mercoledì, giugno 13, 2007

i siti web: organismi viventi

Devo fare il sito, mi vieni a trovare in azienda?
E' una delle domande che mi capita più spesso.

Non: voglio fare business online, ma *devo fare* il sito: dover fare come obbligo. E voglion la brochurina.

tu li incontri, gli spieghi che...

Il sito web è un organismo vivente, non una brochure. Il web è fatto di persone non di carta, ed è modificabile, allungabile, cancellabile, riscrivibile, random...

Le intuizioni vecchie di Eco sul lettore sono utilissime quando si parla di web e dell'internet. Soprattutto perché quasi mai il lettore entra dalla home page, solitamente da una pagina del tuo sito, e da lì deve iniziare la navigazione.

Ma è un organismo vivente dicevamo: all'inizio un bambino lo porti spesso dalla dottoressa, ad ogni tremore, ad ogni palpito esagerato del suo cuore oppure quando il suo cuore batte troppo lentamente. Per un raffreddore, per un graffio... poi crescendo lo porti sempre meno dal dottore perché sai che ha imparato: per tentativi ed errori, per apprendimento, per sociolizzazione, il bambino attraversa le fasi della crescita fino a diventare adulto, metter su famiglia e adesso tocca a lui ricominciare il tuo ciclio.

Il sito funziona allo stesso modo: lo metti alla luce, lo fai conoscere a parenti ed amici che ti diranno: è tutto suo padre o sua madre, ma gli occhi... sì, sembra fatto con lo stampino (brand!), il marchio di fabbrica e siggillo di garanzia.

Ma lo porti spesso dal dottore: appena avviato un sito web deve andar spesso dal webmaster per modifiche, revisioni, miglioramenti al design e all'interazione, soprattutto al design dell'interazione.

Controlli che chi ti venga a trovare non lo stropicci troppo il tuo bambino? non lo secchi? non lo faccia mettere a piangere? non lo butti giù dal balcone il fratellino più grande?

Bene, con il sito web devi fare lo stesso.
Hacker, concorrenti e tutto il resto potrebbero volergli male, quindi occhio, e ci vuole il tuo, ma anche quello di un esperto: il medico del web.

Dopo inizi a portarlo in giro: a scuola, agli incontri con i tuoi amici, prima nella culletta e piano piano in braccio e poi che cammina da solo. Telo porti in vacanza al mare, in quelle di Natale e di Pasqua. Lo fai anche per vantartene e farlo conoscere in giro: questo è il mio gioiello, mio figlio, frutto dei miei lombi.

Così il sito web lo presenti ai motori di ricerca, ai siti specializzati, adesso anche ai blogger... trovi tutte le strade e le strategie per presentarlo alla società, quella on line.

Se il cliente non lo sa fare, anche qui si affida a qualcuno che lo faccia per lui: un college per tuo figlio? una squadra di calcio? la palestra? il catechismo? uguale, tale e quale.

Crescendo lo devi spingere ad incontrare le ragazze, i suoi coetanei, il gruppo dei pari. Ma anche a farsi rispettare, a crescere e a crescere in autostima.

Anche per il tuo sito web: funziona così, lo presenti in giro, lo fai visitare, continui ad aggiornarlo e ad istruirlo.

Perché parlo di Istruzione? perché adoro dare intelligenza propria ai siti web. In grado magari di sapere cosa cerca il nostro utente, cosa vuole, dove vuole andare... ma non lo può sapere quando lo progetto, no. Lo deve imparare con il tempo, da solo o con il mio aiuto dandogli una mano a fare i compitini.

Poi magari lo facciamo iscrivere all'università, gli compriamo una bella macchina e... lo invitiamo ad accomodarsi fuori da casa nostra perché deve farsene una di sua. Ma poi subito dopo lo rivogliamo con noi a pranzo la domenica, a cena la notte di natale.

Insomma, il web è un organismo vivente. Trattiamolo da tale e faremo business anche senza volerlo.

Il libro di Leonardo Bellini però, fre business con il web, qui recensito da me, è un ottimo strumento per fare business attraverso il web.
Ma non dobbiamo dimenticarci o sottovalutare la funzione di organismo vivente del nostro sito.

Ci sono dei libri che mi danno ragione: ma quello che è eccezionale... è quello dell'amecarissimo Giancarlo Livraghi: La Coltivazione dell'internet

domenica, giugno 03, 2007

pensare globale ed agire locale.

No.

Mi stupisce che mi sia venuta in mente questa stronzata.
Ma è un modo di ragionare.
Mi serve credo.

Dai, ci proviamo insieme? io butto giù un po' di cose, come mi capita solitamente, cerco di (s)ragionare da solo... poi magari mi dai una mano, vediamo che ne vien fuori...

Non sarebbe meglio pensare locale, agire globale?
lo trovo qui
http://www.accenture.com/Countries/Italy/Research_And_Insights/Outlook/outlook_riboud.htm
Accenture.

Pensare globalmente ed agire localmente.

Sinceramente sto pensando localmente, per agire globalmente.

Non so chi dei due abbia ragione.

Se penso al globale inizio ad aver paura, a confondermi, a voler tuffarmi nel mare e arrivare a nuoto a New York, partendo dai miei bei 1100 s.l.m.

Se penso locale, vedo la s.s. 107, vedrò un aereoporto a Crotone, forse arriverò a New York.
E' anche vero che forse non partirei proprio. Però ho una possibilità in più di arrivarci mi pare, al mio obiettivo.

Le solite menate da adrenalina comunicativa? Oppure sensate sensazioni?

Se un mio cliente mi chiede di creargli un sito web o una comunicazione, e mi dimentico che il suo settore principale, magari è un ristorante, è il luogo preciso in cui è disposto, l'incrocio a destra, l'ingresso nel paese, i 300 metri di raggio intorno alla sua attività commerciale... sto pensando globalmente, perché gli creo un bel sito web, la pubblicità magari che esce su viaggi di repubblica... ma mi rimane con il ristorante vuoto.
Vado per farmi pagare e mi prende a pesci in faccia, o no? (se ha i soldi ancora per comprarli i pesci).

No, in comunicazione almeno, voglio pensare localmente ed agire poi magari per il globale, per aumentare *dopo* i suoi ritorni.

Questa cavolata del globale/locale mi serviva solo per... mi stupisco davvero molto a vedere come molte aziende investano soldi nella pubblicità in modo sbagliato, proponendosi mete esageratamente ampie e tralasciando il mercato più vicino al proprio naso. Se iniziassero a pensare al locale e poi ad agire su vasta scala, in un secondo momento, quando hai una posizione consolidata alle spalle, non sarebbe meglio?

E il viral marketing... beh, credo che stiker e cartoline, palloncini, applicazioni adesive, targhe, frecce, modelle, t-shirt, bambini che si affollano alla vetrina... dovrebbero esser fatti vicini il punto vendita, ma non per fare marketing virale, no... semplicemente per pensare al luogo.

p.s.
forse in realtà pensare globale vuol dire pensa a tutto; agire locale, forse vorrà dire: pensa prima a dove metti i piedi.

p.p.s.
Vista la mia confusione sull'argomento, anziché inviare le mie solite duemila email per chiarirmi il concetto, qualcuno di voi può darmi una mano?
grazie.

lunedì, maggio 21, 2007

La sfida dei contenuti e la RAI

Endemol. Contenuti. Mediaset. Rai. Tv. Web.

Iniziamo col fare un po' di nomi, cognomi e "cose".

Poi pensiamo al discorso centrale: i contenuti oggi, ieri, domani.
Adesso mescoliamoli. Concentriamoci e ragioniamo.

Endemol è un produttore di contenuti. Ma adesso è, in qualche modo, anche un editore.
Niente di male. Mediaset è sempre stato un produttore di contenuti, e la Rai (mamma RAI) lo è stato anche di più e meglio per lungo tempo (fin quando è stata da sola). Poi un giorno non è stata più sola e anziché migliorare l'offerta, la concorrenza ha disintegrato la Rai.

A pensarci mi sembra strano, un paradosso se vogliamo, eppure è andata proprio così.
Ricordo, senza andare troppo lontano o troppo ai "mostri sacri", i programmi di Sergio Zavoli. Dove è?
Abbiamo deciso di disintegrare l'offerta televisiva: basta con le tre "E", la gente vuole una sola "E": entertainment. Questo hanno pensato, si son detti e hanno fatto nei piani alti della tv.

Adesso gli ascolti calano, un po' dapertutto, non solo in tv, ma mentre gli ascolti delle radio crescono (e loro le tre E... in qualche modo continuano a seguirle, e producono spettacolo di grande qualità: viva radio 2, il ruggito del coniglio, anche il nostro amico Righetti con il suo Comunicattivo...), dicevamo che la tv perde ascolti.

Male.
I contenuti non piacciono? Nessuno ha mai pensato a questo. Si son date diecimila risposte, ma mai la più ovvia. Nelle ricerche etnografiche, ma anche Beniamino Placido in Italia, spesso ci hanno rammentato il nuovo scettro del potere: il telecomando.
Poi però chi la televisione "la fa" sene dimentica e quindi non pensa al nostro scettro, non pensa al pulsante off di quello scettro...

Ok, questo è il passato.
Il presente invece è rappresentato dalla certezza che la RAI dovrà piano piano sostituire tutte quelle ore coperte da Endemol con contenuti offerti da nuovi autori/produttori.
Ho tante idee di nuovi format. Anche voi le avete. Ne abbiamo tutti, come al solito: la comunicazione è come la nazionale di calcio, tutti siamo meglio del CT, anche se poi però... Lippi i mondiali li ha vinti!

Però è vero. Abbiamo grandi idee. E servono. Servono i produttori che ascoltino queste idee. Serve creare un contatto all'interno della RAI e proporre queste idee e questi contenuti.
Magari con dei promo. Magari con dei layout. Magari uno scripting. Non so.

E a questo proposito:
a) sono disponibile a confrontarmi con chiunque per creare delle proposte da presentare in RAI o a dei produttori. O se siete dei produttori... eccomi qua.
b) parlia di qualche idea.

E quindi andiamo al futuro.
E' possibile rendere la tv interattiva? sì, e anche senza il digitale terrestre.
www.silatv.it è una tv interattiva, o meglio, una tv 2.0 dove i contenuti vengono prodotti dagli utenti.
Mi spiego.
Si raccolgono gli MMS, si SMS, i comunicati stampa, le news, gli articoli, li si incasellano all'interno del palinsesto e li si manda in onda.

La tv che si avvicina al web, ai telefonini, alle nuove tecnologie.
Credo che ci siano tanti altri strumenti da utilizzare. E tanti altri contenuti da poter ricevere. E tante altre idee per migliorare l'interattività della tv, anche di quella che esiste già, senza dover poi modificare tanto alcunché.

Certo il digitale terrestre aiuterà. Ma anche quella attuale non è niente male.
Basta saper cogliere le opportunità. Basta saperle mescolare. Basta rendere un servizio agli utenti.

Se fin ora abbiamo tentato di vendere dei "prodotti televisivi" a dei target, forse è il caso di ricominciare a vendere "servizi" agli "utenti".

E' una mia idea. Sono pronto a metterla in discussione. Sono pronto a condividerla. Sono pronto a discuterne.

Pensiamo ai contenuti, la Rai li chiederà a qualcuno, chi sarà pronto a fornirglieli?

I Clio Award



L'avevamo già vista in giro, su vari blog se ne parlò molto prima dei clio award. Diciamo che la vera vittoria l'aveva già ottenuta facendo parlare molto di se.

L'idea è davvero interessante.
Rientra in quella linea che a me piace molto, di dar vita alla carta e agli oggetti.
E... come al solito, le migliori idee sembra nascano dall'osservazione. L'idea di fondo è vecchia come... le piramidi? già, sfruttare le ombre prodotte dalla luce è un gioco davvero molto usato in architettura fin dai primordi.
Questa è l'esatta dimostrazione che le idee migliori a volte, le hanno i contadini.




Categoria Billboard:
(Grand Clio): McDonald's «Sundial» USA (Leo Burnett)


Award: Grand Clio Category: Retail Food Advertiser/Product: McDonald's Title: Sundial Advertising Agency: Leo Burnett, Chicago Chief Creative Officer: John Condon Creative Directors: John Montgomery, Mark Tutssel Copywriter: Gary Fox-Robertson Art Director: Vince Cook

martedì, maggio 15, 2007

La tv che non va ed altri misteri

Che la Rai non andasse bene ce ne eravamo accorti.
Da anni ormai in vari interventi (Andrea Caldart 1, Andrea Caldart 2, il mio su Funari, ancora Andrea, Gianfraco Virardi, Gianluigi Zarantonello) su comunitàzione.it abbiamo denunciato la caduta di stile, la perdita di contenuti e, ultimamente, la caduta dell'audince.

Così Padoa Schioppa, Ministro della nostra Repubblica, avverte il Primo Ministro italiano: bisogna cambiar rotta, e a pagare è stato Petroni.

Ma cosa c'è nel sistema televisivo che non va?
Se fino ad ora la richiesta di prodotti "migliori" nasceva dai tanto bistrattati intellettuali, ma essendo pochi (secondo alcuni) non erano da prenderei in considerazione ma solo da ascoltare (vedi a proposito della consulta della qualità rai, sia l'articolo di Virardi che l'intervista con la Oliverio Ferraris) e poi sistematicamente disattenderne le indicazioni, adesso potrei dire che la situazione è mutata: la gente, il popolino, come qualcuno lo chiama, adesso vuole qualità. Lo dimostra il successo di Fabio Fazio, quello di Rotocalco Televisivo di Enzo Biagi, lo dimostra ancora il successo di Report su Rai Tre.

Dall'altro lato, la dimostrazione arriva dal flop di una revisione dei cervelloni, le non più brillanti prestazioni dei troppi reality show e delle polemiche connesse.

Insomma, la gente chiede contenuti: adesso che ha la possibilità di scegliere non più tra 6 canali ma su una diversità plurima sia all'interno del mezzo televisivo che tra gli strumenti di comunicazione e di intrattenimento (internet, telefonino, playstation, il vecchio e caro libro, la radio che ottiene una grande rivincita), anche gli editori se ne accorgono.

Ma adesso accade un fatto nuovo, che mi stupisce e sconcerta non poco: Endemol viene acquisita da una cordata, tra cui Endemol stessa (?), Mediaset e la spagnola Telefonica. Acquisto, detto tra di noi, che frutta ad Endemol (?) una plusvalenza di circa milleduecento milioni di euro (?).

Endemol, ricordiamolo, è la casa di produzione di Affari tuoi, il Grande Fratello, Vivere, Cento Vetrine, Che tempo che Fa e un'infinità di altro format. Insomma, Endemol produce contentenuti, tra gli altri, per la Rai e per la Fininvest.

Tutto normale, in un regime di concorrenza è ovvio che lo stesso fornitore lo abbiano più società concorrenti tra loro, ma cosa succede quando un fornitore viene acquistato da un concorrente o ancora quando un fornitore diventa anche concorrente?

E' una situazione non nuova anche nel campo della comunicazione commerciale: tipografie che fanno anche agenzia di comunicazione, legatorie che fanno da tipografie, ecc, ecc, ecc. Un sistema che spesso porta le tipografie a cambiare legatorie, le agenzie le tipografie e così via.
Insomma, solitamente, in modo molto semplice, si cambia fornitore, perché l'incompatibilità dei ruoli è palese.

Ma, se Endemol è stata acquistata solo ora dalla Mediaset... a pensar male... beh, non è che per caso la Endemol abbia venduto fin ora dei bidoni alla Rai proprio per farle perdere terreno nei confronti del biscione?

Questa rimane una domanda di corridoio, nei piani alti si parlerà adesso di altre cose e soprattutto del futuro e dei futuri fornitori della Rai. Qualche consorzio tra piccoli produttori di format potrebbe formarsi intanto (auspicabile), per presentare un offerta seria alla Rai, che per le acqua nelle quali sta navigando ha bisogno di nuove idee, nuovi contenuti e nuovi direttori di rete.

Intanto dagli States arriva un'altra notizia bomba: Abc, Cbs, Fox, oltre alla Nbc, hanno perso 2,5 milioni di telespettatori negli ultimi due mesi rispetto allo stesso periodo del 2006 (fonte La Repubblica).
A guadagnare punti di "ascolto", neanche a dirlo, è l'internet, con Google su tutti.

Insomma, quando tutti stavamo parlando della via del tramonto dei giornali, come ad esempio l'Economist secondo cui entro il 2043 la carta stampata terminerà il suo ciclo di vita, ecco che scoppia in tutto il mondo la bolla delle TV: la gente si annoia e smette di guardarla. Ma anche lo stadio ha subito un calo di presenze. E allora?

La gente della società liquida di Bauman, e del consumatore postmoderno di Fabris ha probabilmente di meglio da chiedere alla propria vita che di subire, in modo passivo e doloroso, lo scivolare di immagini.
Quando tempo fa qualcuno scherzando affermava che la pubblicità era il meglio della tv, probabilmente doveva esser letto l'ammonimento e l'invito a migliorare i contenuti.

Fare tv oggi sembra facile: prendi un conduttore, possibilmente Pippo Baudo, regalagli 90 minuti di palcoscenico in prima serata, fagli prendere un paio di ospiti (Gigi D'Alessio, Laura Pausini, Gianni Morandi), miscelali con un comico qualsiasi ed ecco nato il programma televisivo.

Poi rivedi Baudo, Corrado, Mike e Tortora, tutti e quattro insieme a condurra lo stesso programma e pensi: che carino. Oppure Mina insieme a Walter Chiari, con Paolo Villaggio e altri che collaborano e ti dici: però, la tv dovremmo saperla fare.

Pensi a Garinei e Giovanni, ti guardi intorno e da anni aspetti di vedere autori. Pensi a Celentano con Cugia e Lucarelli, e ti chiedi perché Cugia, proprio lui, venga estromesso da Apocalypse show. Che tra le altre cose, cambia nome in vietato funari, che la mia analisi sia condivisa anche da altri?

Insomma, in questo torpore c'è spazio per nuove idee, ma a chi inviarle? con chi condividerle?

lunedì, maggio 07, 2007

Se sapessimo controllare la velocità





Controllare la velocità può salvare la vita.

Uno spot interessante e intelligente, tutto da guardare

martedì, maggio 01, 2007

Spot della Pepsi cola



More experience.
Ecco come le agenzie (questo è della Ogilvy) hanno iniziato a far esperire delle nuove sensazioni agli utenti.

E voi, cosa ne dite?

venerdì, aprile 27, 2007

giovedì, aprile 26, 2007

mercoledì, aprile 25, 2007

Fiat Panda?

Mi chiedo... perché questo spot non lo ho visto in Italia?
Colpa mia?

Eppure mi sembra così carino.
Forse perché a noi la Fiat come brand, non potrebbero vendercelo così?


Sneakers

Be, torniamo un po' alla pubblicità...

Questo video, che vene pare?

mercoledì, marzo 07, 2007

La Calabria si ribella a Toscani


Continuano le azioni di controcampagna sulla scia creata da Toscani. In molti si stanno divertendo a creare delle nuove foto, delle nuove headline, dei nuovi spot.


La campagna più straordinaria è quella dei ragazzi di Locri, di www.ammazzatecitutti.org che mi scrivono:

'NDRANGHETA: MESSAGGIO “MINATORIO” A CINQUEFRONDI (RC): “ABBASSO LA MAFIA”.E' LA PRIMA VOLTA NELLA STORIAREGGIO CALABRIA, 06/03/2007 – “Abbasso la mafia”. E' la scritta comparsa su un muro del centro abitato di Cinquefrondi (Rc), comune tra i primi per incidenza mafiosa della Piana di Gioia Tauro. Ad immortalare la scritta, ferma sul muro di via delle Rimembranze da diversi mesi, ed ergerla come testimonial della campagna “Qui Calabria, Anno Uno – la Calabria che è già cominciata” ci ha pensato il giovane ventunenne Aldo Pecora, ideatore dello slogan “E adesso ammazzateci tutti” che fece diventare famosi i “ragazzi di Locri” in tutta Italia. La “campagna di comunicazione alternativa ed a costo zero” come la definiscono i ragazzi del movimento antimafia “Ammazzateci tutti”, nasce in risposta “ma né pro né contro nessuno”, precisano, alla nuova campagna di comunicazione istituzionale “sì, siamo calabresi - gli ultimi saranno i primi” realizzata dal noto fotoreporter Oliviero Toscani per la Regione Calabria. Sul sito internet http://www.ammazzatecitutti.org/ è stato aperto un dibattito ed un sondaggio per votare tutte le altre proposte che i ragazzi calabresi hanno realizzato.


Bene... adesso mi auguro che il Presidente Loiero, l'Assessore Adamo e l'Amministrazione calabrese diano uno sguardo alla creatività prodotta dai loro conreggionali, stimolati bene e anche nell'orgoglio da parte di Oliviero Toscani, e ne prendano atto... e soprattutto utilizzino queste campagne (non tutte, alcune sono delle vere boiate) ma le migliori per continuare e dare un senso alla provocazione iniziale di Oliviero Toscani.
Vista così, come provocazione iniziale che ha un seguito, la campagna di Toscani forse potrebbe iniziare a dare i suoi frutti.
Questa almeno la mia ipotesi.

lunedì, marzo 05, 2007

Come non fare la pubblicità

I maestri insegnano, a volte male.

Interrompo temporaneamente la mia discussione sul web per parlare di una cosa che mi ha stupito poco in se, ma molto alcune dichiarazioni politiche sull'argomento.

Che Oliviero Toscani fosse un brand, nessuno può e vuole negarlo. E che con quel brand egli ci campi non deve negarlo neppure lui. Ma è un fotografo! e dovrebbe ricordarsene.
La Regione Calabria ha affidato al brand Oliviero Tosani la creazione di una campagna di comunicazione con l'obiettivo di... cioè, l'intento della regione Calabria era quello di... come dire, non trovo le parole per esprimere l'idea di fondo di questa campagna, chi vuole aiutarmi?
Chi è in grado di rintracciare il brief sul quale ha lavorato Toscani per realizzare questa campagnia di comunicazione?

"Gli ultimi saranno i primi", cosa più banale non potevano dirla dei calabresi che poi non sono neppure così ultimi da poter dire: siamo gli ultimissimi, no... siamo in mezzo all'arretratezza, mica alla fine... quindi? non saremo mai i primi?

Che poi andare in giro con una maglietta con su scritto "sono un secchione" per un ragazzino del liceo è eccezionalmente producente, vero?
Oppure una bella figliola che va in giro con la frase "sono un'oca senza cervello" sul berrettino certamente avrà un ottimo successo soprattutto sul posto di lavoro...

Forse loro no, ma chi ha coniato questi slogan e posti sulla maglietta e il berrettino un po' sì. Come dire: chisenefrega di far pubblicità alla Calabria, io sono Toscani e faccio pubblicità a me stesso.

Come calabrese, intendiamoci, non sono assolutamente indignato dalle frasi che usa Toscani, ma indignato del fatto che ancora una volta la Regione abbia investito un mucchio di soldi in una campagna pubblicitaria che porterà come risultato... cioè l'obiettivo finale di questa comunicazione è... oddio, devo trovare il senso... ecco! Dopo questa campagna pubblicitaria aumenteranno i turisti, perché hanno scoperto che a San Giovanni in Fiore esiste l'abbazia Florense di Gioacchino da Fiore, un profeta studiatissimo all'esterno (Germania e USA soprattutto) e sulle quali teorie Dante ha scritto la Divina Commedia, San Francesco d'Assisi ne ha preso praticamente tutto e un'infinità di Sociologi poggiano le loro teorie. Certo, da oggi in poi non saremo più "gli ultimi" a non saperlo, perché ci ha pensato Toscani a farlo sapere in giro che quesat'anno è il quinto centenario della morte di San Francesco da Paola, uno dei Santi più amati in Italia.

Così come non saremo più gli ultimi a sapere che ad Isola di Capo Rizzuto esiste il Parco Nazionale marino, tra i più spettacolari d'europa per le meraviglie che custodisce sotto il mare e visibili anche ad occhio nudo poiché l'acqua è cristallina.

Evviva Oliviero Toscani che è riuscito a far conoscere la Calabria, perla del meditarreneo!

web 2.0: continuiamo a parlarne

Continuiamo a discutere del web 2.0 e, come nei predenti post, cercherò di approfondire il mio raggionamento sragionato a tratti magari, sull'importanza di scoprire che la comunicazione nel web 2.0 si trasfroma soprattutto nel fatto che il server diventi mittente del messaggio.

In un blog, ho trovato un interessante riproposizione dei modelli comunicativi on line
http://italovignoli.wordpress.com/2005/02/15/i-modelli-di-comunicazione-e-la-rete/

Come tutti sanno la tv è un media uno a molti, così come il libro o la radio. La lettera privata, così come la comunicazione faccia a faccia è una comunicazione "uno a uno" e non "uno a molti" o "molti a molti".
Dei siti web tutti ne parlano ma in pochi siamo riusciti a capire se sia da definire come una comunicazione uno a uno, o uno a molti. Alcuni (tra cui il post nel blog di Italo Vignoli) si spingo a parlare di comunicazione uno-a-uno-molti-a-molti...
un ibrido insomma.

Ma il web 2.0 poggia fortemente sul fattore che il browser, il tuo browser, inteso come quello di ogni singolo utente, può comunicare con il server e richiedere risposte specifiche. Ciò richiedere una rielaborazione del messaggio solo per me.

Se allora concepiamo il server come emittente del messaggio potremmo spiegare facilmente il modello di comunicazione che si instaura con il web 2.0 ovvero il tuo browser comunica in modo diretto, sincrono, unico e bidirezionale con il server (non con l'autore del messaggio) e il server risponde in modo specifico e "singolare" ad ogni browser.

Per intenderci ancora meglio: abbiamo visto prima come il web nasca dall'esistenza di URL fisici (indirri web appunto) che i browser interrogano per ottenere come risposta il messaggio inizialmente scritto da un mittente. Tu ti colleghi su www.google.it e ricevi in risposta quello che l'autore del messaggio hanno pensato per te e lo ricevi uguale a tutti gli altri che si collegano ad un url fisicamente presente su un server.

Cioè quella è comunicazione uno-a-molti: un messaggio scritto, questo post per esempio con un url fisico, scritto da me (che sono il mittente) e che arriva tale e quale a tutti i lettori.

Quando è il server invece a diventare il mittente del messaggio, tu chiedi l'url fisico news.google.com ma il server di google elabora, a seconda delle tue ricerche precedenti, delle risposte specifiche per te, che saranno diverse a quelle i tanti (potenzialmente tutti) gli altri.

Quindi non l'autore non è più la coppia formata da Sergey Brin e Larry Page ma direttamente il server.

Provate a loggarvi su google, effettuare alcune ricerche, poi telefonate un vostro amico e chiedete quali sono i suoi risultati nelle prime posizioni di google e ripetete l'operazione con altri amici che siano anch'essi loggati e che abbiamo effettuato ricerche diverse dalle vostre per diversi giorni.

Per risparmiarvi tempo vi dico che con Alessandro Mirri spesso ci siamo divertiti a constatare le differenti risposte che google forniva alle mie ricerche e alle sue...

Per esempio: a me in questo momento google news mi fornisce in home page e senza fare ricerche, risultati che riguardino notizie della Calabria, di una cittadina, San Giovanni in Fiore e varie notizie sulla tecnologia e la comunicazione. A voi? non credo che a tutti voi fornisca notizie sulla mia città d'origine, appunto San Giovanni in Fiore...

quindi chi è l'autore del messaggio? Sergey Brin e Larry Page o il server?

Bene, assodato che sia il server cosa comporta ciò per noi che ci occupiamo di comunicazione?

Sapere per esempio che con il web 2.0 (ma chiamiamolo semplicemente web) possiamo instaurare con i nostri lettori una comunicazione uno-a-uno utilizzando la capacità di dialogo tra il nostro server e il browser di ogni singolo destinatario del messaggio...
Per esempio su www.comunitazione.it facemmo un esperimento dove il server rielaborava, a secondo della stringa di partenza sui motori di ricerca dei nostri utenti, per ognuno di loro risposte diverse come suggerimento di approfondimento per le proprie ricerche di testi sulla comunicazione.

Questo è un primo passo. Ma ci sono tanti altri tipi di applicazione possibile, l'importante è scoprire che adesso il server e il browser instaurano il dialogo uno-a-uno e potrebbero non interromperlo mai, se solo noi imparassimo a farlo instaurare.

Parlerò ancora di questo tema, magari anche continuando a ricevere le vostre sollecitazione, e subito dopo inizierò a fare degli esempi pratici di applicazione di questa concezione nuova del server, soprattutto da un punto di vista comunicativo prima, ed economico subito dopo.

a presto.

giovedì, marzo 01, 2007

web 2.0: quando il server diventa il mittente

Nel precedente post cercavo di spiegare perché nel web 2.0 il server potremmo considerarlo un vero e proprio emittente di segnale, al pari dell'autore di un libro.

Rimando al precedente, o alla spiegazione un po' più tecnica che ho dato su www.comunitazione.it per chi volesse leggerlo.

Per gli altri, mi preme evindenziare l'importanza di una tale considerazione.

Cosa succede quando il server diventa un mittente del messaggio?
Perché è importante, a mio parere, considerarlo?
e quali stravolgimenti nel modo di pensare al web potrebbe apportare?

Se il server diventa un emittente di messaggio, e quindi lo si può in qualche modo considerare un autore della comunicazione non abbiamo più a che fare con il mittente classico, con l'autore dei messaggio, che è solitamente l'uomo, ma il nuovo mittente è un processore, in grado in modo automatico e autonomo di generare messaggi di senso compiuto.

Non sono un amante della teoria, ma sono un pragmatico, e di questa osservazione non mi interessa tanto lo stravolgimento alle teorie di Shanno e Weaver che potrebbe apportare, ma le conseguenze pratiche.

Se iniziamo a pensare al server come un autore, allora sappiamo che:
a) non dobbiamo essere solo noi autori del messaggio, ma il server, per esempio, potrebbe elaborare ogni giorno dei contenuti nuovi per il nostro blog;
b) il server potrebbe contattare autonomamente i lettori del nostro blog;
c) il server potrebbe creare da solo una chat, una conferenza o come la vogliamo chiamare, una comunicazione sincrona con i *suoi* lettori in un determinato momento, e arricchire la propria comunicazione proprio dal feedback degli utenti.

Non sono visioni o pronostici ne da grande fratello, ne da Matrix o da Nirvana, sono semplicemente invece dei punti interessanti su cui ragionare e prenderne atto per comprendere quali strade si aprano davanti ai programmatori e agli esperti di comunicazione.

Avremo nuove strade da tracciare, ma dobbiamo capire che l'autore del messaggio non sono più solo "io" ma anche il server...

Ci ragioniamo isieme e ne riparliamo meglio?

se volete, son qui.

martedì, febbraio 13, 2007

La confusione e il web 2.0

Che confusione. Tutti parlano del web 2.0, pochi lo conoscono e forse in ancora meno lo hanno compreso.

Ma prima, un breve inciso: odio le diversificazioni eccessive e stupide e le definizioni. Web 2.0 è una definizione stupida che però può servire ad indicare un nuovo passo verso una nuova versione (finalmente) del web. Allora usiamola con parsimonia, e per quanto mi riguarda parlerò del web che finalmente si sveglia e scopre l'interazione vera: il client e il server finalmente dialogano.

Quando si ha a che fare con la comunicazione, ci è stato insegnato alle scuole elementari, si ha un mittente, un ricevente e un canale attraverso il quale far scorrere la comunicazione.

Giochiamo un po' ad individuare questo schema:
chi è il mittente sulla rete?
chi è il destinatario?
cosa rappresenta il canale?

Pariamo da ciò che conosciamo.
Chi è il mittente del libro?
chi è il destinatario?
cosa rappresenta il canale?

Autore-Lettore-Libro (rimescoliamoli nell'ordine giusto)
Autore - Libro - Lettore

Ok, pubblico un testo su questo blog, ergo sono il mittente. E il mio destinatario è un lettore. Il mezzo la rete.
mmmh, ho qualche dubbio, perché se così fosse non ci sarebbe interattività e ipermedialità.
Ok, riproviamoci.
Autore-Rete-Server-rete-Lettore
L'autore scrive, quindi è il mittente, la rete il canale, il dato viene memorizzato sul server. Lì ha la possibilità, per mezzo di una serie di agenti intelligenti, o altri operatori di essere elaborato, quindi viene rinviato per mezzo della rete ad un lettore, il destinatario.

Allora personalmente ho rintracciato un modello diverso di comunicazione (già prima che si parlasse di web 2.0) che prevede che il vero destinatario del mio messaggio sia il server, e che successivamente sia il server a diventare emittente nei confronti del prossimo destinatario.

Mi si potrebbe obiettare che l'analogia del libro non funziona più, ed è proprio questa rispondo io, la diversità che esiste tra un libro (una tv, un giornale ecc.) e l'internet. Per mezzo dell'internet il testo enunciato può subire delle modifiche, delle aggiunte una volta inviato al server, permettendo al server stesso di diventare il mittente del messaggio.

Tutto questo però rimaneva abbastanza statico e all'ombra del calderone del signor Internet (leggete Livraghi al proposito) e invece, l'internet che è una cosa, stava aspettando che qualcuno cogliesse la sua peculiarità: l'interattività. Già, perché l'interattività che abbiamo avuto fin ora era illusoria. Tu chiedevi, lui si informava, caricava nuovamente tutta la pagina e restituiva dei dati. Adesso invece, grazie a tecnologie tipo l'Ajax, tu chiedi, la pagina non cambia e inizi ad interagire con l'artefatto in quanto chiede al server di far da mittente dei messaggi a seconda della tue domande.

Per ora lascio qui questo argomento, sperando di aver suscitato un po' di curiosità (magari anche perplessità) e che si inizi a discuterne con voi...

Le mie sono solo illazioni? stravolgimenti della teoria perchè non la conosco? oppure una discreta osservazione?

Nei prossimi giorni vorrei essere più chiaro, ma prima vorrei leggervi.

venerdì, gennaio 19, 2007

il meme della pubblicità, taratata tatà

Maurizio Goetz, come dicevo nel post precedente lancia il meme (seme divulgativo) della pubblicità ponendo tre domande semplici che però, come fa giustamente notare Maurizio, generarano risposte assai diverse nel gruppo dei comunicatori, ma anche tra agenzie/clienti/utenti.

le tre domande sono:

Che cos'è la pubblicità oggi?
Quale ruolo dovrebbe avere?
Cosa dovrebbe offrire per tornare a creare valore per l'utente?

Provo a "striplarmi" e rispondere in tre:
  • a, l'agenzia risponde): la pubblicità è il mio business, ciò che mi fa guadagnare e quindi ciò che devo vendere.
  • c, il cliente): la pubblicità è quella spesa che non capisco perché affrontare, in quanto uno spreco eccessivo di denaro, ma so anche che ne devo fare, senno non guadagno. Insomma, come diceva il buon Henry Ford, metà dei soldi che spendo in pubblicità sono sprecati, ma non so quale metà.
  • u, l'utente): quella cosa che viene interrotta dai film e soprattutto dalla tv spazzatura in alcuni cosi, quella cosa che potrebbe allestire e abbellire l'arredo urbano

Che ruolo doverbbe avere?

  • a: per l'agenzia il ruolo dovrebbe esser quello di fargli incassare più soldi possibile; ma in realtà per le agenzie fare pubblicità dovrebbe essere la propria mission, dovrebbe esser inquadrata in piani strategici a medio e lungo periodo senza dimenticare il breve e il brevissimo.
  • c: idem per lui, ma anche quello di "farla senno non esisto"... Come amo dire: un bimbo quando nasce deve vagire, altrimenti è tecnicamente morto; e vale per le aziende, e ancor di più anche il prosieguo, può e deve essere metaforizzato con la vita dell'uomo...
  • u: quella cosa che mi informa dell'esistenza dei prodotti e mene fa pregustare (pregodere, o se preferite esperire) le potenzialità e i vantaggi che ne trarrò.

Cosa dovrebbe offrire per tornare a creare valore per l'utente?

  • a: non lo sanno
  • c: non lo sanno
    u: non lo hanno mai sperimentato.

Bene adesso proviamo a rispondere a queste tre domande, non in modo scientifico, ma a mio personalissimo parere:

  1. Che cos'è la pubblicità oggi?
    La pubblicità è mettere in comune, tra un mittente ed un ricevente un messaggio di comunicazione al fine di coinvolgere il ricevente nel flusso comunicativo prima di tutto e quindi conquistarlo e:
    a) fargli provare il prodotto;
    b) farglielo vendere ai suoi amici;
    c) soddisfarre i suoi desideri, quindi d) ripetere l'acquisto.
    Purtroppo però viene praticata da non comunicatori troppo spesso, e quindi la pubblicità perde la sua funzione comunicativa per diventare inutile;
  2. Quale ruolo dovrebbe avere?
    Sempre lo stesso: coinvolgere l'utente durante tutte le fasi per poter funzionare e rispondere ai tre punti di cui ho parlato sopra.
  3. Cosa dovrebbe offrire per tornare a creare valore per l'utente?
    Dovrebbe fornire due cose fondamentali:
    a) appagare il desiderio del bello e dell'emozionalità. L'uomo, come dice Norman nel suo Emotional Design ama il bello, ne è attratto, soprattutto quando il bello riesce a restituire delle emozioni;
    b) informare e convogliare le richieste e le aspettative dell'utente verso l'aziende produttrice e l'agenzia di comunicazione.
    Insomma, perché la pubblicità torni a crear valore deve tornare ad ascoltare i suoi consumatori, osservarli e scoprirne le loro necessità di co-municare, di mettersi in comune, di sentirsi parte integrante dei progetti e della società.

Oggi deve essere questo il valore della pubblicità: mettere in comune le persone, soddisfacendo anche questo desiderio di appartenza ai gruppi e alla società, oltre che includerlo nel processo di decisione e creazione dei nuovi e vecchi prodotti.

La pubblicità deve riscoprirsi come comunicazione, nel senso di mettere in comune, ecco cosa è la pubblicità secondo me.

La pubblicità: ragioniamoci sopra

Ringrazio Marco Fossati per l'invito al tema del momento, il meme della pubblicità avviati dal grande Maurizio Goetz, che ha creato un bel sharing slide.

In tanti ci stiamo provando a dire la nostra, per condividere e creare una discussione intorno al tema forse più discusso e mal trattato degli ultimi 6/7 anni almeno.
Personalmente vorrei invitare Fabrizio Ballabeni, Gianfranco Virardi, Gianni Lombardi a partecipare al tema, certamente potrebbero dircene di belle...

Qui vorrei provare a raggionare in modo veloce della pubblicità ed è questa la strategia che solitamente uso per spiegarla, quando mi vien chiesto anche il mio mestiere: quando un bimbo nasce, se non urla gli vien dato uno schiaffetto. Se non urlasse sarebbe morto. Quella è la prima forma di pubblicità: ci sono, esisto, eccomi, son vivo e pronto a ciucciare, che è la seconda fase della pubblicità, il feedback. Crescendo il bimbo deve farsi pubblicità se vuole guadagnarsi la fiducia dei genitori ed iniziare ad uscire da solo, andare in vacanza da solo, dimostrare di aver una vita propria. Poi il ciclo ricomincia un po' da capo, bisogna pubblicizzarsi con l'altro sesso, comunicargli i propri valori forza, le proprie idee, la propria personalità. In seguito, per il resto della propria vita, il bambino ormai adulto deve continuamente passare attraverso questi processi, presentazione-dimostrazione-puntiDiForza, integrati fase per fase da un grande feedback. Ovviamente il tutto inserito in un mix di strumenti, so ballare, sciare, parlare, ascoltare, suonare, giocare a calcio ecc...
Tutto questo, se riesci a non esser banale, diventa un vero valore (come amava fare Enzo Baldoni), aggiungendoci una strategie può stregare l'utente, convincerlo ma soprattutto coinvolgerlo.
Credo che il nuovo consumatore post-moderno voglia essere coinvolto, anche nella costruzione della pubblicità, e durante la fase di ricezione anche, lo stesso.Coinvolgiamoli, rendiamoli partecipi del nostro messaggio, ma ciò solo quando abbiamo un grande prodotto... non dimentichiamo mai il prodotto quando parliamo di pubblicità; ok al marchio, ok alle star (in ambo i sensi: star-startegy e testimonial), ma la prima cosa che vende la pubblicità deve essere un prodotto: se no, il bimbo cresciuto non ciulla.
In realtà la pubblicità è sempre stata comunicazione, solo molti che non sono comunicatori hanno iniziato a fare i pubblicitari.

Cercherò nei prossimi giorni di sviluppare il tema proposto da bravo direttore cReattivo.

venerdì, dicembre 15, 2006

parliamo dell'aggregazione dei feed

Sul blog http://marketingusabile.blogspot.com/, Maurizio Goetz, come al solito pubblica post stimolanti da ogni punto di vista.

In un suo nuovo post chiedeva come poter tener traccia dei tanti blog presenti sulla rete, e in effetti ormai il tema del controllo delle informazioni e della gestione dell'intelligenza collettiva sull'internet è diventato un tema di primo piano.

Già molti anni fa era stto discusso e sopratutto ce ne mettevano in guardia gente come Nicholas Negroponte e tanti suoi colleghi del Mit di Boston.

Al post di Maurizio ho voluto aggiungere questo mio commento:

In effetti quello dell'aggregazione dei feed è un bel problema. Negroponte suggeriva, anni fa, l'uso di "maggiordomi", o meglio di agenti intelligenti in grado di selezionare per noi il materiale da leggere.
Per farlo però gli aggregatori non devono funzionare come motori di ricerca (adesso lo fanno) ma devono imparare:a) dall'uso del singolo utente;b) lavorare con alberi semantici per cui "design dell'interazione" sarà uguale a "interaction design" o ancora "presidente della provincia di roma" sarà uguale a "nome del presidente".
un aggregatore del gnere lavora con successo da un po' di tempo su http://www.comunitazione.it/ anche se per migliorarlo ed estenderlo al di fuori degli articoli scritti su comunitàzione avremmo bisogno di fondi maggiori a disposizione.
Per ora credo che questo sia il miglior modo di aggregare le informazioni. Per farvi un esempio: sul motore di ricerca di comunitàzione, già ora, se cercate ad esempio "design dell'interazione", l'agente intelligente vi suggerisce di controllare anche i risultati per "interaction design", ma non solo... leggendo un articolo su comunitàzione, l'agente vi suggerisce una serie di altri articoli pertinenti, estratti con le chiavi semantiche e non solo con riferimenti di parole chiave usate dai motori di ricerca...
quindi motori come google desktop se non diventano intelligenti ed iniziano a sfruttare gli almeri semantici sono fuori dai giochi...
Ovviamente, Maurizio, mi permetto di invitare chiunque volesse discutere questo argomento a farlo anche tramite te. Comunitàzione è ormai ad un ottimo punto nello sviluppo di questi agenti (un esempio lo abbiamo montato anche su un portale di una comunità locale, si chiama http://www.ebeteinfiore.it/, e anche quel motore di ricerca vi stupirà certamente... provatelo con "presidente della provincia" ad esempio, non solo saprà dirvi che si tratta del presidente della provincia di cosenza, ma anche il suo nome e cognome...

Ovviamente questo aggregatore funzionerà anche con i blog che già ora comunitàzione sta aggregando, e l'aggregazione diventerà presto intelligente...
per poterla realizzare, al momento, ci mancano solo le risorse economiche, perché di quelle tecniche e tecnologiche ne disponiamo già, e tutto il lavoro messo in piedi sull'aggregazione dei contenuti interni di comunitàzione può facilmente essere messa in piedi per i blog esterni al dominio di www.comunitazione.it

Una sfida aperta, e soprattutto una discussione che porto avanti da anni con i miei amici della rete, il mio maestro in questo settore Leandro Agrò primo fra tutti, che ha contribuito non poco alla formazione in me di queste idee.

ok, se qualcuno volesse approfondire questo tema di ricerca a me molto caro, sono qui.
grazie...

domenica, dicembre 03, 2006

Te lo leggo in faccia, - e non solo

Dal blog dell'amico Nicola Ferrari ho recuperato questo video.

Non so ancora cosa dirne, però mi è piaciuta quacosa...

inizia a sfottere e anche a sfiammare un po' il viral marketing fatto da alcune aziende.

Non c'è l'ho mai avuta con il viral marketing in se, ma con tutti coloro i quali usano più l'etichetta che la pratica del marketing cosidetto virale.

Magari ne parleremo dopo, lasciatemi stupire un po' in tranquillità con questo video, poi lo commentiamo... intanto se qualcuno di voi volesse iniziare...

Ah! una sola cosa, il video è un po' lungo... una decina di minuti, è un cortometraggio, che ha vinto il "vaffancorto". Il titolo è Te lo leggo in faccia, di Andrea Castoldi, riporto dal loro sito: "Un interessante riflessione sulla comunicazione che oggi la società ci propone. Siamo pronti a compromessi? Qual'è il limite? A cosa siamo disposti pur di..."

Aggiornamenti da Comunitàzione.it