mercoledì, ottobre 07, 2009
Il settore del lusso
Negli ultimi giorni louis vuitton ha annunciato ai propri fan su facebook di voler metter a loro disposizione lo streaming della sfilata del 7 ottobre. Bene, ha accumulato 100'000 fan in più in 5 giorni. Niente male, no? (ne parlo sul mio blog dedicato al beauty-ads)
per il resto le discussioni si rincorrono, le proposte si inseguono ma i paradigmi nuovi in pochi li han colti. In linea di massima le keywords a mio avviso interessanti per questo settore sono: tempo, identità, show, esperienza, coccole, ritorno dell'incanto.
Perdono valore: il nero, troppo massificato; l'oro, sprezzante; location metropolitane underground: già viste.
Quello che fai, fallo al 100%
mercoledì, settembre 30, 2009
Quanto le Tecnologie influiscono e influenzano. Esempio mini.
Ok, fantastico. Ma se rileggo il precedente scopro di aver usato tante sgrammaticature... Perché rileggere il post sul telefonino sarebbe complicato da un lato. Ma ho notato una certa difficoltà nel concordare generi e numeri nello scrivere, dovuto senso al fatto che le distrazione per strada sono di più... Bon, parliamone...
La libertà di stampa
Ora tu potresti avere due atteggiamenti e dirmi: vero, ha ragione; no si sbaglia. Puoi anche dire: e chi se ne frega.
Vado per un'altra soluzione ancora: è grave che non si percepisca il problema di influenza che un editore, duopolista pone la necessità di un controllo ulteriore da parte della cultra e degli intellettuali, non solo della qualità e veridicità delle informazioni, ma anche alla quantità e all'indipendenza, oltre che alla differenziazione per toni e muscoli che essa deve avere.
Mi stupisco della leggerezza con la quale anche chi dovrebbe esser un intellettuale si pone nei confronti di parole e argomentazioni senza capire esattamente quali sono le poste in palio. Bah.
martedì, settembre 29, 2009
mercoledì, maggio 20, 2009
se il marketing politico non serve a favorire i cittadini...
neanche la destra.
non mene frega nulla da anni.
però una considerazione la voglio fare.
guardate un po' questi dati.
Il pd perde il 10% in un anno.
non governa, litiga e non migliora.
i problemi sono tutti qua?
E' solo perchè Berlusconi è un bravo uno di comunicazione che la sinistra perde sempre più consensi?
C'è stata un'esasperazione, da parte dei politici e dei politologi e da parte dei markettari e comunicatori, nell'assegnazione al valore comunicazionale sempre una maggiore importanza.
E' vero, il marketing politico è importante, ma non nella fase delle 4 p soltanto.
E' importante capire il mercato, scoprirne le necessità, ascoltarlo e dialogare col mercato.
E' importante per le imprese.
Lo è per i politici.
Bene politici.
Impariamo la lezione.
L'esaltazione e l'esasperazione del modello twitterino di Obama potrebbe offuscare ulteriormente le menti. Obama non era un mero emittente di messaggi su twitter, era anche (con le dovute proporzioni) un ricevitore, un destinatario. E ha saputo cogliere i cambiamenti, le richieste e le necessità. Utilizzando certo la comunicazione, ma dialogica.
va beh. mi stupisce che la dialogicità sia sottovalutata ancora.
mercoledì, maggio 06, 2009
Manifesto di "cosamistupisce"
Questo blog ha bisogno di un manifesto.
1. sarà utilizzato a scopo personale; la sua linea editoriale sarà "luca oliverio".
2. presenterò i miei pensieri;
3. lo userò per raccontarvi le cose che mi stupiscono, le aziende, i prodotti; ma...
4. sopratutto per raccontarvi le persone eccezionali che conosco e incontro quotidianamente;
5 per raccontarvi i progetti che mi vengono raccontati e
6. chiedervi di finanziarli, partecipare, collaborare con questi.
7 e più importante: la ricerca costante dell'eccellenza.
Queste sono alcune delle cose che mi redono un uomo libero. E le voglio fare tutte.
:)
un mea culpa e un atto d'accusa
Ho confuso il social networking con la "scambio dei favori" chiudendomi in un cerchio formato da gruppi, persone, amici, conoscenti.
Vi chiedo scusa.
Tornerò a rispettare i miei principi che non sono di circolarità ma di informità; non sono di uniformità ma di caos; non sono di dare-avere ma di comunicare.
Come dire: voglio tornare a fare la puttana sociale che ero, senza guardare in faccia all'opportunismo e al favoritismo, ma voglio tornare a mettere in contatto e relazioni i miei amici con gli altri miei amici anche quando io sono un mero mezzo. In fondo sono un comunicatore.
E ora l'atto di accusa:
Cel'ho con quelli che mi hanno consigliato di trasformarmi in un essere circolare tu-io-noi-tu-io e quindi uniforme.
Vi dico basta. Amavo esser irregolare, sbilanciato e per niente circolare nei miei rapporti, nelle relazioni e sopratutto nelle mie attività di social networking.
:)
col sorriso sulle labbra ovviamente.
Entro stasera vi scriverò il manifesto di questo blog. che poi è il manifesto di un uomo libero.
martedì, aprile 14, 2009
Preghiera contro l'impotenza... verifichiamole tutte le case.
Se il nostro fabricato non è stabile va sistemato.
Con, se possibile, un piccolo contributo statale tutti ci rimettiamo a norma la nostra casa, se è possibile rimetterla in ordine, altrimenti la dovremo rifare, in un massimo di 5 anni.
Le verifiche dovrebbero partire da ieri.
In Abruzzo invece, i soli progettisti, direttori dei lavori e vari appaltatori non basterebbero a sbrogliare la situazione, quindi gli invierei i professori universitari, gli assistenti e tutti gli iscritti all'albo degli ingegneri (almeno a qualche cosa lo facciamo servirà l'albo...) e facciamo stare un po' più tranquille le persone. Giusto un po'.
Periziamo, e garantiamo l'agibilità e la stabilità delle strutture.
Una ad una.
Facciamo una legge.
Se non si può, facciamo un'associazione culturale.
Facciamo un consorzio.
Facciamo una fondazione.
Facciamo qualcosa insomma, con ingegneri e costruttori e diamoci una mossa.
Se vi chidete "a che serve"... andate a Salerno, o a Potenza; incontratevi con chi era lì nell'80. Parlategli del terremoto. Simulate una scossa. Oppure siate presenti ad una scossa e guardategli gli occhi. Li vedete? quella non è paura, è impotenza, e non fa tremare, ma morire di sconforto.
Quando qualcosa non la puoi domare, può succedere. Quando non la puoi dominare, può succedere. Quando qualcosa non la puoi prevedere, può succedere. Quando non ti puoi difendere, può succedere. Ma quando tutto ciò capita contemporaneamente ti senti morire. Sei impotente.
Partiamo dall'Abruzzo. Seguiamo con le strutture pubbliche e di pubblico interesse (prima di tutto ospedali, dormitori e case degli studenti), poi col resto. In quanto tempo avremo periziato tutto?
però cavolo, almeno dormiremo più tranquilli.
Tu, che ne pensi?
mercoledì, marzo 04, 2009
La crisi economica: rischi!
adesso viene il turno di questo: la crisi economica: rischi.
Sì perché ovviamente ci sono tanti, tantissimi rischi dietro una crisi economica, il più terribile è il fallimento, personale, societario; ma anche sociale e collettivo.
Il fallimento è un fardello che però è stato depenalizzato e decolpevolizzato anche a livello personale, quindi una cosa della quale oramai sempre più imprenditori ne vanno abbastanza indifferenti. Ahimè!
ma quali sono i rischi della crisi?
- la ristrettezza economica porta ad avere il braccino corto sopratutto verso:
a) dipendenti;
b) investimenti in R&S;
c) pensare a lungo termine.
La fluidità di cassa da esigenza diventa scopo; da obiettivo diventa unico fine.
Vediamola dal punto di vista del dipendente.
L'imprenditore che teme la crisi procede con più o meno ragione, a una serie di tagli del personale che immettono sul mercato manod'opera di tre livelli:
a) molto giovane e competitiva;
b) relativamente giovane e comunque molto aggiornata e dinamica;
c) anziana e comunque molto ipostatizzata.
Disegnando un grafico immaginate lungo la x da un lato la staticità e dall'altro la dinamicità e sull'asse delle y il fattore della facilità al reinserimento. Ovviamente all'aumentare della dinamicità diventa più facile trovare lavoro.
Questo significa per i dipendenti: che devono rimanere sempre e costantemente aggiornati per spostarsi il meno possibile nella zona degli statici (per staticità si intendeva fissità mentale, non tanto fisica, ovvio, e per età, quella mentale).
visto questo grafico l'imprenditore si ritrova nella terribile situazione di decidere a chi tagliare la testa: dinamici e facilmente assorbibili dal mercato o statici e molto probabilmente disoccupati per lungo periodo?
Qualunque scelta farà cedere all'azienda del know-how interno molto importante, derivato sì dalle competenze, ma anche dalla sintonia e forza di squadra che si è andata a creare all'interno del gruppo di lavoro. Almeno che non si lasci a casa un intero gruppo di lavoro; in quel caso l'importante per il gruppo sarà: rimanere uniti, così da potersi dare forza e essere magari assorbiti interamente da un nuovo gruppo imprenditoriale (questa sarebbe la situazione ideale... ma solo ideale temo).
Dal punto di vista della ricerca e dello sviluppo le aziende sono portate a tagliare quelli che vengon visti come i tempi morti: dedicati solitamente al cazzeggio e alla ricerca di nuovi strumenti, metodi e strategia dai dipendenti più interessati.
Il terzo è il taglio del pensiero a lungo termine, della semina e della costruzione.
3 rischi molto seri.
Mi auguro che nessun imprenditore ci caschi. Ma anche questa è solo una speranza mi sa.
Mi trovavo a parlare di cose simili, e sopratutto della ricerca dell'eccellenza nel gennaio del 2008 in un post che intitolavo:il valore son le persone.
Spero.
Spero in nuove idee, in nuove strade; spero nel coraggio e nell'ottimismo.
E nella ricerca dell'eccellenza.
mercoledì, febbraio 25, 2009
...a latere
Penso che a quindici anni, quando senti di avere le risposte giuste a tutte le domande, di governare il mondo, di averlo capito e compreso appieno; o forse non sono quindi, ma 18, 21; quando a quell'età hai la convinzione di poter e voler lottare contro i venti, i mulino a vento e i lenti, in quel periodo in cui sei certo di aver capito tutto: bene, era vero.
Avevi davvero capito tutto, ma proprio tutto: ritmi, modi e anche priorità della vita.
Poi di colpo arrivano gli "adulti"... e i bambini una volta uomini non giocano piu piano piano perdono il valore di tutte le cose... e ti insegnano il loro modo di vivere il mondo, le loro priorità e di fanno dimenticare tutto ciò che con pazienza tu hai scoperto con le tue forze per 15/18/21 anni di seguito.
Una domanda: da adulto quanto tempo dedichiamo alla scoperta e alla ricerca del nostro "futuro"? certamente meno e con meno possibilità di concentrarci.
E allora...
A te che forse hai meno di 21 anni, non lasciarti ingannare: tu ora hai capito quasi tutto della vita, non farti imbrogliare.
martedì, febbraio 17, 2009
Crisi economica: opportunità.
Ho provato a raccontarvi perché a me piace la crisi economica in
- La Crisi Economica: evviva, evviva.
- La crisi economica: pahuuuura!
Adesso mi sembra giusto approfondire perché nella crisi vedo sopratutto opportunità. Già: opportunità. Di rifondare l'Italia; il mio sud, la mia calabria; la mia agenzia di comunicazione. perchè lo vedo possibile.
Vista nel settore della comunicazione, non è che in Italia si stesse male, però era diventata un po' troppo la terra dei furbetti (il quartierino), dei cuginetti (i maghi del pc anche di quindici anni tutto fare), delle reginette (agenzie di pianificazione) e dei principini (le agenzie di comunicazione ipostatizzate); bene adesso è il momento di ripartire.
Abbiamo bisogno di accendere il cervello e ragionare, pensare, creare, condividere, costruire e sopratutto prendere parte e inventare.
Dobbiamo assolutamente prendere parte alla vita sociale, culturale, economica e sociale: perché per risalire la china avremo bisogno delle nostre forze, di quelle di tutti. Ed è in questi momenti che le persone danno il meglio di se: sotto stress, sotto tensione e costretti ad agire. Lo sappiamo no.
E allora ecco che la crisi economica rappresenta una grande opportunità: mettersi tutti in gioco. finalmente.
La ristrettezza economica poi invita e costringe le aziende a investire al meglio le risorse; vero. Ma dall'altro lato permette a molte più aziende di competere tra loro. Mi spiego: se prima i grandi colossi spendevano 100 volte il mio capitale in R&S adesso ne spenderanno 10volte, perché per loro un taglio da 100'000 euro a 10'000 è un taglio importante, per me da 10'000 anche se fosse a 1'000 non avrebbe la stessa "importanza" come taglio... non so se son riuscito a dirlo nel modo corretto. Con 100'000 euro si pagano gli stipendi di 10 persone; con 10'000 di una. Quindi è impossibile competere contro quella forza, ma tra una persona pagata 10'000 euro, e una pagata 1'000 magari è più facile competere... (è un esempio, ma il ragionamento penso vada da se)
Rappresenta un'opportunità sopratutto per quelle aziende quindi che vogliono investire adesso: pensate a quelle imprese dove è il titolare a fare R&S (anche di new business), avrà certamente la possibilità di conquistare importanti fette di mercato; e se a questo punto, a parità di valori economici messi in campo si potessero valorizzare le vere competenze? e magari migliorare le tue e farle emergere? e magari ancora presentare dei piani low budget e hi performance?
Ecco; questi sono aspetti che vedo come opportunità nella crisi economica.
E poi... aguzzare l'ingegno.
Voglio fare un esempio pratico. Sono dieci anni che realizzo siti web di tutti le tipologie, progettando community, servizi, e vetrine; però in questi dieci anni ho raggiunto una certa maturità nella progettazione di community innovative; bene, se voglio sopravivvere alla crisi economica sarà il caso di stringere i denti, concentrare le mie energie, i miei studi e le mie ricerche verso questa unica direzione; confezionando best practice, case history, e un ricco portfolio dedicato a questo tema e poi farlo vedere ai potenziali clienti.
Certo funzionava così anche prima; ma prima, dico per dire, l'armando testa poteva dedicare 6 stagisti e due senior per x giorni allo studio esclusivo di una gara; io invece, piccolo imprenditore preso per la gola dalla carenza della fluidità di cassa non potevo farlo; e allora vincevano loro.
Adesso che anche i grandi gruppi hanno ristrettezze di questo tipo probabilmetne ci ritroveremo a gareggiare un po' più a armi pari e quello che emergerà sarà l'innovazione, l'invetiva e la qualità delle idee...
Ovviamente tutto ciò AMMA (a mio modesto avviso... lo scrivo AMMA, perché odio la pigrizia della lingua italiana che si è appiattita su uno sterilissimo IMHO).
lunedì, febbraio 16, 2009
La crisi economica: pahuuuura!
Perché quel ministro (compreso il primo) e quell'altro (compresa la Gelmini) continua a parlarci di crisi, crisi, crisi. E anche Veltroni dice che la crisi durerà tre anni (potere di futurologo? bah). E questo fa paura.
La gente, se c'è la crisi economica deve effettuare dei tagli; lo dicevamo anche nel post di prima in fondo; anche se preferisco parlare di razionalizzazione... va bene, si vada anche con i tagli; e tagliamo. Ma cosa? noeh, non ci pensate proprio; ahio! lo sapevo, hanno tagliato un'altra cosa che costa poco e influisce molto poco sul bilancio rispetto ad altre voci che invece...
Esempio: quante aziende avranno deciso di tagliare le spese sul "caffè offerto ai dipendenti"? sì,la macchinetta del caffè... i buoni pasto; i rimborsi spese per trasferte, benzina, ristoranti; le ore di straordinario, i premi di produzione... Ehi, posso dirvelo in modo chiaro: ma siete impazziti? scusate la volgarità.
Ma quelli quanto vi costano in un anno? sì certo, vi costano; ma non sono uno spreco, sono GRATIFICAZIONI!. Cavolo; gratificazioni. I dipendenti sono già bistrattati da più parti; la crisi l'avvertono in paura e tensioni; adesso anche in azienda no dai, vene prego; sarebbe un errore dar loro questo colpo. Psicologicamente farete avvertire di più questa crisi.Dovete far dei tagli fateli in modo razionale. E poi: siete sicuri che dovete farli? non si può per caso migliorare l'offerta; differenziarla; offrire nuovi servizi; dedicarvi con maggiore serietà e serenità a delle nicchie di mercato che già servite ma a cui potreste dedicare maggiori attenzioni massimizzando i profitti?
Eh sì dai, certo che si può.
La crisi economica mi fa paura perché tutti ne parlano in modo "terrorizzante" senza molta cognizione di causa e senza troppe capacità.Non so se sia la metafora migliore, ma ho immaginato il sistema economico come il sistema idrico, che vista nel piccolo potremmo raccontare così: se la damigiana è da duecentro litri posso riempire equamente 200 bottiglie da litro oppure spareggiare le parti. Se però una parte di acqua la lascio nella bottiglia (o peggio nella damigiana)... più bicchieri saranno vuoti o avranno meno acqua nella migliore delle condizioni.I bicchieri devon esser riempiti; questo è l'obiettivo. se però uno evita di versare l'acqua, e
poi anche un altro e così via... beh, ci sarà poca acqua in circolazione e il resto viene da se.
Ora quello che si dovrebbe fare è evitare di far paura alla gente; se non guadagni meno di ieri perché hai paura, di cosa? per giunta stanno diminuendo i prezzi al consumo di alcuni beni (e comunque su questo l'intervento dei Governi sarebbe auspicabile)... allora perché mai aumentare il tuo risparmio? perché diminuire i tuoi investimenti caro imprenditore? a qual fine spingere di meno i tuoi prodotti sul mercato? perché c'è la parola crisi in giro per il mondo? beh, la crisi amico mio la stai creando tu in questo modo, scusa ma dovevo dirtelo.
Certo semplificando, giocando e parlando molto in modo micro forse...
però a me la crisi fa paura per questa ragione: la gente ha paura della crisi perché ne sente parlare tanto, la avverte un pochino e si chiude a riccio, almeno nella quantità che ne sente parlare e crea la crisi vera, anzi, anche peggio di quella preventivata.
Ora non vorrei esagerare, ma AMMA (a mio modesto avviso) la crisi è molto ma molto generata dalla paura; e poco, pochissimo reale. Ci sono imprenditori che si lamentano; altri che hanno visto il fatturato e il ricavo aumentare.
Quelli che si lamentano alcuni hanno ragione: vendono meno. Altri invece non vendono meno, ma si lamentano e si proteggono per paura.
Non vorrei davvero che tra dieci anni riguardandoci indietro ci troveremo a dirci: però, la crisi era di intensità 4/10 e noi l'abbiamo trasformata, per paura, in una di intensità 10/10...
Più è bassa l'intensità della crisi, meno avremo paura di investire sul nostro futuro e più veloce sarà la ripresa; e sarà una ripresa anche del mio sud se la gente saprà sfruttare l'occasione.
(leggete anche "la crisi economica: evviva" però, senno vi fate un'idea errata di come la penso :DD)
domenica, febbraio 15, 2009
La Crisi Economica: evviva, evviva.
Già, così in azienda: dai, compriamo una telecamera nuova, un mac nuovo, un HD nuovo, tanto lo paghiamo a rate. A rate?! E se poi non cela facciamo? beh dai, cosa vuoi che sia pagheremo in ritardo gli stipendi, mica sarebbe la prima volta. No certo che non sarebbe la prima volta; però forse se non mi date lo stipendio e non pago la carne al macellaio lui non può pagarti il calendario delle scrofe che gli abbiamo realizzato; che ne pensi?
Certo. La gente ragiona di più. E non si è neppure vista la rincorsa al sale, allo zucchero e alla farina; segno che la gente ragiona.
E dal punto di vista delle imprese?
Non si possono più permettere errori.
Non si può fare più nessun tipo di investimento sbagliato.
Tanto meno in comunicazione.
Ecco che diventa essenziale scegliere l'agenzia giusta; che abbia all'interno il personale adeguatamente preparato, fresco e frizzante; e che possibilmente mi spinga per attività di comunicazione low budget e hi performance. Già. Low budget e Hi perfomarce.
Ecco cosa vogliono le aziende: alti ritorni dagli investimenti. Sì lo so, dovrebbe essere la loro richiesta di sempre; ma prima il fallimento era tollerabile, la sperimentazione necessaria anche in comunicazione (eri circondato da piccole pseudoagenzie che fanno sviluppo e ricerca sulle tue spalle...) adesso invece devi assolutamente spingere, spingere, spingere sulle leve giuste e nel modo migliore.
Ecco perché mi piace la crisi; rischia di rimettere al posto un po' di situazioni. Giusto avere i free-lance, ma il cuginetto che sa fare il sitino non è paragonabile a un'agenzia di comunicazione; quindi se vuoi far business ora non puoi più permetterti di rischiare: chiama un'agenzia preparata e seria.
Dall'altro lato le agenzie hanno bisogno di veri professionisti; ibridi oltre tutto; perché il mondo è cambiato, ma loro non sene erano accorte; cercavano ancora art e copy quando ormai il copy è un blogger che sa programmare in HTML almeno e sela cavicchia con photoshop; mentre l'art è uno scrittore eccellente per il proprio blog che sa intrattenere rapporti con i clienti e come minimo usa telecamere, macchinefotografiche e programmi di montaggi video meglio degli operatori rai.
Già, il mondo è cambiato; le agenzie non sene sono accorte; le imprese neppure. E' arrivata la crisie tutti ad aver paura e invece... la crisi è una grossa opportunità: i migliori sopravviveranno migliorando i profitti e selezionando le risorse; ma la cosa bella è che il migliore sarà proprio chi saprà fare queste scelte; non chi già oggi è il migliore.
La crisi rimette in discussione i valori in campo e valorizza le competenze personali e aziendali (la black-box dell'impresa). Eccoci allora: diamo forza al valore delle risorse interne, selezioniamo le migliori risorse che sono lì fuori sul mercato e diamo le risposte adeguate alle imprese.
Bhu, non so; voi cosa ne pensate?
La Crisi economica.
Stavolta ci tengo però a dar un minimo di ordine. Lascerò che sia la crisi a stupirmi. Sì lei, la grande crisi economica mondiale.
Di lei parlerò.
Non essendo un economista non avrò pretese di esaustività o rigore scientifico, ma voglio discuterne, chiacchierarne, esprimere il mio parere e raccontarvi cosa:a) mi affascina della crisi;b) cosa mi spaventa della crisi;c) quali prospettive e opportunità vedo nella crisi;d) quali sono le cose che "AMMA" andrebbero evitate.
Ci proverò; con il mio solito non rigore e uno stile canzonatorio :D
Vediamo.
martedì, febbraio 03, 2009
Il disagio sociale: non nasce dalla famiglia.
E allora perché da più parti si invocano leggi e azioni per la famiglia? per la tutela, per... ma qualunque cosa tranne una: i giovani vivono un disagio sociale molto forte, uno spiazzamento completo tra il modello di realtà disegnata (non sognata, da badare, ma disegnata) e la realtà vissuta.
Poniamo il caso di voler tracciare un cerchio. Si ha un'idea molto precisa di quel che sia. Poi lo tracci e ti rendi conto che... cioè, non sei mica Giotto. E mica è un problema. Non sei Giotto, sei Francesco, Luigi, Antonella, Alberto, Giovanna, Luca, e allora? Niente, chisenefrega.
Però la distonia tra il cerchio percepito e quello realizzato è la stessa distonia che hanno in mente i giovani tra quel che gli viene propinato come divertimento, stile di vita e fine della vita e quello che in realtà poi alla fine vivono.
Ecco. Se le istituzioni vogliono far qualcosa inizino a dare ai giovani la vita che meritano, sognano e desiderano; e che sopratutto vedono come possibile.
Per far un cerchio come quello di Giotto uso il computer o un compasso, per migliorare la qualità della vita ci saranno pur tanti begli artefatti; ecco, loro hanno scoperto la droga; e non solo. Noi cosa gli proponiamo?
Leggi! Scuola, educazione ecc. ma vah, che soluzione del piffero.
Chiuderei con un piccolo video; un brano di Brassen tradotto da De Andrè.
lunedì, febbraio 02, 2009
Il messaggio è il medium
Se da qualche parte ci si chiede cosa succederà ai mezzi di comunicazione col passare del tempo e se i capelli bianchi li porteranno a disintegrarsi o a modificarsi poche sono le certezze di fatto.Il mezzo cede sempre di più il passo al messaggio diventando egli stesso il medium (il messaggio è il medium, non più il contrario oserei dire); e i localismi diventano sempre più importanti.Guardare facebook per credere.
Quanti sono i gruppi del tuo piccolo centro abitato ad esser presenti su Facebook? quanti, li hai contati bene? sì, del mio sì, e tra diciture variabili e sfotto di contesa, ne risultano una quantità non più contabile (più di 500 dice facebook stesso)...
Ed è così che acquisisce importanza il locale anche per gli editori, che si concentrano sempre di più nella creazione di una proposta molto localizzata di informazioni, news, intrattenimento.
Forze che da un lato cercano di aggregare. Dall'altro c'è la necessità degli utenti di apparire, esistere, parlare, discutere; forze che tendono a esplodere e disaggregare.
Se da una parte spingono quindi ad esser più localizzati i contributi, più intrisi di comunità e di piacersi all'interno di una comunità dei pari, dall'altro la stessa forza spinge all'individualismo, all'isolamento, a quello che già mi ero proposto di definire co-individualismo, ovvero una forma di individualismo nuovo e diverso: io esisto insieme agli altri io; e navigo da io e non da noi.
La stessa tensione spinge il messaggio a fregarsene del medium; egli stesso, il messaggio, acquisisce uno statuto corporale; una forza egocentrica che lo costringe ad esistere indipendentemente dal mezzo che lo trasporta; non più televisione, radio, carta, ma il messaggio. Non gli interessa come lo volete trasportare, lui si modificherà e prenderà forma mutevole, ora in podcast, e ora in forma video, e ora sulla carta anzi no, sull'internet.
Eccoci, siamo nella fase dell'entropia da un lato, e dell'ordine, della categorizzazione e delle comunioni dall'altro.
:)
giovedì, gennaio 29, 2009
sei proprio una spungna Spontex.
Ecco tutto questo.

Cliente: Spontex.
Energia.
Luce e movimento. Energia.
il cliente è Electrabel
mercoledì, gennaio 28, 2009
Post al contrario
Così, al contrario.
martedì, gennaio 27, 2009
dove siamo
"La Cena delle Nordestine avvenuta a Padova, 24 gennaio è un chiaro esempio del fatto che qualcosa nel mondo è cambiato. In passato sarebbe stata una semplice cena oggi è diventata un micro evento."
da Marco Fossati invece guardo questo
quest'altro da AdPulp.
e questo stavolta da disruption
giusto per fare una foto alla situazione in questo momento.
lunedì, gennaio 26, 2009
da Luglio! gulp
O forse più semplicemente in questi mesi ho tentato di spolverare la soffitta personale: quella dei pensieri, degli scheletri, degli armadi con gli armadilli.
E allora eccomi qui. Perché si può e si deve ricominciare a raccontare lo stupore di un uomo, grande e non borghese, quindi contadino, scolarizzato e amante del bello.
Ritorno, ne sono certo, a scrivere e a partecipare alle discussioni sul web.
Abbandonerò però anche questo stile diaristico; non m'appartiene affatto. Torno ai miei modi e tempi: un block notes, con appunti sparsi alla deriva che forse google ordinerà per me, e sopratutto con tanti piccoli errori di battitura, sbadatagine e "fretta"; in fondo io sono così, poca attenzione per i dettagli e tanta attenzione per la sostanza; e so che per voi è un errore, ma è la mia vita, e se non vi piace così a me piacerà anche di più.
E' un secondo iniziare. Dal 1995 non mi ero mai allontanato dal web. Dal 2001 al 2007 avevo scritto, discusso, commentato con una crescente curiosità e partecipazione. Nell'ultimo periodo però lo facevo in un modo diverso.
Adesso torno. Finito l'entropia e iniziato il periodo in cui ci si deve rimboccar le maniche rieccomi.
Spero di ritrovare presto persone con le quali discutere delle cose che mi stupiscono anche su questo blog ;)
domenica, luglio 13, 2008
Saper dire no.
Non sapevo dire no:
>ai miei amici che mi davano appuntamenti alla domenica pomeriggio, quando invece avrei dovuto fare dell'altro;
>ai miei zii che mi chiedevano di andar da loro a dargli una mano;
>ai miei nonni che mi chiedevano di andarli a trovare;
>a mio fratello; ai miei cugini;
A tutti dicevo sì, e spesso per fare dieci cose, tutte contemporaneamente.
E' stato uno dei miei grandi difetti: dire sempre sì; c'è da farsi il turno in tv, c'è da lavorare di notte, c'è da giocare a calcio, qui, ora, con le scarpe e il vestitino della domenica...
E mio padre ha provato a spiegarmi e consigliarmi: impara a dire no, questo non posso farlo; non mi va di farlo; questa cosa mi distrae dai miei obiettivi.
Ecco una buona motivazione per imparare a dire no: dire no a tutto ciò che ci distrae dall'obiettivo.
Non si può suonare l'inno nazionale con la banda musicale al sabato pomeriggio alla partita nella quale fai il terzino. O suoni, o giochi a calcio. Cosa è più importante per te, per i tuoi obiettivi, per il tuo futuro?
Sì certo, a volte si deve mediare tra gli interessi personali particolari, e gli interessi degli altri:sei l'unico mancino in squadra, se manchi tu... ma sei anche l'unico trombettista della banda. Cosa scegli di fare?
La tua scelta avrà delle ripercussioni.
Probabilmente il mister non ti convocherà la settimana prossima. Come probabilmente nella banda si cercheranno un trombettista più affidabile. Oppure no, non succederà nulla di tutto ciò perché gli altri sono comprensivi almeno quanto te.
E allora? Beh, se vuoi fare il musicista nella vita, allora suona; se vuoi fare il calciatore gioca.
Da "grande" questo stesso problema ti si ripresenta spesso davanti; e dobbiamo imparare a dire no a tutte le cose che ci distolgono dai nostri obiettivi, prima di poter sottrarre troppo tempo ed energia alle cose che contano sul serio per noi e che costituiscono il nostro futuro.
La scelta: studiare o lavorare? Se compatibile, cioè lavori in un'agenzia di comunicazione e studi Marketing o Scienze della comunicazione, puoi fare entrambe le cose, anzi, forse devi, perché è il miglior modo per studiare.
Ma contemporaneamente non puoi uscire tutte le sere, tutti i fine settimana o dedicarti ad altre mille cose: il tuo futuro è importante. vuoi fare questo mestiere nella vita? e allora concentrati su queste due cose e impara a dire no alle altre. William Ury, docente ad Harvard e mediatore politico e aziendale ha scritto un libro: il no positivo, ovvero come negoziare un accordo senza rinunciare ai propri obiettivi.
All'interno del suo trattato cerca di spiegarci come e quanto sia importante saper dire "NO", per il benessere della salute mentale e fisica di noi stessi, ma anche per le nostre tasche.
E' importante dire no anche per le aziende: no a portare avanti prodotti che sono "finiti", no a progetti insensati e no anche a rami d'azienda ormai falliti.
Sono tante le storie delle aziende che hanno saputo dire no. Sono tanti gli uomini che hanno saputo dire no e come per le aziende, quel no è stato il loro successo.
E' il discorso del "o meglio o niente" di cui parlavamo qualche tempo fa.
Puoi ottenere il meglio, ma devi sapere cosa vuoi ottenere e tracciare il tuo piano d'azione, oppure puoi rimanere un mediocre: per fare la seconda cosa, rimanere dei mediocri, nella maggior parte dei casi è sufficiente non avere una strategia, in altri è obligatorio non volerla seguire, in altri ancora è utile dire sempre e a tutto sì.
La scelta, diceva Morpheus in Matrix; la scelta.
sabato, luglio 05, 2008
La Parola del mese
Qui trovate l'approfondimento sulla parola che avete scelto per il mese di Giugno.
Per scegliere invece la parola del mese, che vorreste Massimo Arcangeli approfondisse sul nostro sito, potete andare a questo link.
sabato, giugno 28, 2008
ragionare con i supporti
Ne parlavo qui, su questo blog: come influenzano il ragionamento e la discussione, i supporti a nostra disposizione?
A causa o per merito, di questo piccolo post di stupore, mi ha contatto Federica, che ringrazio, poiché mi ha fatto scoprire questo strumento. http://www.survivingmeetings.com/it/blog/index.php/papershow
Ne conoscevo delle varianti, tante varianti. Adesso questo mi sembra più interessante. Perché posso continuare a scrivere sulla mia carta preferita: una federigoni vellutata; però non posso continuare a scrivere con le mie matite colorate della faber castel, presumo, ma solo con la loro penna, abbastanza grande da massacrarmi le dita, a prima vista.
Però, un piccolo sforzo potrei anche farlo per ottenere i risultati che chiedo.
Ovvio, adesso rimane da capire: quanto costerà quest'artefatto, e quando sarà presente sul mercato italiano, come sarà capillare la sua distribuzione.
Argomenti da markettari; io faccio il pubblicitario.
venerdì, giugno 27, 2008
basta con la comunicazione.
http://elogiodellalentezza.blogspot.com/2008/06/ustica.html
ecco: Ustica, la Strage. ustica, la mancanza di registrazioni.
Il mistero italiano.
e mi stupisce.
mi stupisce.
mi stupisce che la mancanza di comunicazioni, o meglio, di registrazioni delle comunicazioni non venga capita, intrappolata, annullata.
28 anni dopo, la mancanza della comunicazione (o meglio, delle registrazioni delle comunicazioni) torna in voga. si fermeranno le intercettazioni telefoniche.
Mi stupisce.
Mi stupiesce che non sia stato scelto il 26 giugno 2008 per promulgare la legge: ormai sarebbe stato anche più palese che il silenzio, all'interno della società della comunicazione è voluto, dovuto, cercato...
A me che di Ustica non si sappia niente non solo stupisce, ma secca, terribilmente. 77 persone non hanno ancora avuto giustizia. tutto per colpa di mancate registrazioni.
Mi fa pensare, e tanto; alla giustizia; alle leggi; al governo; ma anche alle imprese che decidono di tagliare le spese in pubblicità.
Sarà cinico il collegamento, sarà spietato, ma questo è un blog fatto per stupirsi, mica per i buonisti.
lunedì, giugno 09, 2008
Creativi e clienti: come far evolvere la pubblicità e il marketing?
I creativi ci mettono le campagne che i clienti non hanno accettato.
I clienti ci mettono le loro spiegazioni.
Piumaggi azzeccati, ma rovinati dal: voglio il logo più grande; metti la foto dello stabilmento, perché quelle nuovole dovrebbero rappresentare l'etereità della mia azienda?
Ma anche: mi aspettavo qualcosa di più creativo; questo non rappresenta il nostro brand come vorremmo; dovreste fare qualcosa di più "claim"; e perché non ci avete proposto una campagna teaser? ...e siete sicuri che il negative approach funzioni anche in Italia? ...ma sì, ottimo lo scoiattolo che fa un peto: ci piace da impazzire; sì! urliamo che il nostro prodotto è un ottimo strumento per l'acchiappo.
Ma anche: il vostro pacco è in buone mani!
Chi aveva torto, chi ragione? Campagne azzeccate, bloccate dalla paura di rischiare dei clienti; clienti ingabbiati e rallentati nel proprio sviluppo economico dalla agenzie.
Dove sono gli errori?
E dove poterne parlare con tranquillità?
Comunitazione collaborerà anche quest'anno con la MTN Company di Cava de' Tirreni per organizzare una mostra con questi lavori.
Perché?
Perché a differenza degli award e dei vari premi, di questa mostra sene parla sui giornali (Panorama, il sole 24 ore, il Secolo XIX, Il Corriere del Mezzogiorno ecc... abbiamo una rassegna stampa, per l'edizione del 2007 con più di 100 testate che ne hanno parlato): e raccontano una società in movimento, un cliente sempre più consapevole di ciò che cerca e una comunicazione che affanna, sia sul piumaggio, sia sulla definizione di una personalità di brand; e perché da questi dialoghi speriamo nasca un'interazione cliente-agenzia che crei nuovo valore per la comunicazione e il marketing.
Ma abbiamo ancora delle nicchie in cui il cliente non percepisce il cambiamento o non ama dare una personalità univoca e forte alla propria azienda (il piumaggio influisce non poco nello stabilire i tratti distintivi della personalità di un brand). E abbiamo ampie nicchie in cui sono le agenzie a non percepire questi movimenti.
Ecco perché si fa Creatives are bad. Ecco perché è importante partecipare alla mostra, come spettatori, come clienti e come agenzie.
Quest'anno la prima uscita della mostra sarà a Torino, nell'ambito della manifestazione più complessiva di Torino capitale mondiale del design.
Mi stupisco ancora vedendo resistenze nella partecipazione di alcune agenzie: parteciparvi non significa ammettere delle sconfitte, o voler dimostrare la propria superiorirà, ma trovare una strada per creare un dialogo costruttivo tra agenzie e clienti; confrontarsi sui temi più interessanti con i propri concorrenti e colleghi; capire le ragioni dei rifiuti e partendo da lì, analizzare e capire dove vanno i clienti, cosa vogliono e molto probabilmente: come sta evolvendo la nostra società?
Se avete dubbi, domande, proposte, interessi... contattatemi pure; mi piacerà scoprire anche la vostra opinione.
Alla scoperta delle parole
Non è un semplice esercizio di linguistica, ma di comprensione e verifica delle modifiche diacroniche che le parole hanno.
qui trovate gli items da scegliere http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=4239&area_id=145&mac=5.
Alla fine la parola "vincitrice" sarà trattata dal professor Arcangeli, all'interno della rivista LId'O e di comunitazione.it
A me incuriosisce, perché spesso mi hanno stupito le dineamiche della lingua.
lunedì, maggio 26, 2008
influenze da microblogging camp: tra poco.
due nomi per un'agenzia e per degli artisti.
Se io fossi un artista mi chiamerei: tra poco.
Vel'immaginate voi. Tutti i presentatori prima di mandar la pubblicità: ci vediamo tra poco! e il pubblico applaude; almeno penserei applaudano me.
E poi sarebbe un nome che funziona. Rimarrebbe in mente, nella mente;
e soprattutto: l'unico momento in cui non si parla di pubblicità, ma si fa è subito dopo la locuzione "tra-poco" e il "bentonarti".
dovrei scegliere.
O tra-poco o bentonarti.
Credo siano due bei nomi per chi vuol vendersi.
Ma anche per un'agenzia di comunicazione.
...a chi hai affidato il lancio? a "tra-poco".
oppure
...a chi hai affidato il lancio? a "bentornati".
Nomi che non si dimenticano.
Ah, anche per una linea di abbigliamento non sarebbero male.
Che cosa desidera? tra-poco, ma buono.
sabato, maggio 17, 2008
i supporti e il ragionamento
Quello che mi stupisce al momento è una questione meramente più pratica: se non usiamo più la carta per fare dei layout, o per tracciare le linee di un ragionamento... saremo ancora in grado di tracciarle mentalmente, certo, ma ne perdiamo per caso? lo limitiamo?
A tracciare le linee di un pensiero su un foglio di carta, mi è stato insegnato credo dalle scuole elementari. Durante gli esami anche di Sociologia ho conservato il vizio di tracciare delle linee e di seguire i miei ragionamenti con il supporto di un foglio di carta, abitudine che spesso ha suscitato anche stupore nei miei esaminatori.
In agenzia da alcuni anni non vedo più nessuno fare dei prototipi delle proprie fustelle prima su carta magari, e sopratutto non vedo mai disegnare dei graffi.
I "vecchietti" per fortuna continuano a farlo.
Mi sento un vecchietto: continuo a farlo e lo farò sempre.
Perché farlo: i "graffi", i prototipi e gli schemi a blocco dei miei pensieri, mi hanno sempre aiutato a comprendere e ragionare.
I brainframe stanno cambiando ancora una volta. Ma non credo che la tastiera di un computer basti a rappresentare i miei pensieri; e non credo ne nel monitor e tanto meno nelle penne ottiche per pc.
Insomma, c'è da un lato un problema di "interfacce" dall'altro un problema di supporti adeguati.
Accetto suggerimenti, se ne avete.
E sopratutto attendo pareri.
martedì, maggio 13, 2008
A elezioni passate
Ne parleremo spero.
Ma ora voglio parlare delle elezioni passate, ancora una volta.
Mi stupisco a risentire la canzone di Giorgio Gaber Qualcuno era comunista, forse perché mio padre lo era; o forse perché lo sono stato anche io.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Gaber, scherzi? davvero? chi era contro era comunista?
e oggi?
no, oggi no, chi è contro non è comunista. Leghista.
ma perché mai?
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Emm... Gaber, ma la democrazie è una cosa giusta, seria, dovuta; o forse no? quella che abbiamo noi è meglio dimenticarla?
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Beh, una buona spiegazione anche questa.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Sì, sopratutto del concetto di democrazia americano.
Oddio, Gaber, avevi ragione allora?
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Beh, bel principio, finito nel cesso mi sa. Ma mi piace stupirmi anche di questo.
E ora Gaber?
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Liquidi e soli nel gruppo dei soli; autistici sociali e asocialmente insieme. Gabbiani che non hanno più nenache *l'intenzione* del volo.
Squallido presagio o la nostra costruzione sociale della realtà?
A voi la parola.
giovedì, maggio 08, 2008
mea culpa
Non tanto per, ma perché si capiscono alcune cose ed è giusto ammettere che si è sbagliato.
Spero questa lezione mi serva.
Spero possa servire anche agli altri condividerla.
Per arrivare a comprendere alcuni dati di una ricerca ho dovuto staccare dal web per 8 mesi, osservarlo da spettatore con scarse interazioni; non so se già oggi tornerò a diventarne un attore, o se ancora bisogna che continui a fare da astante, ma per ora è importante che abbia capito.
In modo presuntuoso ho sempre pensato che le ricerche dessero delle indicazioni non sempre troppo chiare, perché le risposte dipendono troppo dalle domande e le domande troppo dalle proprie convinzioni: il risultato è che si cercano spesso risposte a questioni che già si sanno e che si voglino solo verificare.
Dopo otto mesi da spettatore ho capito cose nuove; le vecchie ricerche che ho fatto le guardo con altri occhi; con un altro punto di vista.
L'importante è eccellere, non partecipare; questo il mio motto dal primo gennaio del duemila otto.
forse anche questa lezioni mi servirà per imparare ad eccellere.
Al momento la mia è una ricerca verso l'eccellenza; una tendenza, non un traguardo e neppure un obiettivo vero e proprio; prima devo imparare ad avvicinarmici, poi lo potrò raggiungere.
Alcune ricerche che ho fatto sui consumatori mediali dell'internet erano viziate in partenza dalle mie domande "convinte" e presuntuose. Poi un lampo, un insight: ed ecco che forse ho capito una cosa in più sul web, dopo otto anni che lo uso, e sei che lo invento a modo mio.
Una nuova scoperta per me.
Ma la cosa bella è che di questa "scoperta" ne ho raccontato la rava e la fava per anni. Convinto che ne avessi la verità in mano.
Eppure qualcosa mi sfuggeva.
Davo la colpa agli altri; alla velocità e alla mancanza di tempo.
Tre cattivi paraocchi. E i paraocchi son sempre negativi, figurarsene tre sugli occhi.
Chiedo dunque scusa a tutti i consumatori mediali del web che ho mal trattato; cercherò di rimediare.
Come, quando e perché... magari ne parleremo un'altra volta.
lunedì, aprile 21, 2008
voto, non voto, mi astengo.
Emm.... c'è gente che vota. l'80%.
C'è gente che non vota, per scelta (mi includo);
C'è gente che vota scheda bianca;
chi scheda nulla.
Si discute.
Si dibatte.
Ma molti si dimenticano che c'è chi non ha potuto votare. E sono Italiani. Hanno tutti i diritti civili e sociali. Non hanno interdizioni dagli uffici pubblici.
Ma non hanno potuto votare:
- perché fare 2400 chilometri in treno in due giorni è "impossibile" o almeno "allucinante";
- perché prendere un aereo per andare a votare in sardegna, quando si vive a Torino è semplicimente da folli, se lo fai solo per un giorno;
- perché partire da Milano e arrivare a Palermo è un viaggio della speranza, sia in treno che in aereo con le condizioni attuali della compagnia di bandiera e dello scalo di Malpensa;
- perché farsi Milano Cosenza, Cosenza Milano, in due giorni, solo per esprimersi se si preferisce farsi uccidere dalle autoproteste della sinistra, o dalle non leggi della destra, lo ritiene inutile, superfluo e sopratutto uno spreco di risorse anche energetiche.
Ma queste considerazioni non vengono mai prese in considerazione quando si conteggia il 20% degli astenuti, pochi vero, ma forse determinante.
E poi, in più... nessuno considera che le liste elettorali sono così vecchie, che capita, che paesi che per l'ISTAT hanno solo 15'000 abitanti, abbiano ben 20'000 votanti.
Di tutto ciò continuo a stupirmene, forse pià stupito del fatto stesso di stupirmene ancora.
giovedì, aprile 10, 2008
il tempo passa, lo sanno tutti?
L'internet ha permesso alle gocce di viaggiare ad una velocità maggiore, aumentando la corrente e i venti di trasformazione.
venti di trasformazione, da sottolineare.
Molta gente legge usability homepage, scritto (per l'italia) nel... 2004?! (4 anni fa) e continua a pensare che quelle regole siano ancora valide.
Ne enuncio una: la pagina del sito deve esser lunga quanto la schermata del video, perché l'utente si secca a dover scorrer la pagina.
Al mouse dal 2000 è stata aggiunta la rotellina di "scrool", fantastica poi quella a 360° del mouse mac.
Ma la gente continua ad enunciare la legge di Nielsen dimenticandosi il nuovo mouse, l'abitudine degli utenti ai blog e tutto il resto.
E sopratutto sottovalutando la "nuova" fruizione che si ha del web.
Il tempo passa, i cervelli si fermano.
i cervelli si fermano? e perché mai!
oddio, il mio è in moto, in auto e in aereo.
Che sarà anche una frase piena di stronzate; ma è una frase che ha un senso se tirata fuori da una campana di vetro. Perché molta gente ha il cervello in moto, come tutti gli altri, solo in moto. Amo la gente che ha il cervello in auto, in aereo, in nave, nel vento, nel cielo e sopratutto nel cuore. C'è gente che cel'ha solo in moto; e averlo accesa, la moto, è gia tanto per tantissimi altri.
Ma di questo mi stupisco. Voi?!
martedì, aprile 08, 2008
user generated content
beh, gli utenti hanno imparato a farlo, anzi, selo sono inventato, questa è la verità.
L'evoluzione biologica della rete è stata spinta dagli utenti verso questa direzione: sempre più contenuti etero-diretti e etero-prodotti; una spinta propulsiva che ha generato forte consenso verso nuovi strumenti del comunicare: i blog ad esempio, tumblr, twitter e gli altri.
Le aziende però son rimaste a guardare. Ma l'affermazione è vera in parte.
Sono rimaste a guardare vero, ma a guardare i loro "esperti", comunicatori, agenzie, consulenti, advisor.
Tutta gente che fa un gran parlare di comunicazione 2.0, web 2.0, giornalismo 2.0 e poi... poi invia a tutte le testate giornalistiche, anziché un fax un email, a tutti la stessa, perché gli venga pubblicato il comunicato stampa (questo quando va bene, ovviamente, perché nel peggiore dei casi questa cosa neppure viene presa in considerazione).
Qualcuno per fortuna ci prova ad inviare agli "influencer" i propri prodotti o delle comunicazione accattivanti e personalizzate.
Ma ancora siamo mooooolto lontani dallo user generated content per quanto riguarda le agenzie di comunicazione, di pr, di marketing e sopratutto degli uffici stampa.
Aprirsi un account su una community non costa nulla; personalizzare il messaggio per quella community pochissimo tempo; pubblicarlo da soli, da content generator altrettanto poco.
E allora? cosa succede? Perché non viene fatto?
Con il web il giornalista sei tu! ma questo le aziende e chi dovrebbe curargli la comunicazione sene dimentica.
peccato. A me non può che stupire, a voi?
domenica, marzo 02, 2008
C'è un futuro possibile per la tv?
Dall'altro lato riguarda la frantumazione. Ottimo a tal proposito il testo di Roldano de Persio che ne analizza bene le prospettive in un testo pubblicato su Comunitazione.it
Partendo da Fiorello e dal suo Viva radio due minuti, ci sono alcuni elementi importanti da analizzare: l'orario in cui viene trasmesso; la durata del programma. Due elementi importanti. Sull'orario... non c'è bisogno di parlarne. Della durata sì.
Il programma di Fiorello mi chiede di star davanti alla tv per pochi, pochissimi minuti; San Remo melo richiede per ore e ore. E in più melo richiede per cinque giorni.
Ma gli elementi importanti del futuro della tv li rivela Pippo Baudo: la tv deve adeguarsi alla nuova società, alla nuova gestione del tempo personale; alla nuova varietà di mezzi.
La tv posso guardarla in streaming; posso guardarla in peer-to-peer; posso anche guardarla a spezzoni.
Non ho visto tutte le puntate di zelig, ma con youtube mi diverto a riascoltare Gioele Dix e gli altri.
Le tv adesso devono dunque imparare a gestire questi nuovi media, a integrare le trasmissioni all'interno di questi nuovi spazi mediali e gestire gli utenti che vanno anche lì.
Un esempio, proprio su San Remo: la rai avrebbe potuto creare un canale su youtube "sanremo", caricarci dentro le esibizioni della prima serata e farcele rivedere; nello stesso tempo avrebbe potuto dirci: ehi, vuoi vedere la sua esibizione dal vivo? beh, alle 22 e 35 questo artista è in diretta su Rai Uno; vuoi chiacchierare con lui o hai delle domande da fargli? lo trovi in chat alle 13, questa è la sua mail; il suo contatto skype ecc... Vuoi votare le migliori canzoni? allora crea la tua classifica, esporta la playlist e inglobala nel tuo blog.
E poi vota attraverso il sito e fai votare i tuoi lettori; esprimi le tue opinioni su questo brano.
E ci sono altre cose da poter fare.
Se la tv impara a non gareggiare con l'internet, ma ad integrarvisi, e ad analizzare come il pubblico dei media è cambiato nella scelta e nella usufruizione dello strumento allora la tv potrebbe risvegliarsi e risorgere alla grande.
La tv generalista ha una caratteristica unica, che per alcuni è anche il suo peggior difetto: quello di farti accomodare su un divano e trasportarti all'interno di un flusso; e volte è molto bello farsi guidare senza dover star lì a scegliere, cliccare, selezionare... è rilassante la tv generalista; il problema? la tv generalista è poco interessante.
Ho dato uno sguardo a San Remo quest'anno. Ho visto punti eccellenti di televisione. Anche punti molto bassi, ma ci stanno.
Ci sono stati duetti estremamenti interessanti: Ben Harper con Jovanotti.
Ora la Rai finalmente inizierà ad interrogarsi su come invertire la rotta intrapresa; ora, in ritardo di sei anni almeno. Meglio tardi che mai.
Ovviamente anche Zelig, Striscia la notizia e tutti gli altri programmi televisivi dovranno interrogarsi, insieme agli autori, ai registi, ai conduttori.
Ma si può fare un'ottima televisione, di qualità e integrarla con le potenzialità della rete; riacquistare così nuovi inserzionisti, diversificarli maggiormente e tornare a godere delle tv di qualità.
sabato, febbraio 16, 2008
da scoltare e commentare
Mendelssohn, opera numero 4: l'italiana.
Vi chiederei di ascoltarla, sopratutto se siete nervosi, e scrivere un commento sull'emozione che vi ha provocato; se è riuscita a farvi scaricare, e quindi rilassare; e se durante l'ascolto provate la rabbia salire, aumentare per poi dileguarsi e scomparire, come succede a me, ogni volta ascolto questo straordinario pezzo, che qui propongo in una esecuzione diretta dal Maestro Levinas.
mercoledì, febbraio 13, 2008
la festa degli innamorati: confessione di un uomo
Per una volta mi lascio trasportare anche io da una "festa comandata" e... ne scrivo, così per diletto, per intelletto, o forse solo per difetto.
Con quel raccontare a me atipico, un po' metrico e un po' conciso, per inciso, delineando ove possibile un certo stilema antico, e in quanto tale tardo-romantico.
E così, oggi faccio qualche piccola confessione.
Amo e vivo il triangolo, quello classico del: "il triangolo no", sì proprio quello.
E' un triangolo tra me, Luca e il dottor Oliverio, il primo è forse più importante, ma meno edificante; un triangolo tra la vita, me e la comunicazione, il secondo; quello tra il lavoro, la voglia di divertirsi e l'esigenza di guadagnare, il triangolo tra la sociologia, l'economia e il diritto; il triangolo formato dall'antropologia, il design e le emozioni; le vendite, la psiche, l'azione; la carta, la televisione, l'internet. e il triangolo tra il denaro, il cielo e l'amore.
Triangoli.
E nei letti degli altri, già caldi d'amore non ho provato dolore*.
Il triangolo equilatero saremo bravi a farlo diventare isoscele e scaleno; a capirne il lato lungo, a costruirne ipotenuse instabili e ribaltabili; a gingillare con i nostri sogni; a trovare occhiali nuovi:
Vedo gli amici ancora sulla strada, loro non hanno fretta, rubano ancora al sonno l'allegria all'alba un po' di notte: e poi la luce, luce che trasforma il mondo in un giocattolo. Faremo gli occhiali così!**
Dalla strage di San Valentino, all'ultimo incontro di Jack la Motta: una festa da professionisti, la festa degli innamorati e anche la festa dei fioristi***
Ma dovrebbe esser festeggiata da tutti gli innamorati della vita. L'amore per la vita, per la propria esistenza e per la propria tendenza alla perfezione, in quanto essere umano, dovrebbero consentire ad ogni singolo individuo di gioire e festeggiare il 14 febbraio, perché il più grande amore che una persona deve avere è per se stesso, per la propria vita e per la propria storia: il triangoli sì.
Un giorno De André in un concerto disse: ho un'età non perché sia scritto sulla carta d'identità, ma perché l'ho vissuta. E' bello aver vissuto la vita, è altrettanto bello poter rivendicare le proprie scelte, anche quelle sbagliete, ed esser innamorati del proprio io e del proprio futuro. Un'innamoramento serio, non cieco ovviamente. Un'innamoramento reale, e regale.
A San Valentino quindi festeggiamo il nostro amore per la vita.
La fatica(P.A.Bertoli - M.Piccoli)
Amore mio, che cosa vuoi che dica
Sarà che mi è scoppiata la fatica
O forse ho scaricato tutto il sacco di esperienza
[...]
Amore mio, vorrei ricominciare con tante cose ancora da inventare
E non sentirmi vuoto come un fiasco già scolato
Con l'impressione d'essere arrivato
Mi piace scombinare l'acquisto e rivoltar la giacca ad un partito
E fare i conti in tasca alle morali e tradizioni
Col gusto di scoprire le finzioni
[...]
E pesco ancora in fondo alle mie tante ribellioni per scaricarle dentro alle canzoni
Mi piace respirare la chiarezza
Sentire dentro un po' di tenerezza
Rompendo i bugigattoli dei dogmi culturali stampate sulle tavole di pietra o sui giornali
[...]
Amore mio, se a volte mi nascondo
Se chiudo le mie entrate a questo mondo
È solo per cercare di capire come sono
Mi sento naufragare e mi abbandono
Mi piace poi tornare come nuovo
Sentire che mi scrollo e che mi muovo
Allora c'è nell'aria come un altro ritornello
Così che ripulisco il mio cervello
E allora con la falce taglio il filo della luna
La musica mi sembra più vicina
E prendo a pugni e schiaffi la tristezza e la sfortuna
E cerco di tornare come prima.
*(Il testamento di Tito, Fabrizio De Andrè, un mito)
**(L'ottico, da una traduzione musicale di F. De André alla poesia di Edgar Lee Master, il mio unico libro di poesia sotto il cuscino sempre).
*** da un'intervista di Daniele Luttazzi a Vinicio Capossela, un vero autore.
martedì, febbraio 12, 2008
Marketing dei sensi: un libro di Gianfranco Virardi
Un nuovo libro da uno dei nostri autori.
Quando un autore di Comunitazione.it pubblica un libro sono sempre molto contento personalmente...
Poi se a farlo è per giunta Gianfranco Virardi, che da sei anni cura per noi instancabilmente la rubrica di SpotBuster, la cosa non può che esser condivisa con tutti voi attraverso questo blog.
http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=3831&id_area=166&mac=3
Questo è il comunicato stampa legato al nuovo libro di Gianfranco.
Tutti ne avete seguito le sue analisi taglienti ai commercial italiani e non solo, adesso è in libreria il suo nuovo libro e so che molti fremono dalla voglia di averlo (anche io, non vedo l'ora di poterlo leggere e consulatare quotidianamente)
Il libro di Gianfranco Virardi sarà presentato a Milano al circolo della stampa il 21 febbraio, appuntamento al quale personalmente non potrò mancare, ma neanche voi.
appena il libro sarà nuovamente in mio possesso, nella sua stesura finale, lo recensirò come potete ben immaginare e ci divertiremo ad approfondire con Gianfranco gli argomenti da lui trattati.
Ah, tra gli autori di comunitazione che hanno pubblicato dei libri, oltre Gianfranco mi piace ricordare anche Giandomenico Belliotti che per la Franco Angeli pubblicò il libro "la comunicazione telematica delle polizie di stato"
complimenti ai nostri autori ;)
emm... se anche tu hai pubblicato un libro e non ti ho nominato, perdonami, e sopratutto fatti vedere ;)
martedì, gennaio 29, 2008
e fiorello risveglia la tv
Fiorello arriva in tv con il suo nuovo show da dodici minuti "viva radio due minuti" e... i dati di ascolto salgono.
Mentre la tv dunque sembra spingere verso il "pagate se volete vedere qualcosa di interessante", ma nessuno lo dice, finalmente arriva qualcuno in grado di raccogliere gli spettatori.
Più Fiorello farà bene, più ci verrà voglia di accendere la tv, e poi rispegnerla ovviamente subito dopo...
quindi l'internet non batte la tv, la tv abbatte se stessa con una pessima qualità: endemol è di mediaset, mediaset vuole vendere la paytv, nessuna novità, è dai tempi di teledue di Berlusconi che ci provano...
Fiorello: tv di intrattenimento intelligente, fa ascolto.
gli altri fanno il buco del vuoto.
emm... la tv non sta male, solo non sappiamo farla. Ovvero gli autori non sono in grado di farla bene, quindi muore di solitudine.
Tempo fa dicevo che... la pubblicità non è morta, semmai lo sarà di solitudine.
O ho problemi coll'individuare la solitudine, o ho ragione.
Il mio modesto parere è che la tv è viva ma vegeta; come la pubblicità. Vegetano perché c'è poca gente in grado di farla bene. in Italia ovviamente.
Per la tv ci sono dei toccasana immediati: riscopriamo la qualità, togliamo endemol dalla rai, e cerchiamo dei guarinei giovannini, in grado di fare tv vera. Un programma tv è un brand, difatti ha un logo; non cerca mai di costruire una propria identità, ma solo di imitare gli altri brand, e nell'imitazione coatta ma sciatta, nascono solo esseri informi.
Tale e quale alla pubblicità.
Ma se la tv e la pubblicità fossero lo specchio della società attuale?
sabato, gennaio 26, 2008
tra restringementi e dilatazioni, ci sono anche le dissoluzioni
Dilatare il tempo perché i mezzi informatici consentono di mantenere comunicazioni tipicamente sincrone in modo asincrono per esempio; o anche di restringere i tempi di ricezione/invio di una comunicazione scritta; e ancora di più, per mezzo dei telefonini fare in movimento, sempre per esempio, quello che prima si sarebbe dovuto fare "non appena arrivati a casa": prendere appuntamenti per strada, spostarli, anticiparli.
Una dilatazione (intesa come maggiore disponibilità di usufrizione del tempo: il tempo diventa sempre più molecolare e scindibile) ma anche un tempo che può essere esteso fino all'impossibile: grazie a skype potete rispondere in chat (strumento tipicamente sincrono) in modo asincrono anche a distanza di alcune settimane... E quindi il tempo si dissolve per trasformarsi nel tuo personale, unico, individuale LIVE, ma che diventa anche il live dell'altra: condivisione e individualismo: co-individuale.
Restringere lo spazio: esser presenti in diversi luoghi contemporaneamente per mezzo delle telecomunicazioni a basso costo, per esempio ancora; o dialogare contemporaneamente con persone disperse in luoghi diversi del planisfero. E per questo luoghi personali, individuali, che diventano però teatri della condivisione: quando, prima delle tecnologie del 900 si sarebbe potuto immaginare di condividere uno spazio fisico in Italia con chi vive negli USA?
Uno spazio che si riproduce quindi nel LIVE con-diviso, ma personale del ricevente e personale del mittente, che si cambiano i ruoli nel tipico caso di comunicazione bidirezionale.
Dopo aver vissuto questa evoluzione per dieci anni, adesso gli adattori precoci sono pronti non solo per raccontarla agli altri, a fargliela vivere, a spingerli in questa direzione, ma sono anche molto più coscienti delle possibilità e delle potenzialità di questi nuovi strumenti.
Divulgaono il loro verbo, invitano gli amici ad assaggiarne i sapori, gli odori e i colori.
Questi due elementi consentono un nuovo agire sociale e un nuovo agire comunicativo.
Questo nuovo agire comunicativo e sociale, che consente una nuova interazione con gli altri e con il circostante, agendo come protesi sensoriale estrema, nel tempo e nello spazio, consente una ripresa di un marciare nuovo, inedito per alcuni versi. Dall'amore per il marketing, i comunicatori, dovranno passare al marketing dell'amore; per riscoprire poi che l'abuso dell'emozione si ritorce solo contro chi fa marketing della finzione. E il marketing dell'amore ragionato, futuro prossimo, è quello che accade già in alcune parti del mondo e che sta per accadere anche in Italia.Saremo aziende e (sopratutto agenzie) in grado di amare i nostri clienti, che diventano amici/amanti con i quali dovremo vibrare all'unisono nel loro e nella nostra individualità. Personalizzare i servizi e personificazione del brand; amare il singolo per fargli vivere delle interessanti avventure con-divisibili.
giovedì, gennaio 17, 2008
In Italia suona una nuova marcia: più andante.
giovedì, gennaio 10, 2008
twitter: a me, me piace
Lo sto testando da un po' ormai. e ad esser sincero sono molto grato ad Anna Torcoletti e alla Markettara di Disruption.
Twitter è uno strumento del quale sentivo l'esigenza, e lo sapevo. Ma non sapevo che twitter fosse la risposta alla mia domanda. Erano due anni che volevo creare uno strumento del genere. Ma non sapevo come farlo... perché lo pensavo ristretto, come uso, ad una piccola percentuale di gente: cinque persone.
Adesso invece ho la possibilità di usare lo strumento e di rivolgermi non solo a quelle cinque persone (la redazione di comunitazione, per intenderci) ma anche ad altri; ma sopratutto ho la possibilità di chiacchierare e ricevere informazioni da molte più persone delle cinque presunte.
Continuo però a pensare che twitter abbia sostituito per molti aspetti le vecchie e care mailing list, e che possa sviluppare una certa capacità di sintesi: ottima e richiesta per scrittori, copywriter e comunicatori in generale.
Mi trovate su Twitter da oggi anche :)
Ma la mia analisi su twitter non si ferma di sicuro qui. Ne riparleremo ancora presto.
mercoledì, gennaio 09, 2008
persone e aziende: valore
Cioè... qualcosa non torna, i conti non contano e non tornano i tornii.
Help! Gerontocrazia? a me vien da ridere.
i siti per viaggiare: ma perché son così?
in parte è vero.
ora forse un po' meno, dal momento che vivo a Milano, ma prima... quanti viaggi e quanta fretta: milano-salerno, cosenza-bologna, salerno-perugia, cosenza-lecce e così via.
E in tutti questi anni mi son sempre chiesto: perché mai il sito di trenitalia non mi chiede a che ora voglio arrivare, anziché chiedermi a che ora voglio partire?
dell'orario di partenza mene frego se viaggio per lavoro: mi interessa l'orario di arrivo.
Ecco cosa mi interessa.
Ma anche alitalia, edreams, e tutti gli altri siti: continuano a chiedermi a che ora vorrei partire... ma spesso non lo so, non ne ho idea: ma so con precisione a che ora devo esser in alcune città.
Design dell'interazione, design dell'architettura, usabilità... e poi spesso e volentieri, ahimé, ci dimentichiamo delle esigenze degli utenti, dei clienti e di chi ci vorrebbe ascoltare.
Devo esser a Cosenza per le 15, parto da Milano, che treno devo prendere? questa è la mia domanda. Chi mi sa fornire una risposta esatta, qualificata e giusta, molto probabilmente sarà il mio fornitore del servizio.
Ovviamente questo non vale sempre e comunque. Dovrei aver la possibilità di dire al sito anche quando vorrei partire a volte, anziché a che ora vorrei arrivare, ma questo lo sanno far tutti: basterebbe aggiungere qualche script, qualche funzione, qualche interazione...
Ma ancora oggi con i messaggi si riesce ad interagire poco: e in realtà la verità è che l'internet ci permette nuove interazioni con i server... solo che tutti continuano a vedere il processo comunicativo fatto da "emittente-canale-ricevente" e non pensano che potrebbe diventare (può e deve secondo me, diventare...) emittente-canale-server che diventa emittente nuovamente-canale-ricevente"... chissà perché poi c'è così tanta difficoltà.
Di questa cosa ne parlavo tempo fa... qui. ...e da notare bene, odio la definizione di web 2.0, non da un contributo al web definirlo così se non si scoprono quali sono le vere cose "nuove" che il web permette.
ah... non solo io la penso così a proposito del web 2.0... anche e meglio di me ne parla uno che prendo sempre da esempio, anche se sempre in modo critico, Giancarlo Livraghi per esempio ultimamente si esprime così sul web 2.0, in precedenza così.
sabato, gennaio 05, 2008
Creare valore conquistando chi ancora non partecipa
Che dire. Ieri scrivevo che era importante secondo me investire su chi ancora non accede alla rete: clienti potenziali per molte aziende.
Oggi Seth Godin fa grosso modo lo stesso tipo di invito.
E' importante puntare su queste persone. Sono tante, sono la maggioranza e ancora oggi sono lì, a casa loro, a non godersi i vostri servizi sulla rete.
E sono davvero tantissimi.
Perché non conquistarli?
Dargli una ragione per accedere al vostro sito non è complicato, solo non ci lavoriamo abbastanza.
venerdì, gennaio 04, 2008
Investimenti pubblicitari
In questo caso avrei voluto disegnare un bel pullman che, sulle strisce pedonali, investe un po' di gente, per rappresentare l'investimento pubblicitario.
Però mi arrogo il diritto di citare Massimo Troisi:
E i politici ce la stanno mettendo tutta. Hanno pensato di risolverlo con gli investimenti.
Solo che poi hanno visto che con un camion dei carabinieri riescono a investirne uno, due. Quelli so tanti, son troppi ecco.
Se vogliono risolvere veramente il problema,
con una politica seria e impegnata,
l''unica cosa da fare: han' e pijlia camion più grossi.
In Italia poi, anche il guerrilla marketing sta riscuotendo, dopo più di 20 anni dalla sua introduzione, un discreto successo, sopratutto tra i blogger ad esser sinceri.
martedì, gennaio 01, 2008
il valore son le persone
E ho delle idee. Tante. E su molti concetti che riguardano il marketing, la comunicazione e l'internet, cerco di farmi una "mia idea" sul funzionamento.
Spesso sento parlare dell'importanza delle relazioni.
In questi giorni invece sto ponendo l'accento sull'importanza delle persone.
Concetto banale, ma chiave.
Durante le mie letture spesso mi capita di trovare autore che "la pensino come me", e di costruire un fil rouge nelle mie letture.
Ho acquistato e letto Mindfuncking: ritrae alcune delle mie idee, ma ahimé non le spiega da un punto di vista scientifico e soprattutto: perché diamine non esiste una bibliografia in questo libro?! abitudini cattive date dall'uso dei blog e dell'internet credo.
Invece "o meglio o niente" di Jim Collins mi fa pensare all'importanza che le persone hanno nello sviluppo aziendale, personale e per la ricerca della felicità, in senso lato intesa.
Senza Gianluigi Zarantonello per esempio, Comunitàzione.it non sarebbe mai diventata quello che è oggi. Una persona. E senza le idee e il supporto di Leandro Agrò forse non avrei mai creato un CMS da zero solo per comunitazione.it: e quindi comunitazione sarebbe sparita ugualmente.
Certo, si dice che nessuno è indispensabile: ma sono d'accordo in parte.
Ci sono persone che se non altro sono difficilmente sostituibili. Lo si può fare, ma bisogna cambiare un dieci con un dieci, un mediano di spinta con un mediano di spinta, una punta con una punta... non una punta con un difensore, per intenderci calcisticamente.
Ovvietà direte voi. Ovvietà che mi sorprende osservare, non vengano osservate. Cioè: quante sono le aziende che non hanno le persone giuste? e che non puntano sulle "giuste" che sono già al loro interno?
Conosco centinaia di aziende. Parlo molto con i dipendenti. Anche con i "capi" o CEO, se preferite. Molti dipendenti non vedono l'ora di cambiar lavoro. Altri stanno cercando seriamente un nuovo posto di lavoro.
Alcune di queste meglio sene vadano, sarà un sollievo non solo per il CEO ma anche per i colleghi. Altre invece... ahimé, perse loro sarà difficile risalire la china per l'azienda.
Ne ho avuto di esempi sotto mano... Soci che si dividono per esempio, e poi nessuna delle due aziende è più un "azienda eccellente"; attenzione, non parlo di sopravvivenza, a quella bene o male le aziende italiane sono abituate, parlo di produttività e profitti; giusta equazione tra impegno e riscontro; tra spesa e profitto; tra investimenti e ricavi.
Puntare sulle persone giuste è più che mai importante.
Ci sono aziende che hanno dentro un numero 10. Lo trattano da numero 4 e probabilmente, non solo lo sottavalutano, ma sono certe di poterlo sostituire facilmente. Quando sene andrà però, il CEO inizierà a cercare un sostituto. Lo troverà dopo, per esempio, 3 mesi... e ammesso che ne sia all'altezza: in quei tre mesi cosa è successo all'azienda?
Il valore sono le persone. Le relazioni possono essere di facciata, finte, tarocche; le persone sono autentiche, vere e reali, oltre che regali.
In questo 2008, personalmente, punterò tutto sulle persone.
Una compagna, una moglie, una fidanzata potrà esser sostituibile vero, ma la vostra? è sostituibile?
Se siete stanchi del rapporto e siete certi che possiate trovare di meglio: fatelo subito, perdete meno tempo, meno energie e diminuirete il vostro stress.
Ma se è la persona giusta amatela, onoratela e fate in modo che non sia lei a volervi sostituire.
Ho sbagliato in questo ragionamento?
Se non ho sbagliato: perché diamine lavorate in aziende che non vi piacciono, e ancora di più perché voi CEO avete dipendenti che non vi piacciono?
Emm... e siccome ne avete che vi piacciono, dedicategli tutto il vostro amore: certo nessuno è indispensabile, ma alcuni sono difficilmente sostituibili.
Circordarsi delle persone giuste, dialogare, discutere e incavolarsi, animarsi e farsi animare dalle persone giuste. Cercare l'eccellenza sempre e comunque.
Sono sempre molto selettivo nelle mie amicizie: chiedo quello che do: onestà, impegno, sincerità e lealtà. Lo faccio nel lavoro anche. Lo pretendo da me nella vita.
Per le aziende il ragionamento non credo cambi. La persona giusta può far svoltare un settore dell'azienda... cerchiamole: questa sarà la mia unica ricerca del 2008.
