domenica, luglio 13, 2008
Saper dire no.
Non sapevo dire no:
>ai miei amici che mi davano appuntamenti alla domenica pomeriggio, quando invece avrei dovuto fare dell'altro;
>ai miei zii che mi chiedevano di andar da loro a dargli una mano;
>ai miei nonni che mi chiedevano di andarli a trovare;
>a mio fratello; ai miei cugini;
A tutti dicevo sì, e spesso per fare dieci cose, tutte contemporaneamente.
E' stato uno dei miei grandi difetti: dire sempre sì; c'è da farsi il turno in tv, c'è da lavorare di notte, c'è da giocare a calcio, qui, ora, con le scarpe e il vestitino della domenica...
E mio padre ha provato a spiegarmi e consigliarmi: impara a dire no, questo non posso farlo; non mi va di farlo; questa cosa mi distrae dai miei obiettivi.
Ecco una buona motivazione per imparare a dire no: dire no a tutto ciò che ci distrae dall'obiettivo.
Non si può suonare l'inno nazionale con la banda musicale al sabato pomeriggio alla partita nella quale fai il terzino. O suoni, o giochi a calcio. Cosa è più importante per te, per i tuoi obiettivi, per il tuo futuro?
Sì certo, a volte si deve mediare tra gli interessi personali particolari, e gli interessi degli altri:sei l'unico mancino in squadra, se manchi tu... ma sei anche l'unico trombettista della banda. Cosa scegli di fare?
La tua scelta avrà delle ripercussioni.
Probabilmente il mister non ti convocherà la settimana prossima. Come probabilmente nella banda si cercheranno un trombettista più affidabile. Oppure no, non succederà nulla di tutto ciò perché gli altri sono comprensivi almeno quanto te.
E allora? Beh, se vuoi fare il musicista nella vita, allora suona; se vuoi fare il calciatore gioca.
Da "grande" questo stesso problema ti si ripresenta spesso davanti; e dobbiamo imparare a dire no a tutte le cose che ci distolgono dai nostri obiettivi, prima di poter sottrarre troppo tempo ed energia alle cose che contano sul serio per noi e che costituiscono il nostro futuro.
La scelta: studiare o lavorare? Se compatibile, cioè lavori in un'agenzia di comunicazione e studi Marketing o Scienze della comunicazione, puoi fare entrambe le cose, anzi, forse devi, perché è il miglior modo per studiare.
Ma contemporaneamente non puoi uscire tutte le sere, tutti i fine settimana o dedicarti ad altre mille cose: il tuo futuro è importante. vuoi fare questo mestiere nella vita? e allora concentrati su queste due cose e impara a dire no alle altre. William Ury, docente ad Harvard e mediatore politico e aziendale ha scritto un libro: il no positivo, ovvero come negoziare un accordo senza rinunciare ai propri obiettivi.
All'interno del suo trattato cerca di spiegarci come e quanto sia importante saper dire "NO", per il benessere della salute mentale e fisica di noi stessi, ma anche per le nostre tasche.
E' importante dire no anche per le aziende: no a portare avanti prodotti che sono "finiti", no a progetti insensati e no anche a rami d'azienda ormai falliti.
Sono tante le storie delle aziende che hanno saputo dire no. Sono tanti gli uomini che hanno saputo dire no e come per le aziende, quel no è stato il loro successo.
E' il discorso del "o meglio o niente" di cui parlavamo qualche tempo fa.
Puoi ottenere il meglio, ma devi sapere cosa vuoi ottenere e tracciare il tuo piano d'azione, oppure puoi rimanere un mediocre: per fare la seconda cosa, rimanere dei mediocri, nella maggior parte dei casi è sufficiente non avere una strategia, in altri è obligatorio non volerla seguire, in altri ancora è utile dire sempre e a tutto sì.
La scelta, diceva Morpheus in Matrix; la scelta.
sabato, luglio 05, 2008
La Parola del mese
Qui trovate l'approfondimento sulla parola che avete scelto per il mese di Giugno.
Per scegliere invece la parola del mese, che vorreste Massimo Arcangeli approfondisse sul nostro sito, potete andare a questo link.
sabato, giugno 28, 2008
ragionare con i supporti
Ne parlavo qui, su questo blog: come influenzano il ragionamento e la discussione, i supporti a nostra disposizione?
A causa o per merito, di questo piccolo post di stupore, mi ha contatto Federica, che ringrazio, poiché mi ha fatto scoprire questo strumento. http://www.survivingmeetings.com/it/blog/index.php/papershow
Ne conoscevo delle varianti, tante varianti. Adesso questo mi sembra più interessante. Perché posso continuare a scrivere sulla mia carta preferita: una federigoni vellutata; però non posso continuare a scrivere con le mie matite colorate della faber castel, presumo, ma solo con la loro penna, abbastanza grande da massacrarmi le dita, a prima vista.
Però, un piccolo sforzo potrei anche farlo per ottenere i risultati che chiedo.
Ovvio, adesso rimane da capire: quanto costerà quest'artefatto, e quando sarà presente sul mercato italiano, come sarà capillare la sua distribuzione.
Argomenti da markettari; io faccio il pubblicitario.
venerdì, giugno 27, 2008
basta con la comunicazione.
http://elogiodellalentezza.blogspot.com/2008/06/ustica.html
ecco: Ustica, la Strage. ustica, la mancanza di registrazioni.
Il mistero italiano.
e mi stupisce.
mi stupisce.
mi stupisce che la mancanza di comunicazioni, o meglio, di registrazioni delle comunicazioni non venga capita, intrappolata, annullata.
28 anni dopo, la mancanza della comunicazione (o meglio, delle registrazioni delle comunicazioni) torna in voga. si fermeranno le intercettazioni telefoniche.
Mi stupisce.
Mi stupiesce che non sia stato scelto il 26 giugno 2008 per promulgare la legge: ormai sarebbe stato anche più palese che il silenzio, all'interno della società della comunicazione è voluto, dovuto, cercato...
A me che di Ustica non si sappia niente non solo stupisce, ma secca, terribilmente. 77 persone non hanno ancora avuto giustizia. tutto per colpa di mancate registrazioni.
Mi fa pensare, e tanto; alla giustizia; alle leggi; al governo; ma anche alle imprese che decidono di tagliare le spese in pubblicità.
Sarà cinico il collegamento, sarà spietato, ma questo è un blog fatto per stupirsi, mica per i buonisti.
lunedì, giugno 09, 2008
Creativi e clienti: come far evolvere la pubblicità e il marketing?
I creativi ci mettono le campagne che i clienti non hanno accettato.
I clienti ci mettono le loro spiegazioni.
Piumaggi azzeccati, ma rovinati dal: voglio il logo più grande; metti la foto dello stabilmento, perché quelle nuovole dovrebbero rappresentare l'etereità della mia azienda?
Ma anche: mi aspettavo qualcosa di più creativo; questo non rappresenta il nostro brand come vorremmo; dovreste fare qualcosa di più "claim"; e perché non ci avete proposto una campagna teaser? ...e siete sicuri che il negative approach funzioni anche in Italia? ...ma sì, ottimo lo scoiattolo che fa un peto: ci piace da impazzire; sì! urliamo che il nostro prodotto è un ottimo strumento per l'acchiappo.
Ma anche: il vostro pacco è in buone mani!
Chi aveva torto, chi ragione? Campagne azzeccate, bloccate dalla paura di rischiare dei clienti; clienti ingabbiati e rallentati nel proprio sviluppo economico dalla agenzie.
Dove sono gli errori?
E dove poterne parlare con tranquillità?
Comunitazione collaborerà anche quest'anno con la MTN Company di Cava de' Tirreni per organizzare una mostra con questi lavori.
Perché?
Perché a differenza degli award e dei vari premi, di questa mostra sene parla sui giornali (Panorama, il sole 24 ore, il Secolo XIX, Il Corriere del Mezzogiorno ecc... abbiamo una rassegna stampa, per l'edizione del 2007 con più di 100 testate che ne hanno parlato): e raccontano una società in movimento, un cliente sempre più consapevole di ciò che cerca e una comunicazione che affanna, sia sul piumaggio, sia sulla definizione di una personalità di brand; e perché da questi dialoghi speriamo nasca un'interazione cliente-agenzia che crei nuovo valore per la comunicazione e il marketing.
Ma abbiamo ancora delle nicchie in cui il cliente non percepisce il cambiamento o non ama dare una personalità univoca e forte alla propria azienda (il piumaggio influisce non poco nello stabilire i tratti distintivi della personalità di un brand). E abbiamo ampie nicchie in cui sono le agenzie a non percepire questi movimenti.
Ecco perché si fa Creatives are bad. Ecco perché è importante partecipare alla mostra, come spettatori, come clienti e come agenzie.
Quest'anno la prima uscita della mostra sarà a Torino, nell'ambito della manifestazione più complessiva di Torino capitale mondiale del design.
Mi stupisco ancora vedendo resistenze nella partecipazione di alcune agenzie: parteciparvi non significa ammettere delle sconfitte, o voler dimostrare la propria superiorirà, ma trovare una strada per creare un dialogo costruttivo tra agenzie e clienti; confrontarsi sui temi più interessanti con i propri concorrenti e colleghi; capire le ragioni dei rifiuti e partendo da lì, analizzare e capire dove vanno i clienti, cosa vogliono e molto probabilmente: come sta evolvendo la nostra società?
Se avete dubbi, domande, proposte, interessi... contattatemi pure; mi piacerà scoprire anche la vostra opinione.
Alla scoperta delle parole
Non è un semplice esercizio di linguistica, ma di comprensione e verifica delle modifiche diacroniche che le parole hanno.
qui trovate gli items da scegliere http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=4239&area_id=145&mac=5.
Alla fine la parola "vincitrice" sarà trattata dal professor Arcangeli, all'interno della rivista LId'O e di comunitazione.it
A me incuriosisce, perché spesso mi hanno stupito le dineamiche della lingua.
lunedì, maggio 26, 2008
influenze da microblogging camp: tra poco.
due nomi per un'agenzia e per degli artisti.
Se io fossi un artista mi chiamerei: tra poco.
Vel'immaginate voi. Tutti i presentatori prima di mandar la pubblicità: ci vediamo tra poco! e il pubblico applaude; almeno penserei applaudano me.
E poi sarebbe un nome che funziona. Rimarrebbe in mente, nella mente;
e soprattutto: l'unico momento in cui non si parla di pubblicità, ma si fa è subito dopo la locuzione "tra-poco" e il "bentonarti".
dovrei scegliere.
O tra-poco o bentonarti.
Credo siano due bei nomi per chi vuol vendersi.
Ma anche per un'agenzia di comunicazione.
...a chi hai affidato il lancio? a "tra-poco".
oppure
...a chi hai affidato il lancio? a "bentornati".
Nomi che non si dimenticano.
Ah, anche per una linea di abbigliamento non sarebbero male.
Che cosa desidera? tra-poco, ma buono.
sabato, maggio 17, 2008
i supporti e il ragionamento
Quello che mi stupisce al momento è una questione meramente più pratica: se non usiamo più la carta per fare dei layout, o per tracciare le linee di un ragionamento... saremo ancora in grado di tracciarle mentalmente, certo, ma ne perdiamo per caso? lo limitiamo?
A tracciare le linee di un pensiero su un foglio di carta, mi è stato insegnato credo dalle scuole elementari. Durante gli esami anche di Sociologia ho conservato il vizio di tracciare delle linee e di seguire i miei ragionamenti con il supporto di un foglio di carta, abitudine che spesso ha suscitato anche stupore nei miei esaminatori.
In agenzia da alcuni anni non vedo più nessuno fare dei prototipi delle proprie fustelle prima su carta magari, e sopratutto non vedo mai disegnare dei graffi.
I "vecchietti" per fortuna continuano a farlo.
Mi sento un vecchietto: continuo a farlo e lo farò sempre.
Perché farlo: i "graffi", i prototipi e gli schemi a blocco dei miei pensieri, mi hanno sempre aiutato a comprendere e ragionare.
I brainframe stanno cambiando ancora una volta. Ma non credo che la tastiera di un computer basti a rappresentare i miei pensieri; e non credo ne nel monitor e tanto meno nelle penne ottiche per pc.
Insomma, c'è da un lato un problema di "interfacce" dall'altro un problema di supporti adeguati.
Accetto suggerimenti, se ne avete.
E sopratutto attendo pareri.
martedì, maggio 13, 2008
A elezioni passate
Ne parleremo spero.
Ma ora voglio parlare delle elezioni passate, ancora una volta.
Mi stupisco a risentire la canzone di Giorgio Gaber Qualcuno era comunista, forse perché mio padre lo era; o forse perché lo sono stato anche io.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Gaber, scherzi? davvero? chi era contro era comunista?
e oggi?
no, oggi no, chi è contro non è comunista. Leghista.
ma perché mai?
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Emm... Gaber, ma la democrazie è una cosa giusta, seria, dovuta; o forse no? quella che abbiamo noi è meglio dimenticarla?
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Beh, una buona spiegazione anche questa.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Sì, sopratutto del concetto di democrazia americano.
Oddio, Gaber, avevi ragione allora?
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Beh, bel principio, finito nel cesso mi sa. Ma mi piace stupirmi anche di questo.
E ora Gaber?
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Liquidi e soli nel gruppo dei soli; autistici sociali e asocialmente insieme. Gabbiani che non hanno più nenache *l'intenzione* del volo.
Squallido presagio o la nostra costruzione sociale della realtà?
A voi la parola.
giovedì, maggio 08, 2008
mea culpa
Non tanto per, ma perché si capiscono alcune cose ed è giusto ammettere che si è sbagliato.
Spero questa lezione mi serva.
Spero possa servire anche agli altri condividerla.
Per arrivare a comprendere alcuni dati di una ricerca ho dovuto staccare dal web per 8 mesi, osservarlo da spettatore con scarse interazioni; non so se già oggi tornerò a diventarne un attore, o se ancora bisogna che continui a fare da astante, ma per ora è importante che abbia capito.
In modo presuntuoso ho sempre pensato che le ricerche dessero delle indicazioni non sempre troppo chiare, perché le risposte dipendono troppo dalle domande e le domande troppo dalle proprie convinzioni: il risultato è che si cercano spesso risposte a questioni che già si sanno e che si voglino solo verificare.
Dopo otto mesi da spettatore ho capito cose nuove; le vecchie ricerche che ho fatto le guardo con altri occhi; con un altro punto di vista.
L'importante è eccellere, non partecipare; questo il mio motto dal primo gennaio del duemila otto.
forse anche questa lezioni mi servirà per imparare ad eccellere.
Al momento la mia è una ricerca verso l'eccellenza; una tendenza, non un traguardo e neppure un obiettivo vero e proprio; prima devo imparare ad avvicinarmici, poi lo potrò raggiungere.
Alcune ricerche che ho fatto sui consumatori mediali dell'internet erano viziate in partenza dalle mie domande "convinte" e presuntuose. Poi un lampo, un insight: ed ecco che forse ho capito una cosa in più sul web, dopo otto anni che lo uso, e sei che lo invento a modo mio.
Una nuova scoperta per me.
Ma la cosa bella è che di questa "scoperta" ne ho raccontato la rava e la fava per anni. Convinto che ne avessi la verità in mano.
Eppure qualcosa mi sfuggeva.
Davo la colpa agli altri; alla velocità e alla mancanza di tempo.
Tre cattivi paraocchi. E i paraocchi son sempre negativi, figurarsene tre sugli occhi.
Chiedo dunque scusa a tutti i consumatori mediali del web che ho mal trattato; cercherò di rimediare.
Come, quando e perché... magari ne parleremo un'altra volta.
lunedì, aprile 21, 2008
voto, non voto, mi astengo.
Emm.... c'è gente che vota. l'80%.
C'è gente che non vota, per scelta (mi includo);
C'è gente che vota scheda bianca;
chi scheda nulla.
Si discute.
Si dibatte.
Ma molti si dimenticano che c'è chi non ha potuto votare. E sono Italiani. Hanno tutti i diritti civili e sociali. Non hanno interdizioni dagli uffici pubblici.
Ma non hanno potuto votare:
- perché fare 2400 chilometri in treno in due giorni è "impossibile" o almeno "allucinante";
- perché prendere un aereo per andare a votare in sardegna, quando si vive a Torino è semplicimente da folli, se lo fai solo per un giorno;
- perché partire da Milano e arrivare a Palermo è un viaggio della speranza, sia in treno che in aereo con le condizioni attuali della compagnia di bandiera e dello scalo di Malpensa;
- perché farsi Milano Cosenza, Cosenza Milano, in due giorni, solo per esprimersi se si preferisce farsi uccidere dalle autoproteste della sinistra, o dalle non leggi della destra, lo ritiene inutile, superfluo e sopratutto uno spreco di risorse anche energetiche.
Ma queste considerazioni non vengono mai prese in considerazione quando si conteggia il 20% degli astenuti, pochi vero, ma forse determinante.
E poi, in più... nessuno considera che le liste elettorali sono così vecchie, che capita, che paesi che per l'ISTAT hanno solo 15'000 abitanti, abbiano ben 20'000 votanti.
Di tutto ciò continuo a stupirmene, forse pià stupito del fatto stesso di stupirmene ancora.
giovedì, aprile 10, 2008
il tempo passa, lo sanno tutti?
L'internet ha permesso alle gocce di viaggiare ad una velocità maggiore, aumentando la corrente e i venti di trasformazione.
venti di trasformazione, da sottolineare.
Molta gente legge usability homepage, scritto (per l'italia) nel... 2004?! (4 anni fa) e continua a pensare che quelle regole siano ancora valide.
Ne enuncio una: la pagina del sito deve esser lunga quanto la schermata del video, perché l'utente si secca a dover scorrer la pagina.
Al mouse dal 2000 è stata aggiunta la rotellina di "scrool", fantastica poi quella a 360° del mouse mac.
Ma la gente continua ad enunciare la legge di Nielsen dimenticandosi il nuovo mouse, l'abitudine degli utenti ai blog e tutto il resto.
E sopratutto sottovalutando la "nuova" fruizione che si ha del web.
Il tempo passa, i cervelli si fermano.
i cervelli si fermano? e perché mai!
oddio, il mio è in moto, in auto e in aereo.
Che sarà anche una frase piena di stronzate; ma è una frase che ha un senso se tirata fuori da una campana di vetro. Perché molta gente ha il cervello in moto, come tutti gli altri, solo in moto. Amo la gente che ha il cervello in auto, in aereo, in nave, nel vento, nel cielo e sopratutto nel cuore. C'è gente che cel'ha solo in moto; e averlo accesa, la moto, è gia tanto per tantissimi altri.
Ma di questo mi stupisco. Voi?!
martedì, aprile 08, 2008
user generated content
beh, gli utenti hanno imparato a farlo, anzi, selo sono inventato, questa è la verità.
L'evoluzione biologica della rete è stata spinta dagli utenti verso questa direzione: sempre più contenuti etero-diretti e etero-prodotti; una spinta propulsiva che ha generato forte consenso verso nuovi strumenti del comunicare: i blog ad esempio, tumblr, twitter e gli altri.
Le aziende però son rimaste a guardare. Ma l'affermazione è vera in parte.
Sono rimaste a guardare vero, ma a guardare i loro "esperti", comunicatori, agenzie, consulenti, advisor.
Tutta gente che fa un gran parlare di comunicazione 2.0, web 2.0, giornalismo 2.0 e poi... poi invia a tutte le testate giornalistiche, anziché un fax un email, a tutti la stessa, perché gli venga pubblicato il comunicato stampa (questo quando va bene, ovviamente, perché nel peggiore dei casi questa cosa neppure viene presa in considerazione).
Qualcuno per fortuna ci prova ad inviare agli "influencer" i propri prodotti o delle comunicazione accattivanti e personalizzate.
Ma ancora siamo mooooolto lontani dallo user generated content per quanto riguarda le agenzie di comunicazione, di pr, di marketing e sopratutto degli uffici stampa.
Aprirsi un account su una community non costa nulla; personalizzare il messaggio per quella community pochissimo tempo; pubblicarlo da soli, da content generator altrettanto poco.
E allora? cosa succede? Perché non viene fatto?
Con il web il giornalista sei tu! ma questo le aziende e chi dovrebbe curargli la comunicazione sene dimentica.
peccato. A me non può che stupire, a voi?
domenica, marzo 02, 2008
C'è un futuro possibile per la tv?
Dall'altro lato riguarda la frantumazione. Ottimo a tal proposito il testo di Roldano de Persio che ne analizza bene le prospettive in un testo pubblicato su Comunitazione.it
Partendo da Fiorello e dal suo Viva radio due minuti, ci sono alcuni elementi importanti da analizzare: l'orario in cui viene trasmesso; la durata del programma. Due elementi importanti. Sull'orario... non c'è bisogno di parlarne. Della durata sì.
Il programma di Fiorello mi chiede di star davanti alla tv per pochi, pochissimi minuti; San Remo melo richiede per ore e ore. E in più melo richiede per cinque giorni.
Ma gli elementi importanti del futuro della tv li rivela Pippo Baudo: la tv deve adeguarsi alla nuova società, alla nuova gestione del tempo personale; alla nuova varietà di mezzi.
La tv posso guardarla in streaming; posso guardarla in peer-to-peer; posso anche guardarla a spezzoni.
Non ho visto tutte le puntate di zelig, ma con youtube mi diverto a riascoltare Gioele Dix e gli altri.
Le tv adesso devono dunque imparare a gestire questi nuovi media, a integrare le trasmissioni all'interno di questi nuovi spazi mediali e gestire gli utenti che vanno anche lì.
Un esempio, proprio su San Remo: la rai avrebbe potuto creare un canale su youtube "sanremo", caricarci dentro le esibizioni della prima serata e farcele rivedere; nello stesso tempo avrebbe potuto dirci: ehi, vuoi vedere la sua esibizione dal vivo? beh, alle 22 e 35 questo artista è in diretta su Rai Uno; vuoi chiacchierare con lui o hai delle domande da fargli? lo trovi in chat alle 13, questa è la sua mail; il suo contatto skype ecc... Vuoi votare le migliori canzoni? allora crea la tua classifica, esporta la playlist e inglobala nel tuo blog.
E poi vota attraverso il sito e fai votare i tuoi lettori; esprimi le tue opinioni su questo brano.
E ci sono altre cose da poter fare.
Se la tv impara a non gareggiare con l'internet, ma ad integrarvisi, e ad analizzare come il pubblico dei media è cambiato nella scelta e nella usufruizione dello strumento allora la tv potrebbe risvegliarsi e risorgere alla grande.
La tv generalista ha una caratteristica unica, che per alcuni è anche il suo peggior difetto: quello di farti accomodare su un divano e trasportarti all'interno di un flusso; e volte è molto bello farsi guidare senza dover star lì a scegliere, cliccare, selezionare... è rilassante la tv generalista; il problema? la tv generalista è poco interessante.
Ho dato uno sguardo a San Remo quest'anno. Ho visto punti eccellenti di televisione. Anche punti molto bassi, ma ci stanno.
Ci sono stati duetti estremamenti interessanti: Ben Harper con Jovanotti.
Ora la Rai finalmente inizierà ad interrogarsi su come invertire la rotta intrapresa; ora, in ritardo di sei anni almeno. Meglio tardi che mai.
Ovviamente anche Zelig, Striscia la notizia e tutti gli altri programmi televisivi dovranno interrogarsi, insieme agli autori, ai registi, ai conduttori.
Ma si può fare un'ottima televisione, di qualità e integrarla con le potenzialità della rete; riacquistare così nuovi inserzionisti, diversificarli maggiormente e tornare a godere delle tv di qualità.
sabato, febbraio 16, 2008
da scoltare e commentare
Mendelssohn, opera numero 4: l'italiana.
Vi chiederei di ascoltarla, sopratutto se siete nervosi, e scrivere un commento sull'emozione che vi ha provocato; se è riuscita a farvi scaricare, e quindi rilassare; e se durante l'ascolto provate la rabbia salire, aumentare per poi dileguarsi e scomparire, come succede a me, ogni volta ascolto questo straordinario pezzo, che qui propongo in una esecuzione diretta dal Maestro Levinas.
mercoledì, febbraio 13, 2008
la festa degli innamorati: confessione di un uomo
Per una volta mi lascio trasportare anche io da una "festa comandata" e... ne scrivo, così per diletto, per intelletto, o forse solo per difetto.
Con quel raccontare a me atipico, un po' metrico e un po' conciso, per inciso, delineando ove possibile un certo stilema antico, e in quanto tale tardo-romantico.
E così, oggi faccio qualche piccola confessione.
Amo e vivo il triangolo, quello classico del: "il triangolo no", sì proprio quello.
E' un triangolo tra me, Luca e il dottor Oliverio, il primo è forse più importante, ma meno edificante; un triangolo tra la vita, me e la comunicazione, il secondo; quello tra il lavoro, la voglia di divertirsi e l'esigenza di guadagnare, il triangolo tra la sociologia, l'economia e il diritto; il triangolo formato dall'antropologia, il design e le emozioni; le vendite, la psiche, l'azione; la carta, la televisione, l'internet. e il triangolo tra il denaro, il cielo e l'amore.
Triangoli.
E nei letti degli altri, già caldi d'amore non ho provato dolore*.
Il triangolo equilatero saremo bravi a farlo diventare isoscele e scaleno; a capirne il lato lungo, a costruirne ipotenuse instabili e ribaltabili; a gingillare con i nostri sogni; a trovare occhiali nuovi:
Vedo gli amici ancora sulla strada, loro non hanno fretta, rubano ancora al sonno l'allegria all'alba un po' di notte: e poi la luce, luce che trasforma il mondo in un giocattolo. Faremo gli occhiali così!**
Dalla strage di San Valentino, all'ultimo incontro di Jack la Motta: una festa da professionisti, la festa degli innamorati e anche la festa dei fioristi***
Ma dovrebbe esser festeggiata da tutti gli innamorati della vita. L'amore per la vita, per la propria esistenza e per la propria tendenza alla perfezione, in quanto essere umano, dovrebbero consentire ad ogni singolo individuo di gioire e festeggiare il 14 febbraio, perché il più grande amore che una persona deve avere è per se stesso, per la propria vita e per la propria storia: il triangoli sì.
Un giorno De André in un concerto disse: ho un'età non perché sia scritto sulla carta d'identità, ma perché l'ho vissuta. E' bello aver vissuto la vita, è altrettanto bello poter rivendicare le proprie scelte, anche quelle sbagliete, ed esser innamorati del proprio io e del proprio futuro. Un'innamoramento serio, non cieco ovviamente. Un'innamoramento reale, e regale.
A San Valentino quindi festeggiamo il nostro amore per la vita.
La fatica(P.A.Bertoli - M.Piccoli)
Amore mio, che cosa vuoi che dica
Sarà che mi è scoppiata la fatica
O forse ho scaricato tutto il sacco di esperienza
[...]
Amore mio, vorrei ricominciare con tante cose ancora da inventare
E non sentirmi vuoto come un fiasco già scolato
Con l'impressione d'essere arrivato
Mi piace scombinare l'acquisto e rivoltar la giacca ad un partito
E fare i conti in tasca alle morali e tradizioni
Col gusto di scoprire le finzioni
[...]
E pesco ancora in fondo alle mie tante ribellioni per scaricarle dentro alle canzoni
Mi piace respirare la chiarezza
Sentire dentro un po' di tenerezza
Rompendo i bugigattoli dei dogmi culturali stampate sulle tavole di pietra o sui giornali
[...]
Amore mio, se a volte mi nascondo
Se chiudo le mie entrate a questo mondo
È solo per cercare di capire come sono
Mi sento naufragare e mi abbandono
Mi piace poi tornare come nuovo
Sentire che mi scrollo e che mi muovo
Allora c'è nell'aria come un altro ritornello
Così che ripulisco il mio cervello
E allora con la falce taglio il filo della luna
La musica mi sembra più vicina
E prendo a pugni e schiaffi la tristezza e la sfortuna
E cerco di tornare come prima.
*(Il testamento di Tito, Fabrizio De Andrè, un mito)
**(L'ottico, da una traduzione musicale di F. De André alla poesia di Edgar Lee Master, il mio unico libro di poesia sotto il cuscino sempre).
*** da un'intervista di Daniele Luttazzi a Vinicio Capossela, un vero autore.
martedì, febbraio 12, 2008
Marketing dei sensi: un libro di Gianfranco Virardi
Un nuovo libro da uno dei nostri autori.
Quando un autore di Comunitazione.it pubblica un libro sono sempre molto contento personalmente...
Poi se a farlo è per giunta Gianfranco Virardi, che da sei anni cura per noi instancabilmente la rubrica di SpotBuster, la cosa non può che esser condivisa con tutti voi attraverso questo blog.
http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=3831&id_area=166&mac=3
Questo è il comunicato stampa legato al nuovo libro di Gianfranco.
Tutti ne avete seguito le sue analisi taglienti ai commercial italiani e non solo, adesso è in libreria il suo nuovo libro e so che molti fremono dalla voglia di averlo (anche io, non vedo l'ora di poterlo leggere e consulatare quotidianamente)
Il libro di Gianfranco Virardi sarà presentato a Milano al circolo della stampa il 21 febbraio, appuntamento al quale personalmente non potrò mancare, ma neanche voi.
appena il libro sarà nuovamente in mio possesso, nella sua stesura finale, lo recensirò come potete ben immaginare e ci divertiremo ad approfondire con Gianfranco gli argomenti da lui trattati.
Ah, tra gli autori di comunitazione che hanno pubblicato dei libri, oltre Gianfranco mi piace ricordare anche Giandomenico Belliotti che per la Franco Angeli pubblicò il libro "la comunicazione telematica delle polizie di stato"
complimenti ai nostri autori ;)
emm... se anche tu hai pubblicato un libro e non ti ho nominato, perdonami, e sopratutto fatti vedere ;)
martedì, gennaio 29, 2008
e fiorello risveglia la tv
Fiorello arriva in tv con il suo nuovo show da dodici minuti "viva radio due minuti" e... i dati di ascolto salgono.
Mentre la tv dunque sembra spingere verso il "pagate se volete vedere qualcosa di interessante", ma nessuno lo dice, finalmente arriva qualcuno in grado di raccogliere gli spettatori.
Più Fiorello farà bene, più ci verrà voglia di accendere la tv, e poi rispegnerla ovviamente subito dopo...
quindi l'internet non batte la tv, la tv abbatte se stessa con una pessima qualità: endemol è di mediaset, mediaset vuole vendere la paytv, nessuna novità, è dai tempi di teledue di Berlusconi che ci provano...
Fiorello: tv di intrattenimento intelligente, fa ascolto.
gli altri fanno il buco del vuoto.
emm... la tv non sta male, solo non sappiamo farla. Ovvero gli autori non sono in grado di farla bene, quindi muore di solitudine.
Tempo fa dicevo che... la pubblicità non è morta, semmai lo sarà di solitudine.
O ho problemi coll'individuare la solitudine, o ho ragione.
Il mio modesto parere è che la tv è viva ma vegeta; come la pubblicità. Vegetano perché c'è poca gente in grado di farla bene. in Italia ovviamente.
Per la tv ci sono dei toccasana immediati: riscopriamo la qualità, togliamo endemol dalla rai, e cerchiamo dei guarinei giovannini, in grado di fare tv vera. Un programma tv è un brand, difatti ha un logo; non cerca mai di costruire una propria identità, ma solo di imitare gli altri brand, e nell'imitazione coatta ma sciatta, nascono solo esseri informi.
Tale e quale alla pubblicità.
Ma se la tv e la pubblicità fossero lo specchio della società attuale?
sabato, gennaio 26, 2008
tra restringementi e dilatazioni, ci sono anche le dissoluzioni
Dilatare il tempo perché i mezzi informatici consentono di mantenere comunicazioni tipicamente sincrone in modo asincrono per esempio; o anche di restringere i tempi di ricezione/invio di una comunicazione scritta; e ancora di più, per mezzo dei telefonini fare in movimento, sempre per esempio, quello che prima si sarebbe dovuto fare "non appena arrivati a casa": prendere appuntamenti per strada, spostarli, anticiparli.
Una dilatazione (intesa come maggiore disponibilità di usufrizione del tempo: il tempo diventa sempre più molecolare e scindibile) ma anche un tempo che può essere esteso fino all'impossibile: grazie a skype potete rispondere in chat (strumento tipicamente sincrono) in modo asincrono anche a distanza di alcune settimane... E quindi il tempo si dissolve per trasformarsi nel tuo personale, unico, individuale LIVE, ma che diventa anche il live dell'altra: condivisione e individualismo: co-individuale.
Restringere lo spazio: esser presenti in diversi luoghi contemporaneamente per mezzo delle telecomunicazioni a basso costo, per esempio ancora; o dialogare contemporaneamente con persone disperse in luoghi diversi del planisfero. E per questo luoghi personali, individuali, che diventano però teatri della condivisione: quando, prima delle tecnologie del 900 si sarebbe potuto immaginare di condividere uno spazio fisico in Italia con chi vive negli USA?
Uno spazio che si riproduce quindi nel LIVE con-diviso, ma personale del ricevente e personale del mittente, che si cambiano i ruoli nel tipico caso di comunicazione bidirezionale.
Dopo aver vissuto questa evoluzione per dieci anni, adesso gli adattori precoci sono pronti non solo per raccontarla agli altri, a fargliela vivere, a spingerli in questa direzione, ma sono anche molto più coscienti delle possibilità e delle potenzialità di questi nuovi strumenti.
Divulgaono il loro verbo, invitano gli amici ad assaggiarne i sapori, gli odori e i colori.
Questi due elementi consentono un nuovo agire sociale e un nuovo agire comunicativo.
Questo nuovo agire comunicativo e sociale, che consente una nuova interazione con gli altri e con il circostante, agendo come protesi sensoriale estrema, nel tempo e nello spazio, consente una ripresa di un marciare nuovo, inedito per alcuni versi. Dall'amore per il marketing, i comunicatori, dovranno passare al marketing dell'amore; per riscoprire poi che l'abuso dell'emozione si ritorce solo contro chi fa marketing della finzione. E il marketing dell'amore ragionato, futuro prossimo, è quello che accade già in alcune parti del mondo e che sta per accadere anche in Italia.Saremo aziende e (sopratutto agenzie) in grado di amare i nostri clienti, che diventano amici/amanti con i quali dovremo vibrare all'unisono nel loro e nella nostra individualità. Personalizzare i servizi e personificazione del brand; amare il singolo per fargli vivere delle interessanti avventure con-divisibili.
giovedì, gennaio 17, 2008
In Italia suona una nuova marcia: più andante.
giovedì, gennaio 10, 2008
twitter: a me, me piace
Lo sto testando da un po' ormai. e ad esser sincero sono molto grato ad Anna Torcoletti e alla Markettara di Disruption.
Twitter è uno strumento del quale sentivo l'esigenza, e lo sapevo. Ma non sapevo che twitter fosse la risposta alla mia domanda. Erano due anni che volevo creare uno strumento del genere. Ma non sapevo come farlo... perché lo pensavo ristretto, come uso, ad una piccola percentuale di gente: cinque persone.
Adesso invece ho la possibilità di usare lo strumento e di rivolgermi non solo a quelle cinque persone (la redazione di comunitazione, per intenderci) ma anche ad altri; ma sopratutto ho la possibilità di chiacchierare e ricevere informazioni da molte più persone delle cinque presunte.
Continuo però a pensare che twitter abbia sostituito per molti aspetti le vecchie e care mailing list, e che possa sviluppare una certa capacità di sintesi: ottima e richiesta per scrittori, copywriter e comunicatori in generale.
Mi trovate su Twitter da oggi anche :)
Ma la mia analisi su twitter non si ferma di sicuro qui. Ne riparleremo ancora presto.
mercoledì, gennaio 09, 2008
persone e aziende: valore
Cioè... qualcosa non torna, i conti non contano e non tornano i tornii.
Help! Gerontocrazia? a me vien da ridere.
i siti per viaggiare: ma perché son così?
in parte è vero.
ora forse un po' meno, dal momento che vivo a Milano, ma prima... quanti viaggi e quanta fretta: milano-salerno, cosenza-bologna, salerno-perugia, cosenza-lecce e così via.
E in tutti questi anni mi son sempre chiesto: perché mai il sito di trenitalia non mi chiede a che ora voglio arrivare, anziché chiedermi a che ora voglio partire?
dell'orario di partenza mene frego se viaggio per lavoro: mi interessa l'orario di arrivo.
Ecco cosa mi interessa.
Ma anche alitalia, edreams, e tutti gli altri siti: continuano a chiedermi a che ora vorrei partire... ma spesso non lo so, non ne ho idea: ma so con precisione a che ora devo esser in alcune città.
Design dell'interazione, design dell'architettura, usabilità... e poi spesso e volentieri, ahimé, ci dimentichiamo delle esigenze degli utenti, dei clienti e di chi ci vorrebbe ascoltare.
Devo esser a Cosenza per le 15, parto da Milano, che treno devo prendere? questa è la mia domanda. Chi mi sa fornire una risposta esatta, qualificata e giusta, molto probabilmente sarà il mio fornitore del servizio.
Ovviamente questo non vale sempre e comunque. Dovrei aver la possibilità di dire al sito anche quando vorrei partire a volte, anziché a che ora vorrei arrivare, ma questo lo sanno far tutti: basterebbe aggiungere qualche script, qualche funzione, qualche interazione...
Ma ancora oggi con i messaggi si riesce ad interagire poco: e in realtà la verità è che l'internet ci permette nuove interazioni con i server... solo che tutti continuano a vedere il processo comunicativo fatto da "emittente-canale-ricevente" e non pensano che potrebbe diventare (può e deve secondo me, diventare...) emittente-canale-server che diventa emittente nuovamente-canale-ricevente"... chissà perché poi c'è così tanta difficoltà.
Di questa cosa ne parlavo tempo fa... qui. ...e da notare bene, odio la definizione di web 2.0, non da un contributo al web definirlo così se non si scoprono quali sono le vere cose "nuove" che il web permette.
ah... non solo io la penso così a proposito del web 2.0... anche e meglio di me ne parla uno che prendo sempre da esempio, anche se sempre in modo critico, Giancarlo Livraghi per esempio ultimamente si esprime così sul web 2.0, in precedenza così.
sabato, gennaio 05, 2008
Creare valore conquistando chi ancora non partecipa
Che dire. Ieri scrivevo che era importante secondo me investire su chi ancora non accede alla rete: clienti potenziali per molte aziende.
Oggi Seth Godin fa grosso modo lo stesso tipo di invito.
E' importante puntare su queste persone. Sono tante, sono la maggioranza e ancora oggi sono lì, a casa loro, a non godersi i vostri servizi sulla rete.
E sono davvero tantissimi.
Perché non conquistarli?
Dargli una ragione per accedere al vostro sito non è complicato, solo non ci lavoriamo abbastanza.
venerdì, gennaio 04, 2008
Investimenti pubblicitari
In questo caso avrei voluto disegnare un bel pullman che, sulle strisce pedonali, investe un po' di gente, per rappresentare l'investimento pubblicitario.
Però mi arrogo il diritto di citare Massimo Troisi:
E i politici ce la stanno mettendo tutta. Hanno pensato di risolverlo con gli investimenti.
Solo che poi hanno visto che con un camion dei carabinieri riescono a investirne uno, due. Quelli so tanti, son troppi ecco.
Se vogliono risolvere veramente il problema,
con una politica seria e impegnata,
l''unica cosa da fare: han' e pijlia camion più grossi.
In Italia poi, anche il guerrilla marketing sta riscuotendo, dopo più di 20 anni dalla sua introduzione, un discreto successo, sopratutto tra i blogger ad esser sinceri.
martedì, gennaio 01, 2008
il valore son le persone
E ho delle idee. Tante. E su molti concetti che riguardano il marketing, la comunicazione e l'internet, cerco di farmi una "mia idea" sul funzionamento.
Spesso sento parlare dell'importanza delle relazioni.
In questi giorni invece sto ponendo l'accento sull'importanza delle persone.
Concetto banale, ma chiave.
Durante le mie letture spesso mi capita di trovare autore che "la pensino come me", e di costruire un fil rouge nelle mie letture.
Ho acquistato e letto Mindfuncking: ritrae alcune delle mie idee, ma ahimé non le spiega da un punto di vista scientifico e soprattutto: perché diamine non esiste una bibliografia in questo libro?! abitudini cattive date dall'uso dei blog e dell'internet credo.
Invece "o meglio o niente" di Jim Collins mi fa pensare all'importanza che le persone hanno nello sviluppo aziendale, personale e per la ricerca della felicità, in senso lato intesa.
Senza Gianluigi Zarantonello per esempio, Comunitàzione.it non sarebbe mai diventata quello che è oggi. Una persona. E senza le idee e il supporto di Leandro Agrò forse non avrei mai creato un CMS da zero solo per comunitazione.it: e quindi comunitazione sarebbe sparita ugualmente.
Certo, si dice che nessuno è indispensabile: ma sono d'accordo in parte.
Ci sono persone che se non altro sono difficilmente sostituibili. Lo si può fare, ma bisogna cambiare un dieci con un dieci, un mediano di spinta con un mediano di spinta, una punta con una punta... non una punta con un difensore, per intenderci calcisticamente.
Ovvietà direte voi. Ovvietà che mi sorprende osservare, non vengano osservate. Cioè: quante sono le aziende che non hanno le persone giuste? e che non puntano sulle "giuste" che sono già al loro interno?
Conosco centinaia di aziende. Parlo molto con i dipendenti. Anche con i "capi" o CEO, se preferite. Molti dipendenti non vedono l'ora di cambiar lavoro. Altri stanno cercando seriamente un nuovo posto di lavoro.
Alcune di queste meglio sene vadano, sarà un sollievo non solo per il CEO ma anche per i colleghi. Altre invece... ahimé, perse loro sarà difficile risalire la china per l'azienda.
Ne ho avuto di esempi sotto mano... Soci che si dividono per esempio, e poi nessuna delle due aziende è più un "azienda eccellente"; attenzione, non parlo di sopravvivenza, a quella bene o male le aziende italiane sono abituate, parlo di produttività e profitti; giusta equazione tra impegno e riscontro; tra spesa e profitto; tra investimenti e ricavi.
Puntare sulle persone giuste è più che mai importante.
Ci sono aziende che hanno dentro un numero 10. Lo trattano da numero 4 e probabilmente, non solo lo sottavalutano, ma sono certe di poterlo sostituire facilmente. Quando sene andrà però, il CEO inizierà a cercare un sostituto. Lo troverà dopo, per esempio, 3 mesi... e ammesso che ne sia all'altezza: in quei tre mesi cosa è successo all'azienda?
Il valore sono le persone. Le relazioni possono essere di facciata, finte, tarocche; le persone sono autentiche, vere e reali, oltre che regali.
In questo 2008, personalmente, punterò tutto sulle persone.
Una compagna, una moglie, una fidanzata potrà esser sostituibile vero, ma la vostra? è sostituibile?
Se siete stanchi del rapporto e siete certi che possiate trovare di meglio: fatelo subito, perdete meno tempo, meno energie e diminuirete il vostro stress.
Ma se è la persona giusta amatela, onoratela e fate in modo che non sia lei a volervi sostituire.
Ho sbagliato in questo ragionamento?
Se non ho sbagliato: perché diamine lavorate in aziende che non vi piacciono, e ancora di più perché voi CEO avete dipendenti che non vi piacciono?
Emm... e siccome ne avete che vi piacciono, dedicategli tutto il vostro amore: certo nessuno è indispensabile, ma alcuni sono difficilmente sostituibili.
Circordarsi delle persone giuste, dialogare, discutere e incavolarsi, animarsi e farsi animare dalle persone giuste. Cercare l'eccellenza sempre e comunque.
Sono sempre molto selettivo nelle mie amicizie: chiedo quello che do: onestà, impegno, sincerità e lealtà. Lo faccio nel lavoro anche. Lo pretendo da me nella vita.
Per le aziende il ragionamento non credo cambi. La persona giusta può far svoltare un settore dell'azienda... cerchiamole: questa sarà la mia unica ricerca del 2008.
sabato, dicembre 22, 2007
Cruciverba: due orizzontale.
Mi devo scusare in anticipo con lui per aver enfatizzato a tratti il dialogo ponendolo soprattutto nei suoi confronti ma ho voluto, anziché commentare a lungo il suo ottimo intervento, dedicargli molto più spazio in questo post, che spero possa far continuare un dialogo serio e sincero .
L'internet è democratico e orizzontale. (abbrevio per semplicità con licenza ellittica, come al solito).
Questa la domanda.
La risposta è: sì in teoria e lo sarà, ma no, ahimé ancora oggi. Ma ancor di più: può essere fuorviante definirlo così.
Perché se da un lato l'internet permette a tutti di accedere e a tutti di parlare, dall'altra parte permette a tutti di essere sconosciuti; e di dedicare tempo, risorse ed energia ad un passatempo costoso e purtroppo per alcuni illusorio.
Giustamente Fabrizio mi invita a guardare la cosa dal punto di vista non solo del fruitore dei contenuti, ma anche dell'editore.
Accetto volentieri quindi di anticipare i tempi di uscita di questo post.
Ho un foglio di carta davanti a me dove ho editato una serie di informazioni e di ragionamenti, mi piace troppo la mia bic e i miei schemini logicamente illogici.
Ho il diritto di scrivere, la possibilità; tutti possiamo farlo. Ma per questo motivo definisco la scrittura democratica? o orizzonale?
Non credo che mi verrebbe in mente.
Eppure lo è, se volessimo analizzarla partendo dalle definizioni.
Penso, scrivo; il mio foglio mantiene memoria, relativamente facile, molto economico.
Eppure non mi son mai sognato di dire che la scrittura portasse un'ondata di democrazia o di orizzontalizzazione della società e della comunicazione; o meglio: l'avvento della scrittura ha dato un grande contributo a questo sviluppo, ma non ci si è limitati ad accontentarsi di ciò.
Scrivo spesso. A volte faccio leggere le mie "disquisizioni" ad amici e conoscenti.
Altrettanto spesso cammino. Lo facciamo tutti quasi. E tutti ne abbiamo la possibilità. E' democratico? E' orizzontale? beh, non mi sembra sia utile definire così, ne la scrittura ne la mia passeggiata.
Altrettanto spesso vado nelle piazze delle città italiane che visito. Mi fermo nei bar e discuto. Chiacchiero. Parlo. Con chiunque voglia dialogare con me. Anche in metro. Anche la parola è democratica e orizzontale?
Quindi perché dell'internet viene enfatizzato l'aspetto "democratica e orizzontale" come se fosse una sua prerogativa ed esclusiva?
L'internet ha illuso la gente che gli consentisse di dire tutto a tutti e, per la stessa ragione di avere un blog, alcuni si son sentiti degli scrittori, altri dei saggisti, altri ancora dei ricercatori.
Bella orizzontalizzazione: ma illusoria.
Spero di non distruggere le speranze di nessuno... e spero anche di non offendere nessuno.
emm... e chiedo anche scusa perché ultimamente sto scrivendo dei post come se fossero verità assolute, ma siccome parlo a quattro amici, son certo che mi capiranno: ciò che esprimo è solo il mio poveramente veloce punto di vista.
L'internet illude un uomo di poter dire la sua (come può far sul suo diario) ma, a differenza del diario personale, sull'internet si è convinti che tutti ci leggeranno.
Perché c'è questa convinzione?
Perchè l'internet viene definita orizzonale e democratica.
E non solo questo: l'internet ha fatto traviare il significato della parola [democrazia] ma anche del concetto di [libertà di espressione].
Da quando esistono i blog molti pensano di poter sbeffeggiare (e calunniare anche) chiunque senza dover rispettare l'altro; peggio c'è chi si arroga il diritto di raccontare storie, spacciandole per assolutamente vere, senza però prendere le dovute cautele, racconlta di informazioni, dati ecc... anche il mestiere del giornalista ha subito delle modifiche, in negativo da questo punto di vista almeno: la gente parla per sentito dire. E per sentito dire ormai non ci parla più nessuno, tranne i giornalisti/blogger... oddio che ridere.
Potrei continuare con le aberrazioni di lettura di questi due concetti: democrazie e libertà d'espressione, ma forse vi tedierei; potrei anche raccontare casi concreti... ma penso non sia questo il momento.
Da un punto di vista economico: creo un sito web, produco un video, compio un'impresa straordinaria, ma il solo fatto di pubblicarla sulla rete non mene assicura una buona visibilità; non mi assicura affatto che venga letta di più della mia pagina di diario chiuso nel cassetto del comodino e neppure un maggiore ascolto rispetto al bar.
Ciò che mi assicura la vendita del mio libro, la vendita di un servizio o di un prodotto, così come la lettura del mio blog, non sono "la democrazia" dell'internet ma le relazioni che riesco ad instaurare.
Ecco perchè, caro Fabrizio dico che è inutile continuare a dire che sia democratico e orizzontale: potrebbe anche esserlo, ma per quanto mi riguarda voglio vedere l'internet per altre peculiarità: un motore sociale di relazioni e di condivisioni di esperienze di vissuto, ecc...
La rete delle reti, l'internet, ha prodotto dei cambiamenti sociali; alcune aberrazioni; nuove opportunità; aperto nuove strade. Da la possibilità a me, per esempio, di conoscere centinaia di altre persone; entrare in contatto con queste, discutervi (come spero di poter fare con te anche in privato); condividere esperienze, emozioni, desideri, aspettative, sogni.
Consente anche di avere milioni di amici e di lettori non amici; consente di incontrare nuove idee, nuove persone e nuove merci.
Ma siamo sicuri che serva dire che sia orizzontale o democratico? O questo "dire" è solo un modo per creare confusione e anche delle decodifiche aberranti dello strumento e del medium?
Se il medium è il messaggio. Se l'internet è fatta di messaggi, che possono o meno esser raccolti, non sarebbe il caso di guardare alle inter-relazioni che questi messaggi possono proddurre piuttosto alla libertà, alla democrazia e alla orizzontalizzazione?
Credo che, come suggeriva Mauro Lupi e come ho tentato di fare un po' di tempo fa con Andrey Golub in questo piccolo resoconto di un caso reale di "coltivazione delle news", dovremmo iniziare a preoccuparci e analizzare le relazioni che si instaurano e che sono queste relazioni, forti, labili, instabili, durature, che possono creare valore per l'uomo, per l'umanità ma, guardando al sodo: per il business e per i blogger.
martedì, dicembre 18, 2007
Cruciverba. uno orizzontale: non scrivete l'internet.
Ho cercato in alcuni post di spiegare come questa definizione potesse essere fuorviante.
Nessuno vuole negare che l'internet permetta in teoria una nuova democrazia e una nuova orizzontalità dei messaggi e alle persone (e merci); ma non dibbiamo farci trarre in inganno dalle teorie neppure. Infatti definire l'internet come orizzontale e democratico è fuorviante perché potrebbe convincere alcune persone di cose non propriamente vere. Non sarebbe per caso più interessante parlare di uno strumento che consente di creare relazioni e che su queste relazioni quindi ci dovremmo concentrare più che sul numero di utenti che ci leggono?
Ora provo a dirlo in altre parole.
Uno strumento e un media per esser definiti orizzontali devono avere dei requisiti:
a) accessibilità economica;
b) accessibilità nello spazio;
c) accessibilità nel tempo;
d) accessibilità in termini cognitivi.
(la tv li rispetta tutti. il telefonino usato come telefonia pure...)
a) un martello è accessibile (economicamente) a tutti, tutti lo possediamo o potremmo permettercelo; magari non dei migliori, ma uno "discreto" costa poco. Chi non ha un martello in casa? un paio di forbici? un rotolo di nastro adesivo?
b) il martello se vuoi lo porti in giro, il paio di forbici ancora più semplicemente; ma sopratutto avendolo tutti in casa, ecco che non è difficile reperirli.
c) emm... si deteriorano difficilmente, e la loro funzionalità è sempre la stessa. Conservano i "tratti" del tempo che passa, ma non per questo si abituano a tagliar storto o a mandar giù i chiodi di traverso, con l'esperienza impariamo a tagliare e a martellare, e così loro sono uguali a prima grosso modo e nel limite della loro materia (la vite delle forbici molto spesso si scassa, ma basta una sistematina).
d) a livello cognitivo chi non sa usare un martello o un paio di forbici?
E vogliamo parlare di un foglio di carta?
beh, è un mezzo di comunicazione, o no? Una penna a sfera è una buona interfaccia. Accessibili in termini cognitivi ed economici, trasportabili nello spazio, ma anche nel tempo.
L'internet cosa ha in comune con questi strumenti?
Si, l'accessibilità nello spazio potremmo raggiungerla, nel tempo presenta qualche problema perché i dati aumentano vertiginosamente e controllarti è sempre di più un problema, ma sorvoliamo (per ora... è importante l'oblio invece).
A livello economico è un investimento il pc; un investimento la rete. non tutti possono permetterselo e difatti ci son famiglie che sono sprovviste. A livello cognitivo accedervi è ancora complicato. Reperire le informazioni cercate ancora di più, perché google da delle buone risposte, ma non le migliori in assoluto.
Ok, problemi sorvolabili.
Orizzontale?
Che da a tutti le stesse possibilità. L'internet? Avete le migliori scarpe del mondo, avete le stesse possibilità della nike di farle conoscere? non credo.
E' orizzontale quanto il mio foglio di carta e la mia penna a sfera (bic, la adoro).
Scrivo, ripongo nel cassetto e lo faccio leggere ai miei amici. Che sono già miei clienti possibilmente.
E' orizzontale perché potenzialmente mi permette di far conoscere il mio pensiero a chiunque? beh, anche la classica lettera nella bottiglia di vetro. Ma quante sono le bottiglie di vetro che nessuno ha mai letto?
Ok, allora perché dovremmo convincere un imprenditore ad investire in un mezzo sul quale potenzialmente il suo messaggio andrà alla deriva, o ancora peggio, il suo messaggio non sarà mai letto da nessuno?
Un motivo c'è, anzi più di uno. Uno sono le relazioni. L'internet permette di creare delle relazioni. Il valore di queste relazioni è incommensurabile, o ancora meglio, al momento non comprensibile. Io scrivo su questo blog, poi mi contattano alcuni di voi lettori dicendomi che il giorno dopo il loro prof. all'università ha detto le stesse cose.
Io non so se il prof. abbia letto questo post. A volte è coincidenza. A volte no.
Quindi (due), sono la creatività e tre la condivisione.
Direi che l'internet permette una nuova creatività e condivisione, un insight continuum di potenziale creativo e relazioni.
A me interessano un po' troppo questi aspetti forse, ma credo che iniziando a dire le cose come stanno, si creano meno falsi miti e meno scottature.
il quarto punto potrebbe essere la facilità di ricerca delle informazioni: se questa fosse effettivamente semplice. Uso l'internet spessissimo, non sempre mi da le risposte giuste e non sempre le migliori. Anche qui si dovrà lavorare parecchio ancora, e sopratutto oggi che le informazioni aumentano ad un ritmo enorme... (un consiglio: se avete una buona soluzione, ci sono tutti gli spazi per superare google).
giovedì, dicembre 13, 2007
Apoteosi lurker: la ricerca.
tartarugatecnologica
speculummaius
giulia diario
makinmyway
Opera bouffe
Succede a catepol
UniFerpi blog
CtaBlog
son alcuni blog che hanno aderito alla ricerca sull'APOTEOSI dei Lurker.
Qualcuno si cheide perché la ricerca? altri perché Apoteosi.
Partiamo dalla seconda questione: apoteosi perché finalmente i nostri lettori diventano Protagonisti veri.
La ricerca è fenomenologica, non è di natura quantitativa o qualitativa. Si cerca di osservare e monitorare un fenomeno, analizzandolo e chiedendosi perché.
E parte da alcune tesi, da verificare, ovviamente. E la ricerca è uno dei metodi per verificarle.
Ovviamente si aspettano le risposte. Che stanno arrivando, e continueranno ad arrivare.
La tesi di fondo da verificare è che non esistano dei veri e propri lurker, ma persone in carne ed ossa (infatti lurker è usato appositamente in modo provocatorio come termine), che non interagiscono con gli autori per pigrizia, per modestia, perché in realtà non tutti leggono ma molti sfogliano; e l'internet è un mezzo per niente democratico, e ancora poco orizzontale; e che ci sia una gran voglia di rap-presentare se stessi nuotando tra diversi se disgregati e inappagati. E, sopratutto, che il commento venga usato come metodo per farsi ri-conoscere?
Questa è la mia tesi. Pronto a rivederla se fosse sbagliata. Per ora l'analizzo. Insieme al gruppo di Comunitàzione.it e a quanti altri volessero farlo.
mercoledì, dicembre 12, 2007
Alex Badalic.


io e twitter
Ok, apro l'ennesimo account su twitter, questa volta non per spiarvi, non per conoscerlo, ma per usarlo.
Il mio primo account su twitter. Bello. davvero bello. Più di quanto io pensassi.
Per me sostituisce appieno la funzione che ha sempre avuto per me la mailing list con il panzone bastardo che mi ha abbandonato. E va beh, questo è un rif. che spero non capiate, perché a me quel panzone di un grosso uomo, mi manca.
Con i soliti occhi di "scienziato della comunicazione" (non vedo l'ora di sdoganare questo termine, perché altro non sono), osservo attentamente i movimenti di twitter. Li osservo.
Twitter è la sostituzione delle mailinglist. Adesso aprirò un twitter-comunitàzione credo. Ci sto pensando sul serio.
Servirà dico.
Per il cazzeggio almeno.
Ci vorrei dentro amici miei: Fabrizio Ballabeni, Gianni Lombardi, tra i primi, poi ci vorrei dentro anche la gente che ho osservato sulla famosa ML che mi ha instradato seriamente sull'internet: Panzeri, LaPizia, Garavaglia per esempio. E gli altri cazzeggiatori solitari che frequentavano quella ml.
l'ho buttata lì.
Beh, in attesa vi invito a "seguirmi" su twitter, chissà che dal nostro di cazzeggio non possa nascere una nuova forma di quella stupenda ml... più snella, veloce e twitterata :D
emm... ne riparleremo di twitter in modo serio, appena mi viene in mente.
Ciauz.
martedì, dicembre 11, 2007
mi stupisce: l'internet non è many to many. Fuori dai luoghi comuni.
Almeno questa è la mia osservazione.
Lo era. In principio. Lo sarà nuovamente. Ma adesso non lo è.
Per quanto attiene all'aspetto del media(*) l'internet oggi è puramente un mezzo di comunicazione uno a molti che si avvale dei media tradizionali per farsi conoscere e riconoscere.
Sembro impazzito, ma ragioniamoci su.
Qualcuno, io ad esempio, lancio un messaggio. Altri me (i blogger per esempio) lo riprendono.
Ma il messaggio parte da me. O meglio, da "la repubblica", da Berlusconi, da Prodi, dalle tv. Poi tutti ne parliamo.
Certo, per fortuna l'agenda mediale nostra nessuno può imporcela, e volendo possiamo approvigionarci di informazioni e cultura, estesamente intesa, da tanti rubinetti. Ma il rubinetto principale rimangono: pochi blogger e sopratutto i media tradiozionali.
Non vi allarmi e non vi stupisca, basto io a stupirmene.
Qualche tempo fa RTL ha raccontato di un servizio, generato tramite lo strumento della rete internet, di messaggistica sui telefonini (gli SMS) inviati tramite la rete a bassissimo prezzo, direttamente dal telefonino. Il sito in questione (non ricordo l'url a dire il vero) ricevette milioni di visite in quel giorno. La notizia fu ripresa da tantissime tv, giornali, radio. Ovviamente anche da tantissimi blogger.
E ora? chi si ricorda la url del sito?
chi si ricorda il brand?
chi ne tiene traccia nella memoria?
Personalmente mi ricordo l'accaduto, poi non funzionava con il mio operatore mobile (o meglio, i costi di accesso al WAP erano eccessivi) e così ho relegato quell'informazione nell'oblio della mia memoria.
Ma è importante notare il dato: un sito web si fa conoscere attraverso la radio, la notizia viene ripresa e ritrasmessa dai tg nazionali, e quindi, un servizio che esisteva da alcuni anni, raggiunge finalmente la fama.
Cosa significa?
che l'internet è ancora oggi se pur potenzialmente un media many to many, utilizzato come media uno a molti e che ha bisogno fortemente, per far emergere alcuni brand, delle vecchie logiche della pubblicità classica.
Alcuni servizi sono fortemente conosciuti in rete mi direte, e il passaparola ha superato ogni ostacolo... ma ostacolo de che!?
Mybloglog è utilizzatissimo in Italia. Nella cerchia dei marketer e dei blogger influenti soprattutto. E al di fuori di essa?
Le mie adorate appassionate dell'uncinetto non usano mybloglog. Usano però per il 90% splinder come fornitore del servizio di blogging.
Altri esempi?
Guardate i vostri ammiratori del blog su mybloglog per esempio (che per me ormai è un'indicatore e non altro), scoprirete che più o meno, grosso modo, tutti abbiamo gli stessi ammiratori. E l'espansione di mybloglog sembra enorme. Ma in realtà? E' davvero così universale? Andiamo in giro per la rete, entriamo in una comunità di "lavoro" diversa da quella che potrei etichettare come "marketing e tecnologia"; usano altri sistemi, altri aggregatori, altri identificatori.
Ognuno di noi si racchiude in un proprio circolo.
Da un lato questo è un indicatore importantissimo. Da osservare con attenzione; dall'altro invece è l'unità di misura della diffusione dei messaggi e dei "virus" che spesso non scavalcano le barriere delle cosidette comunità di pratica; rendendo così evidente che l'internet, per il momento, è molto un "parlarsi addosso".
Per fortuna ci sono degli ottimi esempi che dimostrano il contrario: Marco Fossati e Marco Marini ad esempio, sono due blogger che riescono a farlo benissimo. E mentre il primo scrive poco sul blog, il secondo (lacasalingadivoghera per eccellenza) è tra i pochi costanti blogger a riuscire a trattare temi inventati autonomamente e a creare messaggi nuovi.
Per citare poi il caso più eccellente all'interno della nostra comunità di pratica, rimane Giancarlo Livraghi, che cura il proprio spazio (chiamatelo blog, se volete, ma non mi attaccherei alle etichette; preferisco guardare gli indicatori), dal 1994, senza lasciarsi scalfire dal duepuntozerismo e da altre menate simili. Livraghi conosce il web, lo studia; ma conosce sopratutto la gente che lo usa e come usarlo.
In conclusione vi invito a guardare questi indicatori.
L'internet invece è un mezzo "many to many", che si esprime in questo concetto ogni qual volta, per esempio, i blogger lo usano per raccontare le proprie vicende, le proprie impressioni e non solo i propri punti di vista.
emm... ovviamente sono osservazioni e vi invito a discuterne con me.
(*) E bene ribadirlo: l'internet è uno strumento non solo un mezzo. Uno strumento di lavoro, di gioco, un arnese potremmo dirlo. Ma è anche un media elettronico, niente da ridere su questo punto.
venerdì, dicembre 07, 2007
Risistematizzazione: tentativo numero 1
Prima di farlo una piccola e breve introduzione: questo blog lo ho usato e non so se cambierò metodo, come un blocc notes in cui appuntare dei miei spunti e delle mie riflessioni... vediamo se risistematizzando il tutto... traccio un po' alcune linee...
Riflessione 1: il web e il suo uso.
Che il web sia cambiato negli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti; e che questa evoluzione abbia sconvolto il mondo del marketing e della comunicazione è un'opinione abbastanza condivisa.
La nascita di uno strumento many to many ha fatto scoppiare la bolla del viral marketing e delle guerriglie cruente, tanto che un libro scritto nell'85 oggi viene ripubblicato in Italiano; a distanza di ventidue anni.
Ma per i brand e le aziende in modo particolare, il web apre nuove lo sguardo verso nuovi scenari e nuovi modi di pensare al consumatore.
Anche il modo di intendere il design sta finalmente cambiando, e l'interaction design è una disciplina che finalmente raggiunge un proprio spazio. Limitato ancora.
Questo cosa comporta?
Il web sta modificando la società, forse con un ritorno al moderno e l'abbandono della postmodernità (francesco morace), o forse verso una nuova evoluzione di una società interconnesa: intesa come fortemente proiettata al futuro e ai progetti nel medio termine, poco stabile nell'immediato e nel presente, ma fortemente basata su valori e sentimenti guidati dalla voglia di esistere e raccontarsi.
alcuni tasselli: mito e racconto
La riscoperta del racconto della propria esperienza come valore essenziale per riscoprire chi si è; e proiettare verso gli altri una propria aura mitologica.
La riscoperta dunque anche del mito, non solo del racconto orale (o della seconda oralità, come la intende la Ong). Ma una riscoperta ego-centrica, che parte dalle esperienze personali che riacquisiscono un grande valore da mettere in comune con gli altri.
Ma mitologica e rituale.
Il riappropiarsi della propria esistenza e della propria esperienza diventa il mondo del racconto e del raccontare. I blog si basano su questa esigenza, comune tra le altre cose, di raccontare agli altri ciò che si vive, si osserva, si studia, si analizza, si comprende; ciò che si odia, ciò che fa male, ciò che da fastidio; ciò che si ama, si ammira...
Ma resa mitica perchè ascoltata, ri-prodotta, tramandata.
Altri tasselli: spazio e tempo
Il sorgere delle prime comunità on line (*) ma soprattutto l'evoluzione dei social network testimoniano una forte voglia di condivisione di uno spazio che potremmo definire fisico, in quanto composto da elementi fisici: il monitor è pur sempre uno spazio, ma lo è anche l'hard disk del server, e lo è soprattutto l'interfaccia(**) che viene utilizzata.
Quindi se l'interfaccia è lo spazio vero e proprio all'interno del quale vive una comunità, il tempo è rappresentato dal live, per quanto riguarda gli scambi in tempo reale (come col telefono), ed è sempre il tempo di fruizione (quindi li live nuovamente) il tempo di attualizzazione del racconto per gli scambi in modalità asincrona (come col libro).
In questa dimensione di spazio-tempo il web quindi esce da una serie di luoghi comuni e acquisisce una diversità dignità di esistenza: non sono più virtuali i rapporti, le relazioni e le emozioni che suscita, si svolgono in un tempo e in uno spazio, così come quelle reali.
L'importanza nuova del server
Con alcune nuove tecnologie, AJAX prima fra tutte, il server dei mantainer acquisiscono una nuova importanza, diventato non solo depositari della memoria in codice (HTML, XML, ASP, PHP ecc.) ma diventa esso stesso creatore di messaggi: i nickname suggeriti dai sistemi di iscrizione ne sono un esempio; la correlazione automatica tra articoli; i software come Technorati.
Ovvero un codice che non è più solo passivo, come lo è windows, ma che è in grado di generare risposte e in un certo verso proposte, quindi depositario di creatività propria anche.
Questo a mio avviso dovrebbe spingere i ricercatori ad analizzare un nuovo rapporto all'interno della comunicazione che potrei riassumere in questo schema: autore del codice-server-ricevitore, e tutti e tre "ragionano" e creano una parte del messaggio.
Questa considerazione è importante per far evolvere autonomamente i siti web e le applicazioni due punto zero.
(*) vi prego... non sono virtuali e non è un ciberspazio: lo ribadisco. Virtuale significa in potenza, e anche un libro è virtuale fin quando non lo si apre e lo si legge, ma nel momento in cui esso viene letto diventa reale, quanto dunque le community e i siti web. E non è un ciberspazio in quanto è popolato da persone fisiche e non da puri elementi di elettonica.
(**) inutile ribadirlo, ma è utile forse fare un esempio: il manico del martello, gli occhielli delle forbici, l'astuccio della penna: sono interfacce.
lunedì, dicembre 03, 2007
Creatives are bad: milano, dal 5 al 21 dicembre
La mostra della pubblicità rifiutata ( :D ) alle agenzie dai clienti, che riscuote sempre un grande successo, questa volta si sposta nell'olimpo della pubblicità, per dialogare con i creativi e i clienti, sopratutto, di Milano e del nord Italia.
Per chi volesse andare a vederla: non perdete questa occasione. per chi non ci potesse andare: fatevela raccontare. Per chi non è interessato: beh, la curiosità è femmina e aiuta il cervello.
ok, bando alle ciance, vi incollo il comunicato, tanto per gradire ;)
Dopo il successo riscosso a Cava de'Tirreni (Sa) e a Narni (Tr), la seconda edizione di Creatives are Bad! parte per una nuova importante tappa presso la sede Aiap a Milano.
L'Aiap, già ente patrocinante dell'evento, ospiterà la mostra presso la propria sede, in via Ponchielli 3, dal 5 al 21 dicembre.
Creatives are bad!, nata da un'idea dell'agenzia di comunicazione integrata MTN Company di Cava de'Tirreni, in collaborazione con Comunitàzione.it., è una mostra nazionale sulla comunicazione rifiutata o censurata, che espone i lavori mai pubblicati realizzati da agenzie e studi di progettazione italiani per le categorie di adv classico, progettazione grafica e spot tv.
La mostra vuole essere un momento per riflettere e confrontarsi su problematiche comuni e per interrogarsi sui perché celati dietro i rifiuti dei clienti, mettendo in risalto, quindi, le questioni legate alla comunicazione tra committenti e creativi.
A testimonianza della sua validità, la mostra gode di importanti patrocini: AIAP - Associazione Italiana Progettazione per la Comunicazione Visiva; Università La Sapienza - Facoltà di Scienze della Comunicazione; Università degli Studi di Salerno - Dipartimento di Scienze della Comunicazione; Provincia di Salerno - Assessorato al Lavoro ed alle Politiche Giovanili; Comune di Cava de'Tirreni; TP - Associazione Pubblicitari Professionisti; Ministero della Grafica; Federpubblicità.
Dopo il successo dalla prima esposizione, allestita a fine luglio nella città metelliana, e la seconda, che l'ha vista ospite di Attraversamenti 07, festival della grafica organizzato a Narni, Creatives are Bad! sarà a Milano in versione Tracks, ovvero in una variante dell'esposizione lievemente ridotta.Il secondo appuntamento nazionale di Creatives are Bad! offrirà dunque la possibilità a nuovi pubblici di esaminare ed apprezzare le tavole esposte, mossi da un costruttivo spirito critico volto ad unire e far crescere insieme i professionisti italiani della comunicazione.
domenica, dicembre 02, 2007
che il mediterraneo sia...
Che il mediterraneo sia!.
Mediterreneo, lo sono.
ne porto addosso i colori, le musiche e i suoni.
Da musicista improbabile (trombettista) a agitatore dei sogni della gente (comunicatore), ecco cosa è il mediterraneo "sia" per me.
Che il Mediterraneo sia
quella nave che va da sola
tutta musica e tutta vele
su quell'onda dove si vola
tra il maestrale e la leggenda
[..]
e nisciuno è pirata e nisciuno è emigrante
simme tutte naviganti
allez, allez il n'y a pas de barrière
nous sommes tous enfants de la même mer
il n'y a pas de pirate il n'y a pas d'émigrant
nous sommes tous des navigants
Che il Mediterraneo sia
la fortezza ca nun tene porte
addo' ognuno po' campare
d'a ricchezza ca ognuno porta
ogni uomo con la sua stella
[...]
Che il mediterraneo sia, e rimanga nella mia anima ;)
Mediterraneo lo sono e non mi stupisco di esserlo, anzi, fierissimo.
ascoltatelo per chi non lo conoscesse...
sabato, dicembre 01, 2007
dieci anni di web, e cosa è cambiato?
ho avuto accesso la prima volta all'internet nel 1994, grazie a Piero Spinelli, che se legge questo post forse sorriderà.
Con Piero volevamo aprire un nostro "go online", oggi è l'edizioni master, nata a Rende, in provincia di Cosenza, ed io da lì vengo: da San Giovanni in Fiore (CS) appunto.
Dal 1994 ad oggi la rete si è evoluta, ovviamente...
Proprio oggi poi una ragazza mi ha raccontato della sua tesi di Laurea e... beh, perché non vada perduta vorrei raccontarvi come io ho conosciuto google e perché google è stato il mio motore di ricerca preferito.
Prima un piccolo incipit: nel 94 mi occupavo con Alfredo Federico (il nome è il primo, il secondo è il suo cognome), proprietario della Jaflos point, di sistemare i problemi sui computer dei professionisti del mio paese. Oltre a fare degli ovvi corsi di informatica.
Ero il "piccolo mago dei computer"... avevo 15 anni.
Quello che si chiama quando il pc si impantana, non vuol partire, stampare, accendersi. Trasformai una capacità in lavoro: continuavo a dare una mano a chi mi chiamava, ma lo facevo a pagamento.
Bel lavoro.
In quel periodo nasceva l'internet in Italia. E conoscevo da tempo le BBS.
Quando sei il piccolo mago dei computer è normale che i grandi ti chiedano come navigare sull'intenret.... come accedere e tutto il resto.
Tu, sei già un influencer e devi dare loro le risposte migliori per non far figuracce, sopratutto se per dare le risposte ti fai pagare la consulenza.
Quindi inizia a navigare sulla rete. Con Piero Spinelli andai in giro tra Crotone e Cosenza a scoprire come funzionavano i nodi di accesso alla rete: era il tempo dei numeri di telefono locale per accedere: 0984XXXXXX per esempio...
All'epoca trovare il sito web della wolkswagen non era facile. Anzi, piuttosto complicato, perchè non c'erano certezze: chi usava mettere il www, chi no, davanti al dominio; e non tutto era http://.
quindi usavamo un librone, che costava un botto che si chiamava "le yellow page".
Esistevano tantissimi Forum e soprattutto le BBS dove scambiarsi informazioni su: come navighiamo? dove trovo ciò che cerco?
Altavista era il motore di ricerca più usato.
Ma il collegamento lo pagavi per ogni secondo che stavi collegato.
quindi si scarivano i testi della ricerca, si scollegava il modem, e poi ci si riconnetteva quando si era cliccato.
Altavista era un motore di ricerca con una grafica pesante, e troppe informazioni inutili e spesso, prima di trovare il sito della Fiat, dovevi scorrere la terza o la quarta pagina dei risultati.
In quel periodo è nato google.
Un motore di ricerca segnalato sui forum e sulle bbs americane.
Lo provai, era efficace ed efficiente.
Il sito della Fiat era in prima pagina al primo posto, la grafica leggerissima e nessuna informazione ridondante.
il suo valore aggiunto rispetto ad altavista? velocità, precisione, efficacia ed efficienza: in una parola la qualità del servizio.
Altavista è solo un ricordo oggi. Google una forte realtà.
Il passaparola è stato fortissimo, ed è stato fatto da chi, come me, era un "consulente" o "piccolo mago del pc" verso tutti gli altri.
Spiegare come trovare una cosa con Altavista era complicatissimo: non ne eri sicuro la gente avesse voglia di scorrere tutte quelle pagine, quindi dicevi: prova a scrivere www.nomeazienda.com e vedi se ti da le risposte giuste. senno... chiamali e chiediglielo, ti sbrighi prima.
Con google dicevi: beh, scrivi quello che ti serve sul motore di ricerca, magari prova con le parole più semplici: automobili, al posto di vetture, o di utilitarie, e vedi che dovresti trovarlo subito.
Scrivere però "san giovanni in fiore" su google era desolate. Nessuna risposta. Non esisteva.
Scriver Luca Oliverio poi... era inutile.
Anche yahoo esisteva già. Ma aveva una grafica ancora più pesante rispetto a altavista e quindi era davvero sottoutilizzato.
Oggi che non abbiamo più i problemi di "pesantezza" delle pagine però ancora sui "manuali" e tra i consigli del web design trovate facilmente: le vostre pagine devono essere leggere... retaggi del passato, non serve più: la banda larga e la connessione flat hanno abbattuto questo problema. Le schede multiple di explorer e firefox hanno abbattuto anche il fatto che "se il tuo sito non si carica entro cinque secondi la gente cambia pagina"...
insomma... vecchie credenze che persistono, nuove tecnologie che non vanno avanti, e soprattutto la memoria che a volte è troppo corta.
Spero questa nota possa esser utile a quanti vogliano capire come un'azienda sia potuta diventare tanto forte senza farsi (all'epoca almeno) tanta pubblicità e vincere una concorrenza non spietata, ma cieca...