio 29, 2009
sei proprio una spungna Spontex.
Ecco tutto questo.
Cliente: Spontex.
Energia.
Luce e movimento. Energia.
il cliente è Electrabel
mercoledì, gennaio 28, 2009
Post al contrario
Così, al contrario.
martedì, gennaio 27, 2009
dove siamo
"La Cena delle Nordestine avvenuta a Padova, 24 gennaio è un chiaro esempio del fatto che qualcosa nel mondo è cambiato. In passato sarebbe stata una semplice cena oggi è diventata un micro evento."
da Marco Fossati invece guardo questo
quest'altro da AdPulp.
e questo stavolta da disruption
giusto per fare una foto alla situazione in questo momento.